Quadri del 900 in vendita

Accadde in Versilia. Il tempo di Nomellini e Viani.

Quadri del 900 in vendita

Comunicato Stampa

 

Tre disse quivi immense parole il Mistero del Mondo, pel Mare pel Lito per l’Alpe, visibile enigma divino che inebria di spavento e d’estasi l’anima umana cui travagliano il peso del corpo e lo sforzo dell’ale” (G. D’Annunzio).

Il mito della “Versilia divina” – definizione dello stesso Plinio Nomellini – come Ellade risorta o nuovo Eden, consolazione per l’anima e luogo di rinascita spirituale, propulsore di feconda ispirazione, si conferma come elemento chiave di quella consonanza intima fra pittura e poesia che fra il primo e il secondo decennio del XX Secolo, nel lembo di terra ancora pressoché intatto compreso fra Torre del Lago Puccini e Viareggio, trova la propria patria d’azione. Incarnato nei sublimi versi del Vate, o nei componimenti impregnati di idealismo dell’apuano Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, viene perfettamente tradotto da Plinio Nomellini e dal “discepolo” Lorenzo Viani. Il viaggio onirico del primo nella Versilia ammaliante di Galileo Chini e di Moses Levy è bruscamente deviato dal potente e magmatico espressionismo del pittore viareggino che mette a punto l’alfabeto più adatto a descrivere, tutt’uno, il volto più scuro di quella terra e il popolo di diseredati che lo abita. La tensione emotiva si allenta solo nella leggera stesura degli acquerelli, la cui morbidezza si presta al meglio a delineare i volti e gli atteggiamenti dei piccoli scolaretti.

Per la maturazione tecnica di Viani fu determinante  l’informale “apprendistato” torrelaghese a fianco dell’artista livornese che, al termine del periodo genovese e con il conseguente trasferimento a Torre del Lago prima (1902), a Viareggio, lungo la Fossa dell’Abate, poi (1908), è in perenne e fertile oscillazione tra un naturalismo di ispirazione letteraria e un simbolismo immaginifico dai richiami nordici: le roride pinete al crepuscolo, il muto incanto del lago, l’attonita solitudine del mare d’inverno, il festoso richiamo delle alte vele che entrano in porto si susseguono nelle sue visioni versiliesi, plasmate in un’unica materia cromatica e luministica, quella propria del sogno che riecheggia nelle soavi melodie dell’amico Giacomo Puccini. Sotto la sua buona stella nasce il cosiddetto “Club la Bohème” che, nel variegato nucleo di opere qui esposte, viene a ricostituirsi nei principali attori, oramai in grado di affrancarsi da Nomellini e di seguire percorsi autonomi. Fra gli “impressionisti livornesi”, come li definì Diego Martelli, fondatori di quel cenacolo, Ferruccio Pagni si abbandona alla magica suggestione paesaggistica delle pinete vivificate dalla pennellata divisionista, mentre Francesco Fanelli perviene ad altre soluzioni anticipatrici – è il caso della Spiaggia di Viareggio con figure – delle rutilanti sintesi primonovecentesche di Moses Levy, saldando una cromia vibrante di eterea sensibilità luministica alla solida struttura compositiva macchiaiola, la stessa che regge l’imponente naturalismo europeo dei Tommasi.

 

 

 

Su appuntamento

 

Informazioni e prenotazioni:

Società di Belle Arti

Viale M. Buonarroti, 9 – Viareggio

tel. 0584 52030

info@sba.it

www.sba.it


Vendita quadri in mostra all'aria aperta Forte dei Marmi

All'aria aperta. Sguardi d'autore.

All’aria aperta. Sguardi d’autore

2 agosto – 2 novembre 2020

Forte Leopoldo I, Forte dei Marmi

Presentazione della mostra:

“All’aria aperta. Sguardi d’autore” è un viaggio alla riscoperta del paesaggio italiano nella sua identità e bellezza. L’idea di esaltarne l’unicità attraverso un realistico spaccato della società che lo abitava, una società non ancora travolta dalla frenetica corsa al primato, è all’origine del disegno espositivo incentrato su un quotidiano vivo e palpitante, che scorre a diretto contatto con la natura, in momenti di felice armonia.

In equilibrio tra la romantica visione goethiana e il moderno reportage di Guido Piovene sull’Italia degli anni Cinquanta, dove ogni luogo è specchio di una situazione sociale e viceversa, le emozioni degli artisti si traducono in vibranti istantanee di fronte alle quali si ha la sensazione d’immergersi in un mondo carico di nostalgia.

I valori della convivialità e l’incanto di spazi accarezzati dal sole e dal vento in cui l’uomo ritrova sé stesso emergono nella varietà di scene ora cariche di vitalità ed energia, ora dense di lirico silenzio, nelle quali prevale il senso di una libertà senza tempo. Sotto questo aspetto la mostra è quanto mai attuale, conciliando le aspettative del momento con il recupero di un mondo appena alle spalle, che si apre a visioni all’aria aperta a tratti di un’eleganza cosmopolita, a tratti di sapore agreste.

Il percorso, articolato in sei sezioni composte da circa cinquanta opere, è espressione di gusti e costumi diversi, che in mostra dialogano idealmente tra loro.

Da un lato la Toscana campestre e cittadina di Fattori, Signorini, Ghiglia, Nomellini, dei Gioli e dei Tommasi, protagonisti e interpreti di ridenti frammenti di vita evocati con il sentimento e la genuinità della narrativa fuciniana.

Dall’altro l’emancipata società internazionale colta in sereni momenti en plein air da De Nittis e Zandomeneghi, con una novità di linguaggio che prelude all’arte moderna. É il caso di Léontine De Nittis sorridente in un prato di primavera, della giovane parigina assorta nella lettura, della signora con l’ombrellino e di Fernanda Ojetti nel roseto.

Fanno da corollario le limpide marine di Giovanni Boldini e Moses Levy, testimonianze di oltre mezzo secolo di creatività in armonia con il mondo. Emblematico di una serenità, foriera del ritrovato entusiasmo, è Il ciliegio fiorito di Carlo Fornara, un inno alla vita nel segno della continuità e della speranza.