Marussig Piero (1879-1937). Biografia. Quadri in vendita

piero-marussig-foto-prontaPiero Marussig nacque a Trieste nel 1879. Iniziò gli studi artistici alla Scuola Industriale locale sotto la guida di Eugenio Scomparini. Nel 1898 si recò a Monaco dove frequentò i corsi dell’Accademia di Belle Arti sino al 1901. Rientrato a Trieste vi rimase due anni, per trasferirsi a Roma nel 1903, dove, visitando i musei, ebbe modo di studiare i grandi maestri del passato e di apprezzare, in particolare, le doti artistiche di Tiziano. Nel 1905 si recò a Parigi, dove rimase affascinato dalla pittura di Van Gogh, Gauguin e di Matisse. Nel 1906 fu presente per la prima volta all’Esposizione Universale di Milano, lo stesso anno acquistò Villa Chiadino nella campagna triestina, dipingendo en plein air circondato dagli affetti familiari e da amici letterati e pittori. Nel 1910 partecipò alla mostra della Secessione viennese, ripetendo l’esperienza nel 1911, ‘12 e ‘14. Fu presente nel 1913 all’Esposizione Nazionale di Belle Arti di Napoli e l’anno successivo organizzò la prima personale alla galleria Cassirer di Berlino.

Nel 1919 espose alla Quadriennale di Torino e, visto anche l’interesse dimostrato dalla critica in occasione di un’antologica alla Galleria Vinciana di Milano, nel 1920 si trasferì nel capoluogo lombardo.

Qui entrò in contatto con Margherita Sarfatti e con gli artisti e intellettuali che ne frequentavano il salotto. Nel 1922 espose presso Bottega di Poesia in una collettiva con Achille Funi, Ubaldo Oppi, Mario Sironi, Leonardo Dudreville,  Anselmo Bucci, Emilio Malerba; questi,  con l’aiuto della Sarfatti e del gallerista Lino Pesaro, crearono il gruppo Novecento. Dal 1923 prese parte alle esposizioni nazionali ed internazionali organizzate dalla Sarfatti e, nel 1926, quando venne rifondato il gruppo con il nome di  “Novecento italiano”, Marussig entrò nel comitato direttivo. Nel 1930, con Achille Funi e lo scultore Timo Bortolotti, aprì una scuola d’arte ispirata all’organizzazione delle antiche botteghe d’arte.

Espose per l’ultima volta alla Biennale veneziana nel 1936. Morì per cirrosi epatica l’anno successivo a Pavia.


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