In occasione del trentennale della scomparsa di Primo Conti (Firenze 1900- Fiesole 1988), la Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze e la Fondazione Primo Conti, in accordo con il Comune di Fiesole, celebrano la figura dell’artista attraverso tre esposizioni a cura di Susanna Ragionieri.

La lunga parabola artistica di Primo Conti rappresenta in modo esemplare lo svolgersi delle stagioni dell’arte italiana nell’intero arco del Novecento: dall’esordio precocissimo, compiuto nel segno di una sintesi fauve fra forma e colore, all’adesione al futurismo, sentito e sviluppato nella versione costruttiva di radice cézanniana e di simpatie cubiste, proposta dai fiorentini di “Lacerba”, fino all’approdo, attraverso forme sempre più depurate, al recupero di un racconto per immagini, nella dimensione epica e biblica della grande composizione erede della tradizione italiana; fase che accompagna l’artista fin sulla soglia della frattura causata dalla Seconda guerra mondiale. Un percorso ricco, complesso, e non privo di contraddizioni, il cui pieno significato si coglie anche nel bisogno, particolarmente vivo in Conti, ma comune ad un’intera generazione attiva nella Firenze delle riviste d’arte e di letteratura, da Soffici a Campana a Palazzeschi, di esprimersi alternativamente in pittura ed in poesia, trasferendo nella parola quella tensione visiva fatta di accordi cromatici accesi e di frasi scorciate che si avviava ad abbattere per sempre, secondo un comune sentire diffuso in tutta Europa, gli steccati fra le arti.
Dalla consapevolezza di questa autonomia del linguaggio artistico, in linea con il clima delle neoavanguardie, Conti sarebbe ripartito in un’ultima stagione espressiva che si apre con gli anni Cinquanta, realizzando una pittura segnica sempre più tesa ed essenziale, a tratti gestuale, immagine essa stessa di una appassionata e vitalistica celebrazione del visibile.

La mostra di Villa Bardini obbedisce ad una scansione cronologica, tesa a far luce sulle varie tappe della pittura di Conti, ma si arricchisce anche del confronto con opere significative di altri artisti – maestri, amici, compagni di strada-, a delineare atmosfere consonanti.
Tale scelta risponde anche ad un’attitudine condivisa dall’artista stesso a serbare memoria collettiva di una stagione così straordinaria come quella fiorentina del primo Novecento da cui sarebbe nata l’impresa della Fondazione Primo Conti.

Gli spazi del Museo Primo Conti sono dedicati ad un approfondimento degli anni di adesione al futurismo attraverso la partecipazione alla rivista “L’Italia futurista”. Anche in questo caso le opere di Conti sono pensate in dialogo con i rappresentanti di quella che Raffaello Franchi definì la “pattuglia azzurra” delle nuove leve fiorentine, divise fra l’ammirazione di Soffici e il rimpianto per Boccioni.