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Lojacono Francesco (1841-1915). Biografia. Quadri in vendita.

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Francesco Lojacono nacque a Palermo  il 26 maggio 1838 dal pittore Luigi, autore di quadri di soggetto sacro o militare, e da Vincenza Di Cristina.

Apprese i primi elementi dell'arte dal padre  che,  intuita una sua naturale e precoce vocazione, lo mandò giovanissimo a Napoli per perfezionarsi.

Qui  frequentò lo studio di Filippo Palizzi orientandosi verso la pittura di paesaggio.

Fra il 1860 e il 1862 partecipò assieme al padre e al fratello Salvatore alle imprese garibaldine.

Fu  fatto prigioniero nello scontro d'Aspromonte insieme a Menotti Garibaldi.

Liberato poco dopo, si stabilì ad Agrigento stringendo amicizia con i fratelli Francesco e Giuseppe Sinatra che sarebbero diventati i suoi più famosi collezionisti.

Con la presentazione, nel 1876, alla Promotrice di Napoli,  del dipinto Una giornata di caldo in Sicilia, acquistato da Re Vittorio Emanuele II per il Museo di Capodimonte, si guadagnò l'appellativo di "ladro di sole" ( chiamato così per la straordinaria capacità di riportare la luminosità del sole e dell'aria sulle proprie tele).

Altre opere da ricordare sono I pescatori di ostriche, premiato con medaglia d'oro, L'arrivo inatteso, acquistato dalla Regina Margherita di Savoia per il Quirinale, Il golfo di Palermo, acquistato dalla granduchessa Wladimoro di Russia.

Le ottantotto tele che il pittore realizzò per i fratelli Sinatra si trovano ora nelle collezioni del Museo Civico di Agrigento.

Nel 1911 diventò professore di marina e paesaggio all'Accademia di Belle Arti di Palermo.

Francesco Lojacono morì a Palermo nel 1915.

CATALOGO OPERE:
L'estate
Marina. Bagni della vecchia Palermo.

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Longoni Emilio (1859-1932). Biografia. Quadri in vendita.

 

 

Emilio-Longoni

Emilio Longoni  nasce a Barlassina il 9 luglio.

E' il quartogenito di dodici figli.

Suo padre Matteo, originario di Mariano, vanta un passato di garibaldino e gestisce una bottega di maniscalco nello stesso edificio dove alloggia l'intera famiglia, all'angolo tra l'allora corso Vittorio Emanuele (oggi corso Milano) e la via Arcipretura (oggi via San Giulio).

La madre Luigia, appartenente a una famiglia contadina del posto, va avviandosi a una modesta attività di sarta e cucitrice che la sottrarrà al lavoro nei campi.

1865-1874

A Barlassina inizia a frequentare la scuola elementare.

Adolescente, seguendo la medesima sorte che la necessità ha già imposto ai suoi fratelli maggiori, si reca a Milano con il  padre in cerca di lavoro.

Dapprima garzone presso un sensale di vini, passa quindi di lavoro in lavoro sperimentando i maltrattamenti e la durezza di occupazioni umili e precarie.

A porre termine alle fughe del giovane dalla città, per raggiungere la famiglia che tuttavia non può accoglierlo, sarà infine la decisione dei genitori di affidarlo ad un pittore milanese di cartelloni da piazza , nella speranza di avviarlo a un mestiere che possa in qualche modo assecondare la sua inclinazione artistica.

1875-1878

Grazie alla presentazione del suo nuovo datore di lavoro, Longoni si iscrive alla scuola serale di disegno dell'Accademia di Brera e l'anno seguente segue i corsi regolari che frequenterà  con molti riconoscimenti a dar merito di un'istruzione artistica tenacemente perseguita, seppur gravata dalla continua necessità di guadagnarsi da vivere.

Dal 1878, dipinge ante di mobili con nature morte ed esegue pannelli decorativi per il giovane ebanista Carlo Bugatti, suo amico e già compagno di studi braidensi; egli si industria anche dipingendo giocattoli, trottole e marionette, e specializzandosi nella riproduzione artistica di ritratti fotografici.

 

1880-1881

Conclusa la propria formazione accademica, Emilio Longoni affronta il debutto sulla scena espositiva presentando due opere dipinte a Barlassina all'annuale mostra di Brera; le tele passano però inosservate. L'amarezza causata da questa esperienza, unita a una delusione amorosa e alle difficoltà economiche particolarmente acute, determina uno stato di crescente inquietudine che lo porta a fuggire da Milano per recarsi a Napoli, dove si presenta a Domenico Morelli, convinto di poter essere accolto alla scuola del maestro, ma subendo invece un nuovo rifiuto.

Le crescenti difficoltà lo inducono a chiedere l'aiuto finanziario di un parente per fare ritorno a Milano, dove si industria come imbianchino e decoratore.

 

1882-1887

Nei primi mesi del 1882 incontra Giovanni Segantini, già compagno durante gli studi braidensi, che lo presenta ai fratelli Alberto e Vittore Grubicy, titolari di una galleria d'arte attiva nella promozione di giovani artisti; sarà Vittore a proporre a Longoni di unirsi a Segantini, che già gode dell'appoggio della galleria, per recarsi insieme a lui a Pusiano, in Brianza e, successivamente, a Carella, sul lago di Segrino, dove i due potranno lavorare insieme a sue spese, avviando un sodalizio umano e artistico che tuttavia non impedisce loro di sviluppare autonome strade di ricerca.

Ciò nonostante, nel 1884, il desiderio di prendere le distanze dalla situazione ambigua e umiliante che il sempre più esplicito sostegno fornito da Vittore Grubicy a Segantini va creando a suo discapito, lo spinge a tornare a Milano; per ragioni di promozione e di mercato infatti il gallerista ha apposto, in più di un'occasione la sigla di Segantini anche ad alcune delle tele eseguite , in realtà, dal suo compagno Longoni, durante i mesi di lavoro comune in Brianza.

Nel 1866, Longoni riesce finalmente a permettersi l'affitto di uno studio proprio in via Stella, l'attuale via Corridoni.

Per mantenersi si specializza nella realizzazione di copie dei dipinti antichi della Pinacoteca di Brera.

In questi stessi anni entra negli   ambienti dell'aristocrazia e della borghesia milanese; ha così avvio per il pittore una prima stagione di importanti committenze, soprattutto per ritratti e nature morte, generi tuttavia non esclusivi.

 

1888-1889

Nel 1888 la presentazione di Chiusi fuori dalla scuola all'annuale esposizione di Brera ne rivela l'interesse a una resa dal vero attenta ai contenuti sociali.

L'opera è acquistata dall'industriale Pietro Curletti, che insieme all'imprenditore Ignazio Grün diviene tra i più fedeli committenti e sostenitori del pittore.

Nel 1891 partecipa alla Prima Triennale di Brera con opere che lo mettono in luce agli occhi del pubblico e della critica, rivelandone l'intenso cammino di maturazione umana e artistica.

Fondamentale, oltre alle appassionate letture da autodidatta, la frequentazione di alcuni personaggi di spicco della cultura progressista che vanno traducendosi sul piano artistico nel progressivo avvicinamento ai modi della pittura divisa.

Nel 1899, presenta alla esposizione di Venezia una tela che non viene ammessa per l'eccessivo ritardo con cui il pittore invia le pratiche relative all'opera.

Il quadro mostra Longoni ormai incamminato verso il progressivo schiarimento della propria tavolozza, alla ricerca di una materia pittorica alleggerita e luminosa, dove i modi della pittura divisa si piegano a esprimere atmosfere evocative di segno simbolista.

Ai temi di denuncia sociale già frequentati si sostituisce la crescente attenzione per il paesaggio, mentre sul piano tecnico l'artista va riscoprendo l'uso del pennello.

 

1900-1932

Nel Novecento, presente non senza polemiche alle maggiori esposizioni nazionali e internazionali, arrivando a rifiutare nel 1906 il Premio Principe Umberto a Brera, l'artista va maturando un crescente desiderio di contatto con la natura e di ascesi che lo porta ad avvicinarsi al buddismo e ad allontanarsi sempre più spesso dalla città per trascorrere lunghi periodi di lavoro in montagna, anche in alta quota, dove esegue numerosi studi dal vero destinati ad essere in seguito rielaborati in studio nel grande formato.

Lo scoppio della guerra vede Longoni rinchiudersi ancora di più in se stesso.

Inoltre, l'età gli va ormai impedendo di spingersi ancora in alta quota, mentre la ricerca pittorica approda alla rappresentazione di paesaggi smaterializzati, dove i volumi e le forme perdono ogni consistenza.

Lontano dai circuiti di mercato e sempre più appartato dalla scena espositiva, lavora per una stretta cerchia di estimatori con i quali è in contatto diretto.

Nel 1928, invitato a prendere parte alla Biennale di Venezia, declina l'offerta sentendosi ormai estraneo alle regole che governano i meccanismi espositivi.

In questo stesso anno sposa la compagna di sempre, Fiorenza De Gaspari.

Emilio Longoni muore nel proprio studio il 29 novembre 1932.

La tomba si trova  nel Cimitero Monumentale di Milano.

 

(T. Marchesi in G.Ginex, Emilio Longoni. 2 collezioni, catalogo della mostra, Skira, Milano, 2009, p.161).

 

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Pellizza da Volpedo foto

Pellizza da Volpedo Giuseppe (1868-1907). Biografia. Quadri in vendita.

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Pellizza da Volpedo quadri in venditaGiuseppe Pellizza da Volpedo nacque nel 1868  da una famiglia di piccoli proprietari terrieri.

Grazie all'intervento del mercante d'arte Alberto Grubicy, amico del padre, fra il 1884 e il 1887 frequentò l'Accademia di Brera.

Il suo esordio avvenne  alla mostra del 1885 con il quadro di genere La piccola ambiziosa.

Nel gennaio del 1888, dopo un breve soggiorno a Roma si trasferì all'Accademia di Firenze dove fu allievo di Giovanni Fattori alla scuola del nudo.

Strinse amicizie durature con i compagni di corso Plinio Nomellini e Guglielmo Micheli.

Conobbe inoltre due capisaldi della pittura macchiaiola quali Silvestro Lega e Telemaco Signorini.

Alla fine del 1888 proseguì gli studi a Bergamo presso l'Accademia Carrara dove fu allievo del ritrattista Cesare Tallone.

Nel 1892 sposò la diciassettenne Teresa Bidone e si presentò all'Esposizione Colombiana di Genova con il quadro Mammine vincendo la medaglia d'oro.

Proprio a Genova ritrovò l'amico di studi Nomellini che lo spinse verso le prime sperimentazioni divisioniste.

Queste sono testimoniate  dai dipinti Il pennello del ponte del Curone, Speranze deluse e Sul fienile ( questi ultimi due presentati alla Triennale di Brera del 1894 con Mammine.

Tra il 1893-1894 tornò nuovamente a Firenze per frequentare le lezioni all'Istituto di Studi Superiori.

In questo modo cercò  di colmare le lacune classiche e umanistiche della sua formazione.

E' di questo periodo l'inizio del rapporto epistolare con Giovanni Segantini e Angelo Morbelli.

Nei due anni successivi si dedicò all'opera Fiumana e espose agli Amatori e Cultori di Roma tre quadri.

Nel 1898 presentò all'Esposizione Nazionale di Torino Lo specchio della vita dopo aver tentato, senza successo, di creare un padiglione divisionista con Morbelli, Segantini e Nomellini.

Intanto dal 1898 al 1901 lavorò alla conclusione del Quarto Stato dopo aver abbandonato il bozzetto preparatorio dal titolo Il cammino dei lavoratori.

L'opera finita sarà presentata alla Quadriennale torinese del 1902 senza però ottenere il riconoscimento sperato.

Seguirà un periodo di totale immersione nella natura con la realizzazione di quadri come Mattino di maggio nel 1903 e Mattino d'estate nel 1905 intesi come esaltazione dei fenomeni naturali.

Giuseppe Pellizza da Volpedo morì nel 1907 a causa di profonda depressione dovuta alla morte del terzogenito, della moglie e dell'anziano.

CATALOGO OPERE :
L'albero Studio per idillio primaverile
Il cammino dei lavoratori

 

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Lionne Enrico (1865-1921). Biografia. Quadri in vendita.

Lionne-Enrico-immagine

 Enrico Lionne, al secolo Enrico Della Leonessa, nacque a Napoli nel 1865.

Iniziato all'arte dal concittadino Enrico Fiore, allievo del Morelli, frequentò l'ambiente artistico napoletano di Piazza Dante, dove erano soliti incontrarsi scrittori, giornalisti e critici, da V. Pica a M. Serao.

Iniziò a lavorare come illustratore a "Il Caporal Terribile", "Capitan Fracassa", "Don Chisciotte" e "Tribuna mensile" e, dal 1885, al "Corriere di Roma".

Trasferitosi quell'anno nella capitale esordì nel 1895 alla Mostra degli Amatori e Cultori con il ritratto di Arnaldo Vassallo (famoso giornalista noto con lo pseudonimo di Gandolin).

Due anni dopo partecipò alla Biennale di Venezia con il Ritratto della Signora Dall’Oppio mentre nel 1899 espose Nella Campagna romana,ripresentato nel 1904 agli Amatori e Cultori con il titolo I grassi e i magri.

La sua partecipazione alla Biennale fu costante fino al 1910.

Si intensificò nelle edizioni del 1912 e 1915 presentando più opere.

Nel 1911 all’Esposizione Internazionale di Belle Arti presentò tre puntesecche e tre dipinti ad olio tra cui vale la pena di ricordare Fuori Porta San Giovanni.

Questa infatti fu acquistata dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma ma, durante un deposito temporaneo presso il Governatorato di Tripoli del 1923, fu smarrita.

Nel 1912 fu presente a Roma in occasione della Mostra del Ritratto al Circolo Artistico e nella quattro mostre della Secessione  dove partecipò con i dipinti Violette del 1913 e Fiori dell’anno successivo.

Nel 1915  ottenne un medaglia d’oro all’Esposizione Internazionale di Belle Arti di San Francisco.

Enrico Lionne morì  nel 1921.

 

CATALOGO OPERE:

Figura femminile con copricapo 

Ritratto di Violette

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moses-levy-foto

Levy Moses (1885-1968). Biografia. Quadri in vendita.

 

 

mose-levy-quadri-in-venditaMoses Levy nasce a Tunisi il 3 febbraio 1885.

Compie i primi studi alla scuola italiana di Tunisi e al Lycée Carnot, trasferendosi poi con la famiglia a Viareggio  all'età di dieci anni.

Nel 1900 si iscrive al Regio Istituto di Belle Arti di Lucca dove ha come compagno, tra gli altri,   Lorenzo Viani, borsista comunale.

Nel 1903 si reca a Firenze per frequentare, sempre con Viani, le lezioni della Scuola libera del nudo diretta da Giovanni Fattori presso l'Accademia di Belle Arti.

Il giovane artista entra in contatto con le personalità più rappresentative della cultura  figurativa : Armando Spadini,Libero Andreotti, Emilio Mantelli etc.

Nel 1907 espone alla VII Biennale di Venezia la tempera Raccolta delle olive e cinque incisioni di memoria fattoriana.

L'anno successivo, in seguito alla morte del padre, rientra a Tunisi dedicandosi a soggetti e temi di carattere nordafricano.

Tornato in Italia, dopo aver trascorso sette anni a Rigoli, nell'entroterra pisano, si stabilisce  nel 1918 a Viareggio.

Due anni più tardi  sposa la viareggina Anna Maria Malfatti dalla quale avrà  tre figli.

Partecipa  attivamente alla vita culturale versiliese legando con le personalità artistiche che la animano nei mesi estivi.

Risale alla metà degli anni dieci l'interesse per le Spiaggie, tema che diverrà dominante nella sua pittura.

Nel 1928, dopo una serie di viaggi che lo portano in Algeria, Marocco, Andalusia e paesi nordici, si trasferisce  a Parigi dove apre  uno studio in Rue des Plantes a Montparnasse.

Aderisce  all'École de Paris e viene influenzato dalla pittura di Matisse e dai forti impatti cromatici di Van Dongen.

Nel 1939, a seguito delle persecuzioni ebraiche, Moses Levy si stabilisce  a Tunisi, dove partecipa a numerose esposizioni, in particolare a quelle del Salon Tunisien dove, fin dal 1936, aveva fondato il Groupe des Dix insieme ad Antonio Corpora, Pierre Boucherle  e Jules Lellouche.

Torna in Italia nel 1945 aprendo uno studio a Firenze e partecipando a un'intensa attività espositiva fra l'Italia e Tunisi.

Nel 1962 Moses Levy  si trasferisce definitivamente a Viareggio dove muore il 2 aprile 1968..

 

CATALOGO OPERE:
DUE FANCIULLE ARABE RIDENTI
VIAREGGIO

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Moses Levy opere del 900 in vendita

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Moses Levy quadri e libri in vendita


Beppe Ciardi autoritratto

Ciardi Beppe (1875-1932). Biografia. Quadri in vendita.

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Beppe Ciardi quadri in venditaBeppe Ciardi nacque a Venezia nel 1875.

Figlio di Guglielmo, pur avendo intrapreso gli studi di scienze naturali all’Università di Padova,fin dall’infanzia conobbe i segreti della tecnica pittorica osservando il lavoro del padre Guglielmo.

Frequentò l’Accademia di Belle Arti di Venezia studiando figura con Ettore Tito fino al 1899, anno in cui presentò a Venezia Terra in fiore (Udine, Museo Marangoni) e Monte Rosa.

Nel 1894 partecipò alla Triennale milanese con sessanta studi dal vero.

Nel 1900 ottenne a Brera il premio Fumagalli con il trittico La parabola delle agnelle.

L'anno successivo ricevette una medaglia d’oro all’Internazionale di Monaco di Baviera.

Tenne mostre personali a Milano, Firenze, Napoli, Roma, Trieste , Bruxelles e a Liegi.

L'artista trascorse la vita fra Venezia, Canove di Asiago e Quinto.

Profondamente legato, come il padre, alla campagna trevigiana la riprodusse spesso nella sua produzione pittorica. 

Beppe Ciardi alternò infatti all’attività di pittore quella di agricoltore.

La lunga amicizia con V. Grubicy lo avvicinò alla pittura di G. Segantini e al Divisionismo, esperienza che mise a frutto in una sua personale, interpretazione dei soggetti alpestri (Vacche all'abbeveratoio, 1905, Venezia, Galleria d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro; Vacca bianca, 1909, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna).

La Biennale veneziana del 1912 gli dedicò una sala con 45 opere.

Beppe Ciardi morì improvvisamente a Quinto di Treviso nel 1932.

Fu ricordato con una mostra postuma di 27 opere alla Biennale di Venezia del 1935.


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Tedesco Michele (1834-1918). Biografia. Quadri in vendita.

 

“Michele Tedesco nacque, nell'agosto del 1834, a Moliterno, da genitori non doviziosi e per avventura nemmeno concordi: suo padre difatti disertò la casa all'improvviso, vendette alla meglio quanto possedeva, abbandonò la povera moglie e non più ricomparve dopo quell'atto insano.

Il bambino fu accompagnato, in tenerissima età, al vicino villaggio di Spinoso, e lì, dalla madre, affidato a un fratello di costei.

A Napoli, ove lo zio materno s'era fermato e lo aveva richiamato, il giovanetto intraprese i suoi studii artistici, mentre più regolarmente vi andava compiendo quelli letterarii.michele-tedesco-quadri-in-vendita

L'arte cominciò qui a conoscere in casa d'un professor Bova, il quale tuttavia non ve lo potette che solo iniziare: poi lo accolse l'Istituto di Belle Arti, ed egli vi rimase ad apprendere, sovvenuto dalla sua provincia con una pensione che non andava oltre le trenta lire mensili.

Compì all'Istituto tutti gli studii i quali gli bastarono per per­ mettergli di concorrere finalmente al pensionato di Roma.

La rivoluzione del sessanta disseminava, fra tanto, per l'Italia la maggior parte de' suoi compagni: quale andò soldato, quale mutò professione, quale portò altrove, emigrando da Napoli, i suoi ardori, o le indagini sue preferite.

E Michele Tedesco lasciò Napoli anch'egli.

Fu mestieri che egli s'inscrivesse, con parecchi altri, al battaglione delle Guardie Nazionali il quale, appunto, moveva verso Firenze, la città che lungamente egli aveva intuito a traverso i libri e che a momenti gli si sarebbe svelata in tutta la sua suggestiva gentilezza d'arte e di parola, illuminata ancor più dall'entusiasmo patriottico.

Lo aspettava a Firenze l'Abbati; quivi erano già altri amici, quivi altri studii avrebbe completato, quivi il miraggio d'una sorte migliore, d'u più degno e più lieto avvenire.

Fra tanto, l'opera dell'immaginoso e studioso ricercatore s'era pur andata compiendo in una forzata solitudine, e non era stata meno attiva e men degna tra' silenzii malanconici ma ispirativi della campagna ov'egli s'era ritratto, in vicinanza di Careggi.

E fu precisamente l'Anacreonte che, a un tratto, mise in relazione il Tedesco con Giulia Hoffmann, arrivata di fresco dalla Germania a Firenze, ov'ella si proponeva di continuare i suoi studii di pittura.

Due spiriti e due cuori s'intesero.

Firenze e Napoli, così a Michele Tedesco come alla sua signora, hanno, se non precisamente offerto le inspirazioni più numerose e particolari de' loro dipinti, albergato più a lungo la loro fatica.

Così non saprei dimenticare quelle piccole tele fiorentine che intorno al 1864 Michele Tedesco intitolava or Visita alla nutrice, or la Cucitrice, ora Una mattinata alle Cascine- deliziose parentesi alle concezioni dei quadri storici, e opere di grazia e di dolcezza che nell'eclettismo ammirabile d'un artista gentile stanno come quelle opere con cui la sua compagna rientra, sul suo esempio filosofico, nella vita e nelle sue più dolci manifestazioni.”

Michele Tedesco morì nel 1918 a Napoli.

Salvatore Di Giacomo, Giulia Hoffman Tedesco, Michele Tedesco, L'Opera, 1915

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Michele Tedesco quadri e cataloghi in vendita


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Pirandello Fausto (1899-1975). Biografia.

 

Fausto Pirandello nacque nel 1899 a Roma.

Figlio del celebre drammaturgo Luigi e di Maria Antonietta Portulano, manifesta interesse per la pittura già in ambito familiare.

Nel 1917 Fausto deve interrompere gli studi classici a causa della chiamata alle armi; scartato per motivi di salute potrà dedicarsi all’attività artistica.fausto-pirandello

Dopo il 1918, su suggerimento del padre, frequenta per un certo periodo lo studio dello scultore prussiano Sigismondo Lipinski.

Nel 1920 segue i corsi della scuola libera del nudo.

I primi lavori realizzati risalgono al 1920 ed esprimono uno stile vagamente secessionista.

Esordisce nel 1925 alla III Biennale romana e l’anno successivo si presenta alla Biennale di Venezia con il dipinto Bagnanti.

Nel 1927 trasferendosi a Parigi ha la possibilità di studiare direttamente le opere Cèzanne e dei Cubisti oltre ad entrare in contatto con il gruppo degli Italiens de Paris (Severini, Tozzi, de Chirico, Savinio, Campigli, Paresce, Magnelli, De Pisis) .

Al 1929 risale sua prima personale alla Galerie Vildrac di Parigi.

Nei primi mesi del 1931, dopo una sosta a Berlino e una mostra a Vienna (Galleria Bakum), Pirandello è di nuovo a Roma .

Abiterà in un appartamento collegato allo studio grazie a una ripida scala in legno raffigurata nel celebre dipinto La scala (1934).

L’importante mostra personale alla Galleria di Roma nel 1931 inaugura una nuova intensa stagione espositiva.

Tre anni più tardi il padre Luigi riceve il Premio Nobel per la Letteratura.

Tra il 1935 e il 1939 partecipa a numerose rassegne anche oltre oceano.

Partecipa, inoltre, all’attività del gruppo “Corrente” .

Nel 1938 inaugura una personale di disegni alla "Galleria della Cometa", presentato da Corrado Alvaro; nel 1942 espone alla Galleria di Roma e presso la galleria di Ettore Gian Ferrari a Milano, iniziando un rapporto di collaborazione che durerà per tutta la vita.

Tra le occasioni espositive del dopoguerra possiamo ricordare la vasta antologica all'Ente Premi Roma nel 1951 e la sua prima personale negli Stati Uniti del '55 alla Catherine Viviano Gallery di New York.

Nel 1956 riceve la medaglia d’oro come benemerito della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica Gronchi.

Negli anni Sessanta riceve ancora numerosi premi per la sua intensa attività artistica: il Premio Michetti nel 1964 e tre anni più tardi il Premio Villa.

Fausto Pirandello muore nel 1975.

 

 

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Donne sulla scala

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Soffici Ardengo (1879-1964). Biografia. Quadri in vendita.

Soffici-Ardengo-quadri-in-venditaArdengo Soffici nacque a Rignano sull’Arno nel 1879.

Trascorse l’infanzia a Bombone e, da sempre appassionato di arte e letteratura, si divertiva a dipingere e a scrivere versi e poesie.

Nel 1893, si trasferì con la famiglia a Firenze.

La morte del padre, avvenuta poco dopo,  lo costrinse ad impiegarsi presso un avvocato come "giovane di studio".

Furono anni difficili per l'artista anche se non abbandonò la sua naturale vocazione.

Due anni più tardi si iscrisse all'Accademia di Belle Arti fiorentina e poi alla Scuola del Nudo dove erano maestri Giovanni Fattori e Telemaco Signorini.

Qui potè conoscere Giovanni Costetti, Armando Spadini, Giuseppe Graziosi, Umberto Brunelleschi, Valmore Gemignani e Cesare Vinzio.

In quello stesso periodo partecipò alla creazione di un giornale letterario La Fiamma di cui uscirono solamente tre numeri.

La lettura di Flaubert, Baudelaire e Verlaine fecero nascere in lui il desiderio di visitare la Francia.

Nel novembre del 1900 si recò, dunque, a Parigi con Costetti e Brunelleschi rimanendovi per sette anni.

 Si mantenne vendendo ai giornali francesi disegni umoristici e nel frattempo visitava il Louvre e gli altri musei francesi per arricchire le proprie conoscenze.

Qui entrò in contatto con Picasso, Apollinaire e i poeti Simbolisti.

Rientrato da Parigi nel 1903 conobbe Giovanni Papini, direttore della rivista Leonardo.

Con lui e Prezzolini fondò La Voce, rivista  di rinnovamento culturale e civile.

Di qualche anno più tardi è la rivista  futurista Lacerba creata con Papini.

Risalgono a questo periodo Ignoto toscano, Arlecchino, L'Impressionismo, Chimismi lirici e altri libri d'arte e di critica.

Nel 1913 promosse a Firenze la prima mostra futurista presentando un discreto numero di opere.

Impegnato poi nel primo conflitto mondiale, lasciò una testimonianza in Kobilec-Giornale di Guerra (1918) e Ritirata nel Friuli (1919).

Questi sono considerati dalla critica i libri di guerra più suggestivi.

Sono note le sue collaborazioni al Corriere della Sera e a Il Popolo d'Italia una volta terminato il conflitto mondiale.

Nel 1920 fondò una nuovo foglio chiamato “Rete Mediterranea” attraverso il quale diffuse la propria idea di pittura.

Partecipò alla Biennale di Venezia e nel 1923-'24 lavorò a Roma nella redazione del quotidiano Nuovo paese, organo del partito di Mussolini.

Fermamente convinto degli ideali fascisti firmò nel 1925 il Manifesto degli intellettuali fascisti.

Nel ‘28 pubblicò una raccolta di scritti sull’arte dal titolo: Periplo dell’arte- Richiamo all’ordine.

Aderì al movimento di Novecento esponendo alla I e alla II Mostra a Milano ed a quella del ‘30 a Buenos Aires.

Negli anni Trenta alternò l’attività di scrittore con quella di pittore partecipando a numerose rassegne, tra le quali le Biennali veneziane, dove espose nel 1934 e nel ‘36.

Nel 1938 comparì nel manifesto, firmato da molti intellettuali, che appoggiava le leggi razziali appena emanate.

Risale al 1943 la rivista pubblicata insieme a Barna Occhini dove  manifestò il carattere sociale del fascismo e la fedeltà ai tedeschi.

Dopo la guerra fu internato per collaborazionismo vicino a Terni insieme a Occhini.

Tornato a Poggio nel 1946 riprese a scrivere e dipingere.

Vinse il Premio Marzotto nel 1955 per la pubblicazione dell'opera Autoritratto di artista italiano del suo tempo.

Ardengo Soffici morì  il 19 agosto del 1964 nella sua casa di Vittoria Apuana.


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De Chirico Giorgio (1888-1978). Biografia. Quadri in vendita.

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Autoritratto di Giorgio De Chirico

Giorgio De Chirico nacque a Volos, in Grecia, il 10 luglio 1888.

I genitori erano persone benestanti: la madre Gemma Cervetto, era una nobildonna genovese mentre il padre Evaristo un ingegnere ferroviario.

Al momento della nascita di Giorgio, Gemma ed Evaristo avevano già una bambina, Adelaide, che morì poco prima che nascesse il terzo figlio dei de Chirico, Andrea, nato nel 1891 ad Atene, dove la famiglia si era trasferita.

Giorgio ricevette le prime lezioni di disegno da un impiegato delle ferrovie di nome Mavrudis.

Si iscrisse poi al Politecnico di Atene.

La morte del padre nel 1905 fa decidere a Gemma de Chirico di lasciare la Grecia per trasferirsi a Monaco di Baviera.

Qui il giovane artista frequentò l’Accademia di Belle Arti e conobbe la pittura di Arnold Böcklin e dei Simbolisti tedeschi.

Nel 1909 si trasferì a Milano e dopo circa un anno decise di visitare Roma e Firenze.

Questo viaggio sarà determinante per la nascita di un nuovo sentimento estetico basato sulle impressioni che l’architettura degli antichi edifici è in grado di evocargli.

Nel capoluogo toscano dipingerà la sua prima opera metafisica:L’enigma di un pomeriggio d’autunno.

Nel 1911 è a Parigi dove, con l’aiuto del fratello, riesce ad esporre tre quadri  (L’enigma di un pomeriggio d’autunnoL’enigma dell’Oracolo e l’Autoritratto) al salon d’Automne.

Incoraggiato dalla buona accoglienza ricevuta al salon si presenta al poeta e critico d’arte Guillaume Apollinaire, sostenitore delle tendenze artistiche più rivoluzionarie.

Nello stesso anno, in occasione dell’esposizione di altre tre sue opere al salon des Indépendants viene notato da Pablo Picasso grazie al quale stringe amicizia con Brancusi, Braque, Jacob, Soffici Léger e Derain.

Apollinaire organizza nell’atelier dell’artista una mostra di trenta opere e recensisce de Chirico su L’intransigeant utilizzando il termine “metafisico”.

Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale i fratelli de Chirico rientrano in Italia per arruolarsi ma entrambi sono dichiarati inadatti alle fatiche del fronte.

Giorgio quindi, ricoverato per disturbi nervosi all’ospedale di Ferrara, vi rimarrà fino alla fine del conflitto facendo la conoscenza di Carrà.

Va poi a vivere a Roma  con la madre e fa la conoscenza di Mario Broglio, giornalista, mecenate e pittore che sta fondando una nuova rivista dal titolo “Valori Plastici”.

L’attività espositiva è intensa e vi affianca anche quella di scenografo: nel 1929 esegue, ad esempio, scene e costumi per i balletti di Diaghilev a Parigi, illustra i “Calligrammes” di Apollinaire e “Mythologies” di Cocteau.

Nel 1935 si reca, con la compagna Isabella Far, negli Stati Uniti per la prima volta.

Qui le sue opere circolavano già da tempo.

Il mercante Julien Levy gli organizza due mostre che ottengono un discreto successo.

Intanto alcuni suoi quadri cominciano ad entrare nei musei: nel dicembre del 1936 il Museum of Modern Art di New York acquista il suo La nostalgia dell’infinito.

Disegna anche illustrazioni per le riviste Vogue e Harper’s Bazar.

Nel 1941 James Thrall Soby pubblica  la monografia The early Chirico dedicata alle opere metafisiche dell’artista.

Rientrati in Italia, vivranno tra Milano e Firenze stabilendosi poi definitivamente a Roma nel 1944. Degli anni Sessanta è quella fase della sua pittura detta “neometafisica”.

Nel 1969  il primo catalogo delle sue opere grafiche.

nel ’70 espone a Palazzo Reale a Milano, nel ’72 a New York.

Giorgio De Chirico muore  a Roma nel 1978 all’età di novant’anni.

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