MOSTRE & EVENTI

Nomellini e Viani dipinti in vendita

Viareggio

14 novembre – 20 dicembre 2020

 

 

 

Mostra prodotta da Società di Belle Arti, Viareggio

Sede: Centro Matteucci per l’Arte Moderna

Via G. D’Annunzio, 28, Viareggio

Comunicato Stampa

Tre disse quivi immense parole il Mistero del Mondo, pel Mare pel Lito per l’Alpe, visibile enigma divino che inebria di spavento e d’estasi l’anima umana cui travagliano il peso del corpo e lo sforzo dell’ale” (G. D’Annunzio).

Il mito della “Versilia divina” – definizione dello stesso Plinio Nomellini – come Ellade risorta o nuovo Eden, consolazione per l’anima e luogo di rinascita spirituale, propulsore di feconda ispirazione, si conferma come elemento chiave di quella consonanza intima fra pittura e poesia che fra il primo e il secondo decennio del XX Secolo, nel lembo di terra ancora pressoché intatto compreso fra Torre del Lago Puccini e Viareggio, trova la propria patria d’azione. Incarnato nei sublimi versi del Vate, o nei componimenti impregnati di idealismo dell’apuano Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, viene perfettamente tradotto da Plinio Nomellini e dal “discepolo” Lorenzo Viani. Il viaggio onirico del primo nella Versilia ammaliante di Galileo Chini e di Moses Levy è bruscamente deviato dal potente e magmatico espressionismo del pittore viareggino che mette a punto l’alfabeto più adatto a descrivere, tutt’uno, il volto più scuro di quella terra e il popolo di diseredati che lo abita. La tensione emotiva si allenta solo nella leggera stesura degli acquerelli, la cui morbidezza si presta al meglio a delineare i volti e gli atteggiamenti dei piccoli scolaretti.

Per la maturazione tecnica di Viani fu determinante  l’informale “apprendistato” torrelaghese a fianco dell’artista livornese che, al termine del periodo genovese e con il conseguente trasferimento a Torre del Lago prima (1902), a Viareggio, lungo la Fossa dell’Abate, poi (1908), è in perenne e fertile oscillazione tra un naturalismo di ispirazione letteraria e un simbolismo immaginifico dai richiami nordici: le roride pinete al crepuscolo, il muto incanto del lago, l’attonita solitudine del mare d’inverno, il festoso richiamo delle alte vele che entrano in porto si susseguono nelle sue visioni versiliesi, plasmate in un’unica materia cromatica e luministica, quella propria del sogno che riecheggia nelle soavi melodie dell’amico Giacomo Puccini. Sotto la sua buona stella nasce il cosiddetto “Club la Bohème” che, nel variegato nucleo di opere qui esposte, viene a ricostituirsi nei principali attori, oramai in grado di affrancarsi da Nomellini e di seguire percorsi autonomi. Fra gli “impressionisti livornesi”, come li definì Diego Martelli, fondatori di quel cenacolo, Ferruccio Pagni si abbandona alla magica suggestione paesaggistica delle pinete vivificate dalla pennellata divisionista, mentre Francesco Fanelli perviene ad altre soluzioni anticipatrici – è il caso della Spiaggia di Viareggio con figure – delle rutilanti sintesi primonovecentesche di Moses Levy, saldando una cromia vibrante di eterea sensibilità luministica alla solida struttura compositiva macchiaiola, la stessa che regge l’imponente naturalismo europeo dei Tommasi.

La magia di quel luogo incantato rivive nelle oltre 30 opere radunate dalla Società di Belle Arti ed esposte negli spazi del Centro Matteucci. Per i cultori della pittura di quel periodo sarà una vera sorpresa provare l’emozione di un paesaggio oramai perduto, ma anche scoprire quadri sottratti all’oblio, nei quali le note del Maestro aleggiano con la delicatezza del battito d’ali degli ibis che un tempo sorvolavano quelle placide rive.

 

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