Massimo Campigli autoritratto

Campigli Massimo (1895-1971). Biografia. Quadri in vendita

 

massimo-campigli-autoritrattoMassimo Campigli nacque a Berlino il 4 luglio 1895.

Trascorse gran parte dell’infanzia a Firenze affidato alle cure della nonna e delle zie.

Dopo il trasferimento a Milano nel 1909, grazie alla collaborazione come stenografo nella redazione del “Corriere della Sera”, ebbe modo di entrare in contatto, nel 1914, con il Movimento Futurista.

Sempre quell’anno, pubblicò lo scritto Parole in libertà sulla rivista fiorentina “Lacerba”.

Arruolatosi nell’esercito italiano, venne prigionato in Ungheria, riuscendo a fuggire dopo 20 mesi. Nel 1918, di nuovo a Milano, riprese il lavoro al quotidiano. Si recò a Parigi come corrispondente, lavorando di notte presso la sede del giornale “Le Matin”. Aprì uno studio a Parigi in rue Daguerre, dove, nel 1919, dipinse il primo Autoritratto. Nel 1922 Léonce Rosenberg, il grande mercante d’arte del momento, gli acquistò alcuni dipinti tra cui Giocatori di scacchi, Bambina e bambola, Donna con macinino; opere successivamente rinnegate e, talvolta, distrutte dallo stesso Campigli.

La prima personale fu allestita nel ‘23 quando, grazie anche all’interessamento di Emilio Cecchi, espose alla Casa d’Aste Bragaglia di Roma.

Nel ‘26 sposò la pittrice romena Magdalena Radulescu, soprannominata Dutza.

Due anni più tardi si recò con lei in Italia, facendo sosta a Firenze presso alcuni parenti e visitando i musei romani; a Villa Giulia rimase affascinato, soprattutto, dai reperti etruschi.

Invitato lo stesso anno alla XVI Biennale di Venezia presentò per la prima volta dipinti dedicati a figure femminili geometricamente stilizzate e definite da tonalità terrose (Donne con il busto, Ritratto di Dutza e Le acrobate) che, da quel momento, costituirono uno degli elementi più caratterizzanti della sua pittura. L’anno successivo, rientrato a Parigi, espose nella galleria di Jeanne Bucher ventotto quadri, tutti venduti nell’occasione.

Cominciò così ad avere un grande successo e le sue opere iniziarono a figurare ad importanti mostre  in Italia, Francia ed America; nel 1931 tenne una personale a New York nella prestigiosa Julian Levy Gallery.

Nel 1933 firmò, con Sironi, Carrà e Funi, il Manifesto della pittura murale.

Decorò, a Milano, con un grande affresco dedicato alle “madri, le contadine, le lavoratrici”, purtroppo andato distrutto, il salone delle Cerimonie alla V Triennale.

Nel 1937, ottenuto l’annullamento del primo matrimonio, sposò la scultrice Giuditta Scalini. L’anno seguente uscì a Parigi la prima importante monografia a lui dedicata da Pierre Courthion.

Dopo un breve soggiorno a Milano con la moglie, trascorsero gli anni della guerra a Venezia, alloggiando in estate presso Albergo Corona di Cortina d’Ampezzo di proprietà del collezionista d’arte moderna, Mario Rimoldi.

La sua popolarità crebbe enormemente e suoi dipinti, nel 1950, erano già esposti a Parigi, Boston, New York, Amsterdam, Bruxelles e Londra, dove proprio quell’anno gli fu dedicata un’importantissima mostra alla St. George’s Gallery.

Nel 1952 realizzò un grande pannello per il transatlantico Giulio Cesare e partecipò alla XXVI Biennale di Venezia con La tribuna delle donne.

Cinque anni dopo  terminò la costruzione del suo primo studio a Saint-Tropez, dove, anni dopo, progettò in stile Bauhaus un secondo studio, oggi sede dell’Archivio Massimo Campigli.

Morì nella nota località balneare della Costa Azzurra per un attacco cardiaco nel 1971.

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Carcano Filippo (1840-1914). Biografia. Quadri in vendita

filippo-carcano-autoritrattoFilippo Carcano nacque a Milano nel 1840. Entrò all’Accademia di Brera nel 1855 distinguendosi come uno dei più brillanti allievi di Francesco Hayez e, successivamente, di Bertini. Nel 1861 esordì all’annuale braidense con due quadri di carattere storico e, nel ’62, ottenne il premio Luigi Canonica con il quadro Federico Barbarossa e il Duca Enrico il Leone di Chiavenna. Nello stesso anno dipinse La piccola fioraia, dimostrando di discostarsi dalla tradizionale pittura accademica, per una spiccata adesione al realismo. La sua predilezione per i soggetti tratti dal vero non venne, però, apprezzata dalla critica che lo accusò di usare i colori direttamente su immagini fotografiche, vedi il dipinto Una lezione di ballo (1865) e Una partita al biliardo (1867). Numerose furono le partecipazioni alle esposizioni di Torino, Genova e Firenze. Nel 1874 fu nominato socio onorario dell’Accademia di Brera. Dal 1876 si dedicò alla pittura di paesaggio e realizzò una serie di vedute del territorio nei pressi del Lago Maggiore e del Mottarone, tra le quali La pietra papale esposta a Brera nel 1879. L’anno precedente aveva vinto il premio Mylius con Buon cuore infantile. Nel 1882 con Piazza San Marco a Venezia (esposto a Roma e, successivamente, acquistato dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna) e nel 1897 con Cristo che bacia l’umanità ottenne il premio Principe Umberto. Dalla metà degli anni Novanta sino alla morte, Carcano partecipò in qualità di organizzatore o di membro della giuria alle principali manifestazioni artistiche milanesi e, dall’inizio del secolo, fu professore presso l’Accademia privata aperta a Milano da J. Charles. In questo periodo si recò, spesso, in Svizzera sui ghiacciai realizzando dipinti quali Il Monte Cervino (1890) e il Ghiacciaio di Cambrena (1897). Nel 1895 fu membro della commissione per la sezione italiana della prima Biennale di Venezia. Morì a Milano il 19 gennaio 1914.

 

 

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Canella Carlo (1800-1879). Biografia. Quadri in vendita.

carlo-canella-autoritrattoCarlo Canella nacque il 6 aprile 1800 a Verona. Indirizzato alla pittura dal fratello maggiore Giuseppe, studiò presso l’Accademia veronese esordendo, nel 1829, all’Esposizione  milanese con un Ritratto.  Nell’album d’Esposizione di Belle Arti del 1837 era stato così giudicato : “Benchè non abbia avuto tutto l’estro inventivo del fratello Giuseppe, sa condurre i suoi quadri di genere di vedute con molto studio di vero e splendore di colorito”. Numerose opere figurarono anche nell’ambito delle rassegne veronesi.

Sono da ricordare come suoi lavori il ritratto del Canella nel suo studio, erroneamente qualificato dai biografi e catalogatori dell’epoca quale autoritratto di Giuseppe, e un’opera appartenente al marchese Zanoletti rappresentante   un interno di cucina con una scena di memoria indunesca, nonché il quadro raffigurante l’interno del Duomo di Milano in cui si firma “Canella minore” e che il Museo di Castel vecchio di Verona stava per acquistare dalla proprietaria Emma Wollisch di Vienna.

Morì a Milano nel 1879.


CATALOGO OPERE:
Veduta di via Porta Nuova a Torino

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Pompeo Molmenti in una foto

Molmenti Pompeo (1819-1894). Biografia. Quadri in vendita.

Pomeo-Molmenti-fotoPompeo Marino Molmenti nacque a Motta di Livenza  (Treviso) il 3 novembre 1819.

Iniziò a dipingere giovanissimo. La prima opera nota è il ritratto del padre, eseguito tra il 1833 e il ‘34.

Nel 1838 partecipò all’esposizione dell’Accademia di Venezia con Santa Teresa, di cui si sono perse le tracce. Tra le opere di questo periodo si distinguono anche il disperso Autoritratto, eseguito nel 1839 e il Ritratto d’uomo.

I suoi primi estimatori e committenti furono Spiridione e Teresa Papadopoli. Fu grazie a loro che, dopo la morte del padre, poté trasferirsi a Venezia e frequentare i corsi dell’Accademia di Belle Arti.

I suoi insegnanti furono Ludovico Lipparini e Michelangelo  Grigoletti  per Elementi di Figura, Odorico Politi per Pittura.

Intorno al 1843-44 seguì, in qualità di “pittore di viaggio”, il duca Saverio von Blacas in Oriente attraverso Grecia, Siria e Libia, così comefece anche Ippolito Caffi.

Dall’esperienza trasse spunto per numerosi acquarelli e disegni a matita acquistati da Eugenia Bonaparte, attualmente dispersi.

Stessa sorte ebbe il dipinto già nella collezione del von Blacas Arabi nel deserto attendono una carovana per derubarla e un paio di versioni di Arabo.

Sulla base delle suggestioni orientali dipinse inoltre Partenza di Tobia con Rachele dalla casa di Labano, commissionatagli da Spiridione Papadopoli e Sara dà Agar in moglie ad Abramo presentato all’Accademia di Venezia nel 1852.

Dal ‘46, per due anni, viaggiò in Italia fermandosi a Firenze e a Roma. Agli inizi degli anni ’60 andò a Parigi dove fu influenzato dalla pittura di Delacroix e Gericault.

Nel 1851 ottenne l’incarico di professore aggiunto di Elementi di figura all’Accademia di Venezia, mantenendolo sino al ‘65.

Furono tra i suoi allievi più noti Giacomo Favretto, Guglielmo Ciardi, Luigi Nono ed Ettore Tito, futuri maestri veneziani del realismo, da lui spronati verso la ricerca del vero.

L’arresto di Filippo Calendario, commissionatagli dai principi Giovannelli ottenne numerosi consensi all’esposizione dell’Accademia di Venezia del’55.

Tra il 1860 e il ’70 eseguì i ritratti ai membri della famiglia Buzzati che gli valsero la fama in questo genere di raffigurazione. Nel decennio successivo si dedicò a quelli alla famiglia Ferrari. Morì il 16 dicembre 1894 a Venezia.

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Renato Guttuso autoritratto del pittore siciliano del '900

Guttuso Renato (1912-1987). Biografia. Quadri in vendita.

Renato-Guttuso-autoritrattoRenato Guttuso nacque a Bagheria (Palermo) il 2 gennaio 1912.

Qui frequentò lo studio del pittore naturalista Domenico Quattrociocchi, amico del padre e, a Palermo, quello del futurista Pippo Rizzo.

Terminati gli studi classici, si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza di Palermo.

Prese intanto consistenza l’attività di scrittore d’arte; collaborò, infatti, al “Giornale dell’Arte”.

Nel 1931 l’accettazione di due quadri alla Prima Quadriennale Romana lo spinse ad abbandonare gli studi di giurisprudenza per dedicarsi alla pittura.

Visse in questi anni tra Roma e Milano dove espose nella primavera del ‘32 alla Galleria del Milione.

Intensificò, nel frattempo, l’attività di scrittore d’arte con collaborazioni a riviste quali “Vecchio e Nuovo” di Lecce e “L’Ora” di Palermo.

Nel ‘38, presentato in catalogo dallo scrittore siciliano Nino Savarese, tenne la prima personale alla romana Galleria della Cometa, patrocinata dalla Contessa Letizia Pecci-Blunt.

Fu questo un anno di grande rilievo nella sua attività creativa. Realizzò infatti Fucilazione in campagna esposto poi a Roma all’inizio del 1940.

Nel 1941 la Crocifissione, considerata da subito opera capitale della sua ricerca, fu presentata al IV Premio Bergamo.

Negli anni della guerra conobbe Mimise Dottori, sua futura moglie.

Altra donna fondamentale nella sua vita fu Marta Marzotto: s’incontrarono a Milano nel 1967 e, sebbene entrambi  sposati, la loro relazione durò fino alla morte dell’artista.

Nel 1946 andò a Parigi, dove fece la conoscenza di Pablo Picasso, divenendone amico.

Collaborò con scritti a “L’Unità” e disegnò illustrazioni per Addio alle armi di Hemingway.

Nella primavera del ’49, nelle Acciaierie di Terni dipinse scene con operai metallurgici, altiforni e nature morte meccaniche.

In estate soggiornò in Scilla, iniziando un grande ciclo di paesaggi marini, pescatori e nature morte. L’anno seguente vi si recò nuovamente, in compagnia di Giuseppe Mazzullo, Saro Mirabella e Giovanni Omiccioli.

Si parlò di una “Scuola di Scilla”.

Nell’estate espose alla XXV Biennale di Venezia il grande dipinto realizzato fra il 1949 e il ’50 Occupazione delle terre incolte in Sicilia.

Dedicò ampio impegno al nuovo ciclo di dipinti di Scilla.

Espose questi lavori nell’ottobre del 1951 nella personale dedicatagli  dalla Galleria il Pincio di Roma, e nell’estate dell’anno successivo alla XXVI Biennale di Venezia.

Dal 1953 trascorse lunghi periodi a Velate, in provincia di Varese, dove trovarono ispirazione molti suoi quadri: Tetti di Velate del 1958, Tramonto a Velate del 1960 e, soprattutto, La fuga in Egitto. Nel 1955 partecipò con 9 opere alla Quadriennale di Roma.

Nel 1958 espose alla Aca Gallery e Haller Gallery di New York. Due anni più tardi fu presente alla Biennale di Venezia con una sala personale.

Una mostra antologica gli diede l’opportunità di essere apprezzato anche al Museo Puskin di Mosca e all’Hermitage di Leningrado.

Nel 1966 realizzò il ciclo autobiografico composto da 36 quadri e 62 tra disegni e acquarelli.

Presentò tale  imponente lavoro  un anno più tardi a Darmstadt e poi ad Anversa, Amburgo, Praga e Ferrara.

Nel 1967, ci fu una mostra antologica  a Berlino Est.

Si recò a Parigi nel 1968 dove ritrasse i giovani nelle prime marce di protesta del "maggio francese".

Tre anni più tardi  la Regione Sicilia curò una mostra antologica nel Palazzo dei Normanni.

Ricevette il Premio Lenin per la pace e divenne senatore della Repubblica nel ‘76. Nel 1985  le mostre di Palazzo Reale a Milano e di Palazzo Comitini a Palermo lo consacrarono definitivamente pittore di fama internazionale.

Morì a Roma il 18 gennaio 1987 lasciando alla città natale molte opere attualmente raccolte nel museo di Villa Cattolica a Bagheria.

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Eugenio Gignous nel suo studio

Gignous Eugenio (1850-1906). Biografia. Quadri in vendita.

 

gignous okEugenio Gignous nacque a Milano il 4 agosto 1850.

Fin da giovanissimo dimostrò una spiccata attitudine per la pittura, raffigurando sulle pareti di casa scene belliche. Il padre lo iscrisse nel 1864 all’Accademia di Brera, dove ebbe come maestro il vedutista Riccardi.

Nel 1864 seguì il corso di Ornato, e successivamente quello di Paesaggio, di Plastica, Storia dell’arte, Litografia e Nudo.

Guida e punto di riferimento dei giovani scapigliati come Ranzoni, Grandi e Mosè Bianchi e, a Pavia, strinse amicizia con  Tranquillo Cremona.

Esempio rarissimo di collaborazione fra i due fu  Faust e Margherita nel bosco per il quale Cremona eseguì le figure e Gignous  il paesaggio.

Quest’ultimo dipinse, inoltre, Tranquillo Cremona in atto di dipingere all’aperto e il ritratto di Benedetto Junck (Milano, Galleria d’Arte Moderna di Milano).

L’adesione di Gignous alla Scapigliatura non fu totale: il carattere estremamente equilibrato gli impedì di aderire alle bizzarrie e stravaganze del gruppo.

Dopo il ‘70, iniziò a partecipare alle Promotrici di Torino, Genova e Firenze, oltreché alle esposizione di Belle Arti di Milano.

Nel 1877 aderì all’Esposizione Nazionale di Belle Arti di Napoli con un paesaggio svizzero. Nel  '79 presentò una veduta del Lago Maggiore a Brera di cui, nel frattempo, era divenuto socio onorario.

Due anni dopo si sposò con Matilde Ferri, figlia di un colto e facoltoso dottore in legge. Inizialmente si stabilì con la moglie a  Milano per trasferirsi a Stresa nel 1897.

Spesso si recò a Venezia, meta obbligata di molti artisti per “pulire la tavolozza” attraverso intonazioni limpide e nitide.

Altre mete furono Lione, Parigi e Milano, città nelle quali frequentò colleghi quali Bazzaro, Mariani, Carcano, Dell’Orto e Bianchi .

Le sue opere ottennero  ampio consenso nell’ambiente verbanese:  la regina Margherita, vari collezionisti argentini e una famiglia aristocratica irlandese acquistarono suoi dipinti. Continuò a partecipare alle mostre annuali di Brera e della Società per le Belle Arti alla Permanente di Milano, alle promotrici di Torino e di Genova, a Roma (1883 e 1893),  Firenze (1895 e 1896) e Venezia (1897). Morì nel 1906.

 

 

 

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Filadelfo Simi autoritratto

Simi Filadelfo (1849-1923). Biografia. Quadri in vendita.

Filadelfo-Simi-autoritrattoFiladelfo Simi nacque a Levigliani ( Lucca) nel 1849. Dopo aver conseguito il diploma all’Accademia di Belle Arti di Firenze, a 25 anni si trasferì a Parigi frequentando lo studio di Jean-Léon Gérome e avendo modo di conoscere Giuseppe De Nittis. Nel 1876 visitò la Spagna in compagnia del pittore americanoo Albert Wiel con il quale condivideva l’interesse per l’orientalismo di stile moresco. Rientrato a Parigi, vi si trattenne sino al ‘78, anno in cui espose al Salon La Foresta di Fontainebleau.  Si stabilì poi a Firenze trascorrendo però lunghi periodi nella campagna di Stazzema. Grazie all’aiuto del suo mecenate Angelo Vegni, aprì in città una scuola internazionale a cui dedicò molta attenzione fino alla sua morte. Nel 1887 presentò all’Esposizione Internazionale di Venezia Un riflesso, attraverso il quale manifestò un certo interesse per la pittura preraffaellita. L’opera ottenne vasti consensi da parte della critica, venendo acquistata dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma per poi essere riproposta, nel 1888, all’Esposizione londinese d’Arte Italiana, nel 1893 all’Esposizione di Belle Arti di Firenze e in occasione dell’Esposizione Internazionale di Monaco del 1905.

Nel 1895 figurò alla prima Biennale di Venezia con Le Parche e Bice. Iridescenze della madreperla , chiaro esempio dell’influenza della ritrattistica parigina di Boldini e De Nittis, oltreché del  giapponismo allora di gran voga. Nel 1906 il dipinto fu presentata all’Esposizione Permanente di Firenze e nel 1913 fu acquistata per 3.500 lire dalla Galleria d’Arte Moderna cittadina.

Intensa la sua presenza alle più importanti mostre europee, tra cui  quella all’Esposizione di Berlino, nel 1896,  e  quella a San Pietroburgo dell’anno successivo. Morì nel 1923  per un attacco di cuore, partecipando sino all’ultimo molte iniziative della Società di Belle Arti a Firenze.

 

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Vittorio Zecchin foto

Zecchin Vittorio (1878-1947). Biografia. Quadri in vendita.

Vittorio-Zecchin-fotoVittorio Zecchin nacque a Murano nel 1878. All’Accademia di Belle Arti di Venezia frequentò le lezioni di paesaggio di Guglielmo Ciardi, senza, però, sostenere l’esame finale. Seguì poi il corso di Ornato di Augusto Sezanne . Lontano dalla pittura tardo naturalista di area veneta, dimostrò uno stile decisamente affine ad Arnold Böcklin, evidente nell’Autoritratto del 1903. Ad influenzare la sua pittura contribuì l’incontri con l’olandese Jan Toorop alla Biennale del 1905 e l’altro con Gustav Klimt avvenuto cinque anni più tardi. Partecipando alle mostre organizzate dalla Fondazione Bevilacqua la Masa a Ca’ Pesaro, ebbe modo di confrontarsi anche con il gruppo “L’Aratro” e, soprattutto, con il suo fondatore Teodoro Woolf Ferarri. Prese parte alla mostra di Monaco nel 1913 e alle esposizioni della Secessione romana dal 1913 al ‘15.

Nel 1914 eseguì il ciclo decorativo Le Mille e una notte per l’Hotel Terminus di Venezia, definito il capolavoro liberty della città. Si distinse anche per la realizzazione degli arazzi, la cui produzione fu avviata nella sede-laboratorio di San Donato, frequentata da Gabriele D’Annunzio e poi ampliata  presso le fondamenta dei vetrai. Distintosi anche nella realizzazione di oggetti artistici in vetro, nel fece parte della direzione della vetreria Cappellini & C., continuando a collaborare con altre prestigiose vetrerie come la Barovier e la Fratelli Toso.

Morì a Murano nel 1947.

 

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Ubaldo Oppi ritratto

Oppi Ubaldo (1889-1942). Biografia. Quadri in vendita.

Ubaldo-Oppi-immagineUbaldo Oppi nacque a Bologna il 29 luglio 1889.

Il padre padre, commerciante di calzature,  lo indirizzò agli studi di tecnica commerciale in Austria e Germania.

La passione per il disegno lo spinse, durante un soggiorno a Vienna nel 1907, ad iscriversi alla Scuola di Nudo dell’Accademia diretta da Gustav Klimt.

Nel 1910 rientrò in Italia stabilendosi a Venezia dove espose, per la prima volta, a Ca’ Pesaro.

L’anno successivo si trasferì a Parigi.

Qui, pur frequentando gli artisti di punta dell’avanguardia, tra cui Gino Severini e Amedeo Modigliani, visitò molti musei ammirando i capolavori dei maestri italiani del passato.

Tra il 1912 e il ‘13 partecipò nuovamente alle mostre di Ca’ Pesaro.

Nel 1914 fu presente alla II Esposizione Internazionale d’Arte della Secessione Romana.

Allo scoppio della Prima guerra tornò in Italia arruolandosi nel corpo degli alpini;  fatto prigioniero trascorse alcuni mesi a  Mauthausen, dove  realizzò  disegni ed acquerelli ispirati alla guerra.

Al termine della prigionia, nel 1919, si stabilì a Parigi sino al ’22, esponendo al Salon des Indépendants.

Rientrato in Italia con la moglie Adele Leone, detta Dehly, nonché  modella prediletta per i suoi quadri, nel ’22 fu tra i sette fondatori ne del gruppo Novecento, partecipando, l’anno seguente, alla prima mostra ufficiale del gruppo alla Galleria Pesaro di Milano.

Nel ‘24, con il sostegno di Ugo Ojetti, allestì una personale alla XVI Biennale d’Arte a Venezia, originando malumori all’interno del movimento.

Ciò non gl’impedì di mantenere i rapporti con Margherita Sarfatti che, in occasione della Permanente di Milano del 1826, lo invitò ad esporre alla I Mostra del Novecento italiano.

Da quell’anno sino al ‘32 fu presente a tutte le edizioni delle Biennali e a importanti rassegne d’arte a New York, Dresda, Ginevra, Zurigo, Amburgo e Berlino.

Nel ‘27 realizzò allestì una personale alla Galleria Pesaro, dove figuravano anche I chirurghi (1926).

Una monografica, incentrata sull’attività compresa tra il 1913 il ‘21, fu allestita nel ‘30 alla Galleria del Milione.

Nel ’32, dopo aver esposto per l’ultima volta alla Biennale di Venezia, si stabilì definitivamente a Vicenza , dedicandosi, quasi esclusivamente, alla pittura di carattere sacro.

Risalgono a questo periodo le decorazioni della Basilica di Sant’Antonio a Padova (1932-’35) e della chiesa di Bolzano Vicentino.

Nel ‘41 dovette tornare alle armi ma per le pessime condizioni di salute tornò  a Vicenza.

Ubaldo Oppi morì nel  1942.

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De Gregorio Marco (1829-1876). Biografia . Quadri in vendita.

Marco De Gregorio nacque a Resina nel 1829. Inizialmente frequentò la scuola degli artieri esponendo alla Mostra Borbonica del 1848; passò poi al Real Istituto di Belle Arti di Napoli sotto la guida di Camillo Guerra.

Avviò la carriera artistica come pittore di storia; è quanto si evince anche dalle opere presentate alle mostre Borboniche: Mosè che difende le donzelle ebree (1851), Galileo Galilei e Ritratto di un ufficiale dell’esercito in grande uniforme (1859), che gli la medaglia d’argento.

L’anno successivo partecipò all’impresa garibaldina combattendo sul Volturno a fianco di Michele Tedesco e Francesco Lojacono, che si unirono alla scuola di Resina fondata da De Gregorio e da Federico Rossano dopo l’Unità.

Nel 1863 si legò a Cecioni che si trovava a Napoli per il pensionato. Per suo tramite entrò in contatto con i Macchiaioli. Tale sodalizio è attestato anche dal Ritratto di Adriano Cecioni che scolpisce Il Suicida del 1866 e dallo Studio di uno scultore del 1868, che raffigura Cecioni impegnato nella realizzazione del bassorilievo Una visita al sepolcro.

Dal 1862 al 1876 partecipò assiduamente alle mostre della Promotrice: nel 1862 espose Un volontario dopo la guerra del 1859; nel 1863 Aspromonte e La vendemmia; nel 1864 La fine di un uomo di principi (acquistata dal Comune di Napoli e oggi dispersa) e L’operaia e il seduttore; nel 1866 fece un viaggio a Roma, da dove inviò Asili infantili, nel 1867 presentò un Interno e La festa del villaggio.

Nel 1868 divenne socio della Promotrice e si trasferì in Egitto sino al ‘71 .Qui, su incarico del viceré, dipinse il sipario del teatro del Cairo.

Rientrato in Italia, si spostò a Firenze  e quindi a Parigi. Qui fece la conoscenza del mercante fiorentino Luigi Pisani e di Goupil, per il quale produsse gran parte dei dipinti orientalisti ripresi da foto e schizzi realizzati nel periodo egiziano.

Nel 1873 partecipò all’Esposizione di Vienna e realizzò Mercato arabo, Strada di Resina, La Favorita a Portici, Zappatore e Contadino di Somma.

Nello stesso anno con gli altri pittori di Resina, collaborò con “Il Giornale artistico” fondato da Cecioni.

Al 1873 e al ’75 risalgono le ultime apparizioni pubbliche in occasione della Promotrice napoletana.

Nel 1876 morì a Napoli.


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