Serafino Macchiati in una foto

Macchiati Serafino (1861-1916). Biografia. Quadri in vendita.

Serafino-Macchiati-foto Serafino Macchiati nacque a Camerino nel 1861. Con la famiglia, giunse a Roma dove iniziò ad eseguire  alcuni  bozzetti di etichette policrome per bottiglie di liquore. Nel ‘79 espose alla mostra della Promotrice di Bologna un piccolo dipinto e  una scena raffigurante un gruppo; opera quest’ultima che gli valse l’ingresso alla Scuola di Nudo di Luigi Busi. Per il carattere libero mal si adattò, però, all’ambiente accademico.

Tornò, dunque, a Roma dove collaborò al periodico “La Tribuna illustrata”, con alcune immagini, apprezzato da editori quali Sonzogno, Treves e Alphonse Lemerre di Parigi. Seguì l’incontro con Vittore Grubicy de Dragon che lo incoraggiò e lo finanziò, permettendogli di trasferirsi nel 1898 a Parigi. Qui affiancò all’attività grafica la pittura paesaggistica  di stampo impressionista.

Nel 1901 partecipò al Concorso Alinari per la Divina Commedia con l’illustrazione completa di tre canti, uno per ogni cantica, e partecipò alla IV Biennale di Venezia con una serie di disegni acquerellati e con alcuni disegni a penna Nel 1913 offrì le sue illustrazioni , con quelle di Edoardo Dalbono e dell’amico scomparso Gaetano Colantoni, per i Racconti di Natale di Cordelia (Virginia Tedeschi), un libro per ragazzi edito da Treves.

Nel 1922 la XIII Biennale di Venezia gli dedicò un’intera sala di ben trentadue opere, tra cui Giardino sotto la neve, Ciliegio in fiore, Lillà, Imbarcazioni sulla Senna, Il lavatoio di Anduze, La quercia e l’olivo. In quell’occasione la Galleria d’Arte Moderna della città di Venezia acquistò un’opera Paesaggio. Morì a Parigi nel 1916.


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Primo Conti in un autoritratto

Conti Primo (1900-1988). Biografia. Quadri in vendita.

Primo-Conti-autoritrattoPrimo Conti nacque a Firenze il 16 ottobre 1900.

A dieci anni, iniziò a studiare violino e a frequentare la scuola privata di disegno di Eugenio Chiostri.

Nel 1913 esordì all’Esposizione Internazionale di Pittura, Scultura, Architettura e Bianco e Nero della Società di Belle Arti di Firenze.

Sempre nel 1913, durante la mostra futurista di “Lacerba,” conobbe Ottone Rosai, Ardengo Soffici, Giovanni  Papini e Aldo Palazzeschi.

Nel 1914 entrò in contatto con Umberto Boccioni di cui visitò la mostra presso la Libreria Gonnelli e restaurò la l’opera Forme uniche nella continuità dello spazio.

Le estati viareggine gli permisero di frequentare la casa di Plinio Nomellini dove conobbe, nel 1915, Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, Enrico Pea, Moses Levy e Lorenzo Viani.

Quattro anni più tardi entrò in contatto anche con Marinetti.

Questo apprezzò la sua raccolta di  poesie Imbottigliature e lo incoraggiò a seguire la corrente futurista.

Lo stesso anno, in dicembre, si costituì ufficialmente il gruppo fiorentino futurista, di cui Conti fu tra i promotori con Rosai, Spina, Venna, Notte e Ginna.

Nel 1919 fondò, con Pavolini, la rivista “Il Centone” sulla quale pubblicò il testo dedicato da quest’ultimo alla sua pittura.

L'anno successivo  l’artista cominciò a approfondire lo studio dei maestri del Quattrocento e del Seicento, oltre ad aderire alla Prima corporazione nazionale delle arti decorative.

Partecipò poi  alla Biennali veneziane e romane e alle esposizioni nazionali ed internazionali più importanti, tra cui l’Exposition National d’Art Moderne organizzata da Prampolini a Ginevra nel ‘20.

Due anni dopo conobbe Giorgio De Chirico e fondò una nuova rivista satirica “L’Enciclopedia”.

Nel ‘26  partecipò  alla XV Biennale internazionale d’Arte a Venezia.

Frequentò, nel 1928, Luigi Pirandello, di cui eseguì il ritratto presentato alla II Esposizione del Novecento.

Nel 1935 fu invitato dal Maggio Musicale Fiorentino a collaborare con Sironi, Casorati e De Chirico al rinnovamento delle scenografie del Teatro Lirico.

Con quest’ultimo, all’inizio degli anni Quaranta, espose in due mostre alla Galleria Firenze.

Nel 1941 diventò titolare della cattedra di pittura all’Accademia di Belle Arti di Firenze.

 Ventun anni più tardi celebrò il cinquantenario dell’attività con una mostra organizzata a Palazzo Strozzi a Firenze.

Realizzò nel ‘74 una personale al Palazzo delle Esposizioni di Roma.

Nell’80 si inaugurò  la Fondazione Primo Conti presso Villa La Coste a Fiesole.

Primo Conti morì a Fiesole il 2  novembre 1988.

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Ruggero Focardi in una foto

Focardi Ruggero (1864-1934). Biorafia. Quadri in vendita.

Firenze 1864 - Quercianella (Livorno) 1934

focardi-ruggero-immagineRuggero Focardi nacque a Firenze il 10 luglio 1864. Autodidatta esordì nel 1881 alla Royal Academy di Londra, città dove abitava il fratello, con le incisioni Pater noster e Fate l’elemosina per l’amor di Dio. Quest’ultima fu scelta, l’anno seguente, dal Comitato del Circolo Artistico di Firenze per una vendita di beneficenza in favore degli alluvionati del Veneto. Nell’occasione strinse amicizia con Telemaco Signorini, membro della commissione, che lo introdusse nel gruppo dei Macchiaioli dai quali che ne influenzarono la sua produzione giovanile.

Nel 1884 espose alla Promotrice fiorentina il suo primo dipinto Atmosfera di pioggia; nel 1889 presentò a Parigi la tela Giochi di bocce, soggetto sul quale tornò ripetutamente nel corso degli anni.

Si aggiudicò nel ‘95 il “Premio Firenze” con Il gioco del ruzzolone; e vinse per ben due edizioni a Bologna il Premio Baruzzi con gli olii Ante occasum e Vita campagnola. Notevoli sono gli studi di paesaggio e le tele dedicate a scene della  vita popolare di Settignano. La più celebre è, sicuramente, Il mercato di Settignano ripetutamente esposta e premiata. Nel 1901 Focardi partecipò al concorso indetto da Alinari per l’illustrazioni della Divina Commedia rappresentando il canto XXXII del Purgatorio. Collaborò anche a giornali e riviste , si ricordi l’attività per il “Secolo XX” di Milano nel 1905. Nel 1926, alcuni suoi scritti figurarono accanto a quelli di Papini e Nomellini nel catalogo della rassegna commemorativa di Giovanni Fattori organizzata dalla Società di Belle Arti di Firenze. Partecipò, inoltre, a numerose esposizioni della Società Promotrice di Firenze, presso la quale ricoprì anche la carica di vicepresidente e di segretario artistico.

Morì a Quercianella il 25 febbraio 1934.

 

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Ulisse Caputo in foto

Caputo Ulisse (1875-1948). Biografia. Quadri in vendita.

caputo-ulisse-fotoUlisse Caputo nacque a Salerno nel 1875. Iniziò il percorso artistico con il padre Ermenegildo, scenografo, decoratore teatrale e amministratore del Teatro Verdi di Salerno.

Successivamente entrò nello studio del pittore Riccardo Alfieri a Cava dei Tirreni. Tra il 1890 e il ‘92 si trasferì a Napoli per studiare all’Accademia di Belle Arti sotto la guida di Stanislao Lista per la scultura e di Domenico Morelli per la pittura.

Continuò l’apprendistato presso lo studio di Gaetano Esposito che lo introdusse al genere del ritratto. Esordì nel 1897 alla Promotrice napoletana con Andante appassionato e Dopo la sonata che nello stesso anno figurarono  anche alla Triennale di Brera a Milano.

Nel 1899 aprì uno studio a Parigi, dedicandosi prevalentemente  all’illustrazione e frequentando De Liso, Scoppetta, Balestrieri, Gennaro Befani e Serafino Macchiati. All’Esposizione Universale del 1900 apprezzò soprattutto  le opere di Zuloaga, Anglada, Sargent e Miller. Nel 1904 sposò la modella prediletta Maria Sommaruga, figlia del noto editore, dalla quale avrebbe avuto tre figli.

Grazie al suocero riuscì a farsi conoscere anche in America, cominciando a vantare di una fama internazionale (Londra, Cairo, Monaco di Baviera, Buenos Aires, Santiago del Cile etc.). Nel 1901 esordì con La Vedova al Salon a cui partecipò regolarmente fino al 1932. Tra il 1911 e il ‘12 fece alcuni viaggi in Britannia, realizzando dipinti raffiguranti inquadrature di paesaggio accolti poi dai vari musei locali. Dal 1918 al ‘22 si stabilì ad Aix en Provence dove strinse amicizia con la vedova di Cézanne.

Coltivò sempre l’interesse per il teatro, cui l’aveva avviato il padre in giovane età; e così, nel 1910, fece costruire nell’atelier di Parigi una piccola ribalta, dove sperimentò arredi, architetture, luci, giochi prospettici e tutto ciò che era legato alla rappresentazione scenica.

Nel 1921 la Galleria Pesaro di Milano gli dedicò un’importante personale mentre, nel 1928, allestì a Salerno  un’importante antologica e, nel 1936, tenne a Napoli l’ultima personale presso la Compagnia degli Illusi. L’affermazione delle avanguardie artistiche offuscò parzialmente la sua fama negli ultimi anni di vita. Morì a Parigi nel 1948.

 

 

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Autoritratto di Giacomo Balla

Balla Giacomo (1871-1958). Biografia. Quadri in vendita.

giacomo-balla-autoritrattoGiacomo Balla nacque a Torino il 18 luglio 1871.

Rimasto presto orfano di padre, fu costretto ad abbandonare gli studi musicali per impiegarsi in una litografia.

Pur rimanendo fondamentalmente un autodidatta, nel 1891 si iscrisse all’Accademia Albertina di Torino.

Quattro anni dopo si stabilì a Roma.

Nel 1900 si trasferì per un breve periodo a Parigi dove ebbe modo di assistere alla Esposizione Universale al Grand Palais in cui erano presenti opere di impressionisti e neo impressionisti.

Dipinse il Pertichino opera che gli fu rifiutata nel 1901 all’Esposizione Internazionale di Venezia.

Tornò a Roma nel marzo del 1901 e riscosse grande successo come ritrattista.

Nel 1903 partecipò all’Esposizione Internazionale di Venezia con Ritratto di Roesler Franz, chiara adesione alla tecnica Divisionista.

Fu maestro di Boccioni e Severini, divenendo sempre più una figura guida nell’ambiente artistico romano.

Nel 1909 realizzò il primo dipinto di impronta futurista: Lampada ad arco.

L’anno successivo firmò il Manifesto dei pittori futuristi e il Manifesto tecnico della pittura futurista.

Nel ‘13 espose per la prima volta alcune opere futuriste nel foyer del Teatro Costanzi a Roma.

Nello stesso anno, con Mondrian, Klee, Picabia, Arp e Kandinsky, partecipò ad un’importante mostra presso la Galleria Der Strum di Berlino.

Tra il 1912 e il ‘14 realizzò la serie delle Compenetrazioni iridescenti.

Sempre nel 1914 si dedicò al teatro, partecipando come attore ed esecutore degli scenari allo spettacolo Piedigrotta Parole in libertà di Francesco Cangiullo e compose alcune tavole parolibere quali L’Onomatopea umoristica Macchina Tipografica e Rumoristica Plastica Baltrrr.

Molteplici furono i settori sperimentati con Depero e Prampolini, dalla pittura alla grafica, dalle arti decorative all’artigianato e al teatro.

Firmò, nel 1915, con quest’ultimo il manifesto Ricostruzione Futurista dell’Universo, che proponeva una visione totalitaria dell’arte, estendendo l’ottica futurista alla moda, al teatro e alle arti applicate.

Nel ‘16 si impegnò come autore e attore nella realizzazione del film Vita Futurista e l’11 settembre firmò con Marinetti, Settimelli, Arnaldo, Ginna, Chiti e Corra il Manifesto della Cinematografia Futurista.

L'anno successivo disegnò la scenografia per il balletto di Sergej Diaghilev Feu  d’artifice con musica di Igor Stravinskij.

Fu presente nel ‘25 alla Biennale Romana.

L’anno successivo partecipò alla XV Biennale di Venezia esponendo tre nuove opere che presentavano incastri di numeri e lettere tra cui S’è rotto l’incanto e Numeri innamorati.

Nel 1928 presentò una personale agli Amatori e Cultori in cui manifestò un rinnovato interesse per la figurazione.

L’anno seguente firmò con Depero, Dottori, Prampolini, Benedetta, Somenzi e Prato il Manifesto dell’aeropittura per poi partecipare alla mostra di aeropittura tenutasi a Roma nel 1931.

Sempre nel ‘31 partecipò alla I Quadriennale d’Arte Nazionale organizzata nel Palazzo delle Esposizioni di Roma.

Si distaccò dal Futurismo nel ‘37 con una lettera al Perseo.

Da questo momento la sua pittura denotò un forte accento veristico, legato alla testimonianza della nuda realtà.

Nel 1956 ricevette  la medaglia d’oro dal Presidente della Repubblica come artista rappresentativo del periodo compreso tra il 1900 e il ‘30.

Giacomo Balla morì  il 21 marzo 1958 a Roma .

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Nicola Palizzi in una foto

Palizzi Nicola (1820-1870). Biografia. Quadri in vendita.

Nicola-Palizzi-foto

Nicola Palizzi nacque a Vasto il 20 febbraio 1820.

Nel 1842 lasciò il lavoro di fabbro-armiere per trasferirsi a Napoli e iscriversi alla Reale Accademia di Belle Arti come allievo di Gabriele  Smargiassi.

Partecipò alla Biennale borbonica del 1843 e del 1845.

Pur avendo vinto il pensionato a Roma nel ‘48, Nicola Palizzi, a causa dei moti rivoluzionari,  rimase a Napoli.

Qui prese parte alla mostra borbonica con i dipinti intitolati Strada Bonea e Serra nelle vicinanze di Cava.

Quest’ultimo, premiato con la medaglia d’oro, fu acquistato dal re.

Nel 1855 con il dipinto Veduta di Avellino al chiaro di luna, realizzato l’anno precedente, ottenne la medaglia d’oro alla Biennale.

L’anno seguente raggiunse il fratello Filippo a Parigi, rimanendovi per qualche mese.

Nella capitale francese arricchì notevolmente la sua capacità artistica grazie al confronto con  la Scuola di Barbizon, con Camille Corot, e  con il realismo di Gustave Courbet.

Nel 1859 divenne professore onorario dell’Accademia di Napoli.

Espose alle rassegne della Promotrice napoletana  nel 1862, 1863, 1866 e nel 1867.

Nicola Palizzi morì a Napoli il 26 settembre 1870.

La maggior parte dei suoi dipinti  sono conservati presso il Museo Civico di Vasto, sua città natale, e alla Galleria dell’Accademia di Napoli.

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Enrico Reycend in una foto

Reycend Enrico (1855-1928). Biografia. Quadri in vendita.

Enrico-Reycend-fotoEnrico Reycend nacque a Torino il 3 novembre 1855. I

niziò a studiare all’Accademia Albertina con Enrico Ghisolfi; qui fece la conoscenza di Lorenzo Delleani e Antonio Fontanesi.

Durante un breve soggiorno a Milano conobbe Filippo Carcano.

In seguito strinse amicizia anche con Marco Calderini e Leonardo Bazzaro. Nel 1872 lasciò l’Accademia e, l’anno successivo, debuttò alla Promotrice delle Belle Arti di Torino, dove sarebbe esposto sino al ‘27, con due paesaggi di chiaro influsso fontanesiano.

Solo verso la fine del decennio si allontanò dalla tradizione paesaggistica piemontese con opere quali Giardino di Torino e Piazza alberata, entrambi realizzati nel 1877.

Nel 1878 visitò l’Esposizione universale di Parigi e rimase colpito da Corot, Manet e Monet.

Tra il 1885 e il 1886 soggiornò a Genova, realizzando alcune veduta del porto; come gli impressionisti, Reycend riprese lo stesso luogo nelle diverse condizioni atmosferiche. tra il Tra il 1885 e il 1888 presentò quattro vedute alla Promotrice e al Circolo degli Artisti di Torino.

Nel 1890 divenne socio onorario all’Accademia di Brera e ottenne una menzione all’Esposizione parigina.

Seguirono la medaglia d’oro all’esposizione donatelliana di Napoli e la medaglia d’argento a Dresda nel 1896.

Tre anni più tardi partecipò alla Biennale di Venezia e all’Esposition Internationale Universelle di Parigi e, nel 1904, all’esposizione Italiana a Londra.

Nel 1905 non fu invitato alla Biennale di Venezia. Iniziò così per lui un periodo d’isolamento, segnato da tristi vicende familiari e problemi economici.

Nel 1909 a Roma partecipò alla LXXIX Esposizione Internazionale della Società Amatori e Cultori delle Belle Arti  e figurò a Parigi all’Esposition Universelle.

Due anni dopo  lo troviamo di nuovo a Roma all’Esposizione Internazionale del Cinquantenario e alla Società Artistica degli Indipendenti.

Dieci anni più tardi prese parte alla Prima Biennale Romana per il Cinquantenario della Capitale.

Due anni dopo a Torino partecipò alla II Quadriennale del Dopoguerra.

Morì a Torino il 21 febbraio 1928.

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Domenico Morelli autoritratto

Morelli Domenico (1823-1901). Biografia. Quadri in vendita.

domenico-morelli-autoritrattoDomenico Morelli nacque a Napoli nel 1823 e fu adottato da Francesco Soldiero e Maria Giuseppa Mappa.

Nel 1836 si iscrisse alla civica Accademia di Belle Arti sotto la guida di Giuseppe Mancinelli e  Camillo Guerra.

Dodici anni più tardi cambiò il suo cognome in Morelli, vinse il pensionato romano con L’angelo grande che appare a Goffredo e  prese parte ai moti rivoluzionari e passò un breve periodo in carcere.

Partì nel 1955 alla volta di Parigi dove partecipò all’Esposizione Universale con Serafino De Tivoli e Francesco Saverio Altamura.

Tre anni dopo inaugurò la serie di dipinti a soggetto storico tra cui Cesare Borgia all’assedio di Capua, Gli iconoclasti e I martiri cristiani portati dagli angeli, entrambi acquistati dalla dai Borboni.

Negli anni Sessanta divenne consulente presso il museo nazionale di Capodimonte per le nuove acquisizioni.

Con Filippo Palizzi fondò il Museo Artistico Industriale e dal ‘68 si occupò di redigere una riforma scolastica per l’Accademia volta a rendere l’insegnamento più funzionale al mondo lavorativo.

Dal 1874 al 1883 dipinse scene orientali, pur non avendo mai visitato direttamente luoghi raffigurati nei quadri.

Morì a Napoli nel 1901.

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Ritratto di Mario Sironi

Sironi Mario (1885-1961). Biografia. Quadri in vendita.

mario-sironi-immagineMario Sironi nacque a Sassari nel 1885. Terminati gli studi tecnici si iscrisse alla facoltà di Ingegneria nel 1902.

Una crisi depressiva, la prima di una lunga serie, lo portò ad interrompere gli studi. Si dedicò  quindi  alla pittura frequentando e la Scuola Libera del Nudo e lo studio di Balla a Roma.

Qui conobbe Umberto Boccioni e Gino Severini. Tra il 1906 e il 1911 si recò a Parigi e in Germania. In questo periodo esercitò, soprattutto, l’attività di illustratore, realizzando le copertine di “L’Avanti della Domenica”.

Nel 1913, sulla scia dell’amico Boccioni, si accostò al Futurismo partecipando alla maggior parte degli eventi organizzati dal movimento, quali l’Esposizione Libera Futurista alla Galleria Sprovieri nel 1914.

Cinque anni dopo prese parte alla Grande Esposizione Nazionale Futurista di Palazzo Cova a Milano. Nel dopoguerra si allontanò dal Futurismo per seguire un indirizzo più metafisico.

Fondatore del gruppo di Novecento, fu presente alla prima mostra del gruppo nel 1923 alla Galleria Pesaro e, l’anno successivo, figurò con quattro dipinti nella sala ad essi dedicata dalla Biennale veneziana.

Nel 1926 quando il Gruppo fu rifondato su scala nazionale, Margherita Sarfatti lo invitò nel comitato direttivo, da questo momento partecipò a tutte le esposizioni.

Nel 1931 figurò con una sala personale alla I Quadriennale di Roma. Spinto dal desiderio di fare arte sociale, con missione morale e pedagogica, negli anni Trenta si dedicò alla grande decorazione murale.

Tra le principali commissioni si ricordano gli interventi nel 1933 al Palazzo della Triennale e nell’Aula Magna dell’Università La Sapienza l’anno successivo.

Le continue depressioni e il suicidio della figlia lo allontanarono dalla scena pubblica anche se continuò dipingere sino alla morte avvenuta, a Milano, nel 1961.

 

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La Volpe Alessandro (1820-1887). Biografia. Quadri in vendita.

Alessandro La Volpe nacque a Lucera nel 1820. S

Si iscrisse al Regio Istituto di Belle Arti di Napoli seguendo i corsi di paesaggio di Gabriele Smargiassi. Ben presto si orientò verso la Scuola di Posillipo.

Passò poi quindi alla scuola i paesaggio di Pitloo, dove la sua opera si caratterizzò per i toni delicati e per i giochi di luce.

Nel 1848 fu presente alla Biennale borbonica con due paesaggi: Templi di Pesto e  La Grotta Bonèa.

Nel ‘51  La Volpe accompagnò il duca di Leuchtemberg in Sicilia ed Egitto, raffigurando i monumenti e gli scenari più suggestivi e interessanti. Per un breve periodo prese parte con Serafino De Tivoli, Carlo Ademollo, Lorenzo Gelati, Saverio Altamura e i due Markò e alla Scuola di Staggia, dedita alla ricerca paesaggistica del vero nella campagna senese.

Partecipò alla Promotrice di Napoli nel  1863 con il dipinto Bagno e, l’anno successivo, Il Tempio di Humbos nell’Alto Egitto e una Marina di Paestum.

Nel 1867 inviò all’Esposizione internazionale di Parigi una Veduta di Pompei.

Nei primi anni settanta, in seguito al fallimento di un negozio di moda di sua proprietà, si trasferì a Roma, dove dipinse Marechiaro Palazzo Donn’Anna.

A seguito di problemi finanziari, trascorse gli ultimi anni in una condizione di estrema indigenza.

Morì a Roma nel 1887.

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