March Giovanni (1894-1974). Biografia. Quadri in vendita.

Giovanni March nacque a Tunisi il 2 febbraio 1894. A dodici anni, dopo aver perso entrambe i genitori, si trasferì a Livorno.  Per aiutare economicamente la famiglia, lavorò come fabbro, e imbianchino, facendo anche  il pescatore e il commerciante. Conobbe Ludovico Tommasi  che lo ritrasse in un piccolo bozzetto mentre dipingeva. Esordì nel 1916 con due disegni Bambina e Contadino in cui sono ben riconoscibili le influenze di Mario Puccini e di Tommasi. Tra i suoi primi estimatori vi fu il livornese Paolo Fabbrini. Mentre era al fronte, la sua futura moglie, Amabile Giampieri, dette alla luce il figlio Henry. Rientrato nel 1919 si dedicò completamente alla pittura. Da quel momento Paolo Fabbrini lo sostenne, acquistando molti dei suoi quadri, come già faceva con Mario Puccini e Giovanni Bartolena. Grazie a Ludovico Tommasi entrò in contatto con Aldo Gonnelli che, nel 1921,  gli dedicò un’intera mostra nella propria Saletta. Il grande successo di critica e pubblico lo spinse ad andare avanti. Nel 1922 partecipò alla  Fiorentina Primaverile con Ritratto di vecchio barcaiolo e sei litografie. L’anno seguente visitò per la prima volta la città di Milano in occasione di una personale alla Galleria Vinciana. Nell’estate del 1924 espose a Bottega d’Arte di Livorno; nella circostanza la prefazione fu curata da Carlo Carrà, mentre due anni dopo, sempre a Bottega d’Arte,  le sue opere vennero  presentate da Enrico Somaré, padre della storia e della letteratura dei Macchiaioli. Nel 1929 espose al XXXV Salon de Beaux-Artes di Nizza, dove conobbe il Cavalier Marco Battino di cui dipinse un importante ritratto. Nel 1930 tenne una personale alla Galleria M.M.Bernheim Jeune Editeurs d’Arts di Parigi, ricevendo apprezzamenti entusiastici.  Rientrato in Italia nel giugno 1930 espose, con discreto successo,  a Bottega d’Arte alcuni lavori realizzate in Francia.  Verso la fine del 1931 decise di trasferirsi con la famiglia a Roma. Nei due anni di permanenza nella capitale, ebbe modo d’incontrare personalità di spicco  della cultura e dello spettacolo. Sino al 1958 abitò a Firenze, diventando membro dell’Accademia delle Arti del Disegno .  Nel 1960 espose nella Sala della Cultura di Rosignano Solvay (Livorno) nell’ambito di una manifestazione organizzata dall’Università Popolare.  Nel 1962 inviò le proprie opere a Venezia, Roma, Verona e Pontedera. La scomparsa della moglie nel 1969 lo gettò in un profondo sconforto. La sua forte fibra cominciò così a indebolirsi e, nel 1974, morì Livorno per una grave forma di broncopolmonite.

 

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Lomi Giovanni (1889-1969). Biografia. Quadri in vendita.

Giovanni Lomi nacque a Livorno il 31 ottobre 1889. Rimase orfano all’età di sei anni e, sin da giovanissimo, si appassionò al disegno. Inizialmente eseguì molti ritratti a sfumino di persone defunte su richiesta dei parenti. Nelle ore libere visitava gallerie e musei, fermandosi spesso ad osservare i pittori che dipingevano all’aperto. Adolfo Tommasi, all’epoca già noto, dopo aver visto i suoi disegni, lo incentivò a continuare, dicendogli  che preferiva non averlo come allievo perché, altrimenti, avrebbe finito, come gli altri, per copiare il suo stile. L’incontro fu, comunque, determinante per Lomi; infatti i suggerimenti di Tommasi lo rafforzarono nel proposito di divenire pittore. Per mantenersi lavorò come imbianchino e decoratore, incrementando le modeste entrate grazie alle abilità canore. Chiamato alle armi, fu inviato al fronte dove dipinse cartoline per i compagni. Nel 1921 sposò Caterina Del Nero, dalla quale l’anno seguente ebbe il primo e unico figlio, Federigo. Risale a quel periodo l’esordio con una mostra personale a Firenze presso la Galleria Materazzi. Nel 1924 vinse con L’ora dorata il premio Bechi al IV Concorso Ussi. Espose anche Roma alle mostre degli Amatori e Cultori del 1920 e del 1923 e alle Biennali romane del 1923 e del 1925. Nel 1924 allestì una personale con Gino Romiti alla Galleria Geri. Nel 1919 partecipò alla Permanente di Milano con il dipinto Vecchi scali livornesi, acquistato dal Comune di Roma per la Galleria d’Arte Moderna, dopo essere stato esposto alla Mostra degli Amatori e Cultori della capitale.

Nel 1926, in una Mostra ufficiale di arte moderna italiana a Brighton, il suo dipinto Verso il tramonto fu acquistato dal Municipio per la galleria civica. Dal 15 al 30 novembre 1930 tenne una personale alla Galleria Cavalensi e Botti di Firenze, dove presentò 107 opere tra cui numerosi paesaggi dell’alta Italia e della Riviera Ligure. Negli anni Cinquanta si recò a dipingere a Parigi, Barcellona e Roma. Visitò anche la Valle d’Aosta, eseguendo numerosi paesaggi della zona di Entrèves. Morì per un improvviso malore nel suo studio a Livorno il 9 giugno 1969.

 

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Filippelli Cafiero (1889-1973). Biografia. Quadri in vendita

Cafiero Filippelli nacque a Livorno nel 1889. Verso gli otto anni cominciò a rivelare una naturale disposizione per il disegno e la pittura. Ebbe come primo insegnante lo scultore Gori, conosciuto dalla madre che aveva posato come modella per una della quattro stagioni, statue poste all’interno del mercato centrale di Livorno. Gori lo indirizzò alla Scuola d’Arte e Mestieri dove Cafiero ottenne la licenza. Vinse poi la borsa di studio “Banti”e fu mandato quindi a Firenze dove frequentò l’Accademia di Belle Arti e la Scuola del Nudo. Nel capoluogo toscano conobbe Giovanni Fattori, e Galileo Chini. Nel 1914 sposò Annarella Ottorina dalla quale ebbe due figli, Silvano e Mirella. Richiamato alle armi nello stesso anno, vi rimase fino alla fine della guerra. Per sostenere la famiglia accettò di lavorare in una fabbrica di letti in ferro come decoratore di testate. Nei momenti liberi continuò, però, a dedicarsi alla pittura ritraendo scene di intimità familiare, riprese sotto la luce artificiale della propria casa e, nei fine settimana, recandosi a all’Ardenza e ad Antignano riproducendo pinete e paesaggi marini. Il primo successo lo ottenne nel 1922 durante la Primaverile Fiorentina dove, il suo quadro “Babbo ritorna” fu acquistato dalla Galleria d’Arte Moderna. L’anno successivo espose alla Quadriennale di Torino e alla seconda Biennale di Roma; nel 1924 e nel 1926 si presentò alla Biennale Internazionale d’Arte di Venezia e qui vendette il quadro “Anime sole”. Nello stesso anno espose alla Promotrice di Torino e alla Mostra di Brera. Nel 1931 tenne una personale alla Galleria Ronco di Biella; sette anni più tardi morì la moglie lasciando un grande vuoto nella vita dell’artista. Prima del secondo conflitto mondiale, nel 1942, espose con altri pittori livornesi alla Galleria Ranzini di Milano e al salone del Broletto a Novara.

Nel 1940 si sposò per la seconda volta con Regina Creati che lo lasciò nuovamente vedovo dopo 15 anni. La sua pittura intanto cominciava ad essere apprezzata anche fuori della Toscana: nel 1951 partecipò con altri artisti labronici ad una collettiva al Circolo Artistico di Palermo. Nel 1959 sposò la terza moglie Anna Maria Gasparri che gli rimase vicina fino alla morte. Dal 1963 al 1968 numerose furono le sue partecipazioni a esposizioni d’arte da Torino, Gallarate, Brescia, Novara etc. In questi anni il pittore rimase stabilmente a Livorno salvo durante l’estate e la primavera, quando si recò dalla figlia in Abruzzo.

Morì nel febbraio del 1973.

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Issupoff Alessio (1889-1957). Biografia. Quadri in vendita.

Alessio Issupoff nacque a Viatka, nella Russia settentrionale, il 10 marzo 1889. Sin da giovane fu un carattere serio e riflessivo, un naturale osservatore della realtà che lo circondava. Il padre gli insegnò il lavoro di falegname. Fu però la pittura la via che scelse: terminate le scuole, per qualche tempo aiutò Anastasio Cernogoroff, pittore di immagini sacre. I genitori lo incoraggiarono in questa sua passione. Con i suoi mezzi, attraverso cioè la vendita di alcuni quadretti agli abitanti della propria città, riuscì a recuperare i soldi per trasferirsi a Mosca e frequentare, dal 1909, i corsi dell’Accademia. L’anno successivo fu invitato a mandare qualche sua opera alla mostra promossa dall’Unione degli Artisti Russi che si tenne a Mosca e a Pietroburgo.  Uno dei suoi professori , Serov, famoso ritrattista (si ricordi a questo proposito il ritratto dello Zar Nicola II e delle principesse della famiglia imperiale, delle danzatrici Ida Rubistein e Anna Pavlova).  Come il suo maestro, anche Issupoff ebbe modo di vedere gli ambienti russi più signorili, potendo così apprezzare non solo le opere custodite nei musei ma anche quelle delle raccolte private. La naturale sensibilità accompagnata alla capacità pittorica acquisita fecero sì che ben presto cominciasse a vendere alla mostre studentesche a cui era invitato. Si trattava di opere che preparava nel suo studio a Mosca o che faceva a Viatka durante le vacanze. Presto ebbe anche alcuni committenti tra cui due mercanti d’arte italiano, il Ceccato e il Daziaro. Nel 1911 ottenne la commissione di 32 dipinti a tema sacro per una chiesa della città natale.

Nel 1913 terminò gli studi accademici.  Dopo un breve viaggio negli Urali, decise di tornare a Mosca dove conobbe la futura moglie Tamara Ivanova. Nell’autunno del 1915 fu chiamato alle armi ed assegnato ad un reggimento siberiano che seguì nel Turkestan. I costumi orientali, vissuti durante il periodo militare, lo affascinarono moltissimo. Ebbe modi di svolgere le funzioni di scenografo quando nel suo reggimento fu allestito un teatro e inoltre il colonnello , Kaletzki, amante delle arti, gli commissionò il proprio ritratto. Una volta congedato, gli fu impedito di tornare a Mosca. Dovette quindi organizzarsi e partecipò all’apertura di una scuola di pittura e di scultura con altri ex soldati, assumendo il ruolo di Direttore della sezione di Figura. Ciò però lo distoglieva dalla sua attività pittorica . Decise quindi di abbandonare l’incarico e di recarsi a Samarcanda per vedere e dipingere la città dalle bellissime moschee, ricca di monumenti e abitata da una popolazione pittoresca. Gli anni passati a Samarcanda lasciarono una traccia profonda nello spirito e nell’arte di Issupoff. Nello spirito rimasero i ricordi della bellissima città e i preziosi dettami di sapienza orientale. Nel 1921 rientrò a Mosca. Qui cominciò, su incarico del vice commissario per la salute pubblica a Solovioff, a eseguire ritratti di personaggi politici e altri commissari per decorare gli uffici. Nel 1923, Issuppoff mandò venti quadri alla mostra organizzata in America dall’Associazione degli Artisti Russi.  Furono vendute tutte. Questo gli permise di realizzare il desiderio di visitare l’Italia che aveva da molto tempo. Nel 1925 partì. Nel 1926 presentò a Roma per la prima volta le sue opere presso la Galleria Fiamma di Guido Guida. La mostra ebbe un enorme successo di critica e pubblico. Antonio Mancini ebbe per lui commenti entusiastici. Quest’ultimo quindi permise a Issupoff di partecipare alla maggiori esposizioni d’arte italiane, alle Biennali veneziane del 1930 etc. Rimase quindi in Italia preferendo una vita colma di disponibilità economica e notorietà. La lontananza dalla sua Russia non tardò a farsi sentire. Questo gli provocò una profonda depressione che, accompagnata alla precaria salute, lo portò ad isolarsi dal mondo fino alla morte avvenuta nel luglio 1957.

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carlo-canella-autoritratto

Canella Carlo (1800-1879). Biografia. Quadri in vendita.

carlo-canella-autoritrattoCarlo Canella nacque il 6 aprile 1800 a Verona. Indirizzato alla pittura dal fratello maggiore Giuseppe, studiò presso l’Accademia veronese esordendo, nel 1829, all’Esposizione  milanese con un Ritratto.  Nell’album d’Esposizione di Belle Arti del 1837 era stato così giudicato : “Benchè non abbia avuto tutto l’estro inventivo del fratello Giuseppe, sa condurre i suoi quadri di genere di vedute con molto studio di vero e splendore di colorito”. Numerose opere figurarono anche nell’ambito delle rassegne veronesi.

Sono da ricordare come suoi lavori il ritratto del Canella nel suo studio, erroneamente qualificato dai biografi e catalogatori dell’epoca quale autoritratto di Giuseppe, e un’opera appartenente al marchese Zanoletti rappresentante   un interno di cucina con una scena di memoria indunesca, nonché il quadro raffigurante l’interno del Duomo di Milano in cui si firma “Canella minore” e che il Museo di Castel vecchio di Verona stava per acquistare dalla proprietaria Emma Wollisch di Vienna.

Morì a Milano nel 1879.


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Veduta di via Porta Nuova a Torino
 

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Pomeo-Molmenti-foto

Molmenti Pompeo (1819-1894). Biografia. Quadri in vendita.

Pomeo-Molmenti-fotoPompeo Marino Molmenti nacque a Motta di Livenza  (Treviso) il 3 novembre 1819.

Iniziò a dipingere giovanissimo. La prima opera nota è il ritratto del padre, eseguito tra il 1833 e il ‘34. Nel 1838 partecipò all’esposizione dell’Accademia di Venezia con Santa Teresa, di cui si sono perse le tracce. Tra le opere di questo periodo si distinguono anche il disperso Autoritratto, eseguito nel 1839 e il Ritratto d’uomo. I suoi primi estimatori e committenti furono Spiridione e Teresa Papadopoli che abitavano vicino alla casa paterna. Fu grazie a loro che, dopo la morte del padre, poté trasferirsi a Venezia e frequentare i corsi dell’Accademia di Belle Arti. I suoi insegnanti furono Ludovico Lipparini e Michelangelo  Grigoletti  per Elementi di Figura, Odorico Politi per Pittura.

Intorno al 1843-44 seguì, in qualità di “pittore di viaggio”, il duca Saverio von Blacas in Oriente attraverso Grecia, Siria e Libia, così come, negli stessi anni, fece anche il collega Ippolito Caffi. Dall’esperienza trasse spunto per numerosi acquarelli e disegni a matita acquistati da Eugenia Bonaparte, attualmente dispersi. Stessa sorte ebbe il dipinto già nella collezione del von Blacas Arabi nel deserto attendono una carovana per derubarla e un paio di versioni di Arabo. Sulla base delle suggestioni orientali dipinse inoltre Partenza di Tobia con Rachele dalla casa di Labano, commissionatagli da Spiridione Papadopoli e Sara dà Agar in moglie ad Abramo presentato all’Accademia di Venezia nel 1852. Dal ‘46, per due anni, viaggiò in Italia fermandosi a Firenze e a Roma. Agli inizi degli anni ’60 andò a Parigi dove fu influenzato dalla pittura di Delacroix e Gericault. Nel 1851 ottenne l’incarico di professore aggiunto di Elementi di figura all’Accademia di Venezia, mantenendolo sino al ‘65. Furono tra i suoi allievi più noti Giacomo Favretto, Guglielmo Ciardi, Luigi Nono ed Ettore Tito, futuri maestri veneziani del realismo, da lui spronati verso la ricerca del vero, completamente diversa dagli insegnamenti appresi da Ludovico Lipparini e Grigoletti. L’arresto di Filippo Calendario, commissionatagli dai principi Giovannelli ottenne numerosi consensi all’esposizione dell’Accademia di Venezia del’55. Tra il 1860 e il ’70 eseguì i ritratti ai membri della famiglia Buzzati che gli valsero la fama in questo genere di raffigurazione. Nel decennio successivo si dedicò a quelli alla famiglia Ferrari. Morì il 16 dicembre 1894 a Venezia.

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Renato-Guttuso-autoritratto

Guttuso Renato (1912-1987). Biografia. Quadri in vendita.

Renato-Guttuso-autoritrattoRenato Guttuso nacque a Bagheria (Palermo) il 2 gennaio 1912. Qui frequentò lo studio del pittore naturalista Domenico Quattrociocchi, amico del padre e, a Palermo, quello del futurista Pippo Rizzo. Nel ‘24 cominciò a firmare e datare i primi dipinti, per lo più paesaggi, ripresi da cartoline e stampe e, l’anno successivo, impressioni dal vero. Terminati gli studi classici, si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza di Palermo. Prese intanto consistenza l’attività di scrittore d’arte; collaborò, infatti, al “Giornaledell’Arte”. Nel 1931 l’accettazione di due quadri alla Prima Quadriennale Romana lo spinse ad abbandonare gli studi di giurisprudenza per dedicarsi completamente alla pittura. Visse in questi anni tra Roma e Milano dove espose nella primavera del ‘32 alla Galleria del Milione. Intensificò, nel frattempo, l’attività di scrittore d’arte con collaborazioni a riviste quali “Vecchio eNuovo” di Lecce e “L’Ora” di Palermo. Svolse, inoltre, lavori di restauro presso la Sovrintendenza dell’Arte Medioevale e Moderna dell’Umbria, la Pinacoteca di Perugia e la Galleria Borghese di Roma. Nel ‘38, presentato in catalogo dallo scrittore siciliano Nino Savarese, tenne la prima personale alla romana Galleria della Cometa, patrocinata dalla Contessa Letizia Pecci-Blunt. Fu questo un anno di grande rilievo nella sua attività creativa. Realizzò infatti Fucilazione in campagna esposto poi a Roma all’inizio del 1940.Nel 1941 la Crocifissione, considerata da subito opera capitale della sua ricerca, fu presentata al IV Premio Bergamo. Duramente criticata per la nudità dei personaggi e la crudezza della rappresentazione del clero e del regime fascista, Guttuso rispose con la frase: “Li dipinsi nudi per sottrarli a una collocazione temporale: questa è una tragedia di oggi, il giusto perseguitato è cosa che soprattutto oggi ci riguarda”. Negli anni della guerra conobbe Mimise Dottori, sua futura moglie.

Altra donna fondamentale nella sua vita fu Marta Marzotto: s’incontrarono a Milano nel 1967 e, nonostante entrambi fossero sposati, la loro relazione durò fino alla morte dell’artista.

Nel 1946 andò a Parigi, dove fece la conoscenza di Pablo Picasso, divenendone amico. Collaborò con scritti a “L’Unità” e disegnò illustrazioni per Addio alle armi di Hemingway. Nella primavera del ’49, nelle Acciaierie di Terni dipinse scene con operai metallurgici, altiforni e nature morte meccaniche. In estate soggiornò in Scilla, iniziando un grande ciclo di paesaggi marini, pescatori e nature morte. L’anno seguente vi si recò nuovamente, in compagnia di Giuseppe Mazzullo, Saro Mirabella e Giovanni Omiccioli. Si parlò di una “Scuola di Scilla”. Nell’estate espose alla XXV Biennale di Venezia il grande dipinto realizzato fra il 1949 e il ’50 Occupazione delle terre incolte in Sicilia. Dedicò ampio impegno al nuovo ciclo di dipinti di Scilla, raffiguranti perlopiù soggetti marini quali paesaggi della cittadina, dello Stretto di Messina, del Golfo di Bagnara, mareggiate, ragazzi sugli scogli, pescatori in barca, ritratti e nature morte di pesci. Tali dipinti vennero esposti nell’ottobre del 1951 nella personale dedicatagli  dalla Galleria il Pincio di Roma, e nell’estate dell’anno successivo alla XXVI Biennale di Venezia.

Dal 1953 trascorse lunghi periodi a Velate, in provincia di Varese, dove trovarono ispirazione molti suoi quadri: Tetti di Velate del 1958, Tramonto a Velate del 1960 e, soprattutto, La fuga in Egitto. Nel 1955 fu presente con 9 opere alla Quadriennale di Roma; nell’occasione il catalogo fu presentato da Elsa Morante.

Nel 1958 espose alla Aca Gallery e Haller Gallery di New York. Due anni più tardi fu presente alla Biennale di Venezia con una sala personale.

Una mostra antologica gli diede l’opportunità di essere apprezzato anche al Museo Puskin di Mosca e all’Hermitage di Leningrado.

Nel 1966 realizzò il ciclo autobiografico composto da 36 quadri e 62 tra disegni e acquarelli. Questa imponente lavoro fu esposto un anno più tardi a Darmstadt e poi ad Anversa, Amburgo, Praga e Ferrara.Nel 967, una mostra antologica fu presentata a Berlino Est.Nel 1968, si recò a Parigi dove ritrasse i giovani nelle prime marce di protesta del "maggio francese". Nel ‘71 la Regione Sicilia curò una mostra antologica nel Palazzo dei Normanni; il catalogo fu arricchito con scritti di Leonardo Sciascia. Nel 1972 raffigurò I funerali di Togliatti, la grande tela ben dimostra il forte  spirito antifascista di Guttuso.Fu insignito del Premio Lenin per la pace e Nominato senatore della Repubblica nel ‘76. Nel 1985 con le mostre di Palazzo Reale a Milano e di Palazzo Comitini a Palermo fu definitivamente consacrato pittore di fama internazionale. Morì a Roma il 18 gennaio 1987 lasciando alla città natale molte opere attualmente raccolte nel museo di Villa Cattolica a Bagheria.

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gignous ok

Gignous Eugenio (1850-1906). Biografia. Quadri in vendita.

 

gignous okEugenio Gignous nacque a Milano il 4 agosto 1850. Fin da giovanissimo dimostrò una spiccata attitudine per la pittura, raffigurando sulle pareti di casa scene belliche. Superata l’iniziale esitazione, il padre lo iscrisse nel 1864 all’Accademia di Brera, dove ebbe come maestro il vedutista Riccardi. Nel 1864 seguì il corso di Ornato, e successivamente quello di Paesaggio, di Plastica, Storia dell’arte, Litografia e Nudo.

Fu guida e punto di riferimento dei giovani scapigliati come Ranzoni, Grandi e Mosè Bianchi e, a Pavia, strinse amicizia con il più anziano Tranquillo Cremona. Esempio rarissimo di collaborazione fra i due fu il quadro Faust e Margherita nel bosco per il quale Cremona eseguì le figure e Gignous  il paesaggio. Quest’ultimo dipinse, inoltre, Tranquillo Cremona in atto di dipingere all’aperto il ritratto di Benedetto Junck (Milano, Galleria d’Arte Moderna di Milano). L’adesione di Gignous alla Scapigliatura non fu totale e incondizionata, il carattere estremamente equilibrato gli impedì di aderire alle bizzarrie e stravaganze del gruppo.

Dopo il ‘70, iniziò a partecipare alle Promotrici di Torino, Genova e Firenze, oltreché alle esposizione di Belle Arti di Milano, dove  venne premiato nel 1870 con Cortile rustico.

Nel 1877 aderì all’Esposizione Nazionale di Belle Arti di Napoli con un paesaggio svizzero e nel 1879 presentò una veduta del Lago Maggiore a Brera di cui, nel frattempo, era divenuto socio onorario. Nel 1881 si sposò con Matilde Ferri, figlia di un colto e facoltoso dottore in legge. Inizialmente si stabilì con la moglie a  Milano per trasferirsi a Stresa nel 1897. Spesso si recò a Venezia, meta obbligata di molti artisti per “pulire la tavolozza” attraverso intonazioni limpide e nitide. Altre mete frequenti furono Lione, dove aveva alcuni parenti, Parigi e Milano, città nelle quali ebbe modo di frequentare amici colleghi quali Leonardo Bazzaro, Pompeo Mariani, Filippo Carcano, Uberto Dell’Orto e Mosè Bianchi ed i mercanti Vittore Grubicy de Dragon, Lino Pesaro, Vittorio Barbaroux e Gussoni.

Le opere di Gignous vennero apprezzate nell’ambiente verbanese ed alcuni suoi lavori furono acquistati dalla regina Margherita e da altri illustri frequentatori della zona lacustre, tra cui vari collezionisti argentini e una famiglia aristocratica irlandese. Continuò a partecipare alle mostre annuali di Brera e della Società per le Belle Arti alla Permanente di Milano, alle promotrici di Torino e di Genova, a Roma (1883 e 1893),  Firenze (1895 e 1896) e Venezia (1897). Morì nel 1906. E’ sepolto a Stresa accanto alla moglie Elisabetta.

 

 

 

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Filadelfo-Simi-autoritratto

Simi Filadelfo (1849-1923). Biografia. Quadri in vendita.

Filadelfo-Simi-autoritrattoFiladelfo Simi nacque a Levigliani ( Lucca) nel 1849. Dopo aver conseguito il diploma all’Accademia di Belle Arti di Firenze, a 25 anni si trasferì a Parigi frequentando lo studio di Jean-Léon Gérome e avendo modo di conoscere Giuseppe De Nittis. Nel 1876 visitò la Spagna in compagnia del pittore americanoo Albert Wiel con il quale condivideva l’interesse per l’orientalismo di stile moresco. Rientrato a Parigi, vi si trattenne sino al ‘78, anno in cui espose al Salon La Foresta di Fontainebleau.  Si stabilì poi a Firenze trascorrendo però lunghi periodi nella campagna di Stazzema. Grazie all’aiuto del suo mecenate Angelo Vegni, aprì in città una scuola internazionale a cui dedicò molta attenzione fino alla sua morte. Nel 1887 presentò all’Esposizione Internazionale di Venezia Un riflesso, attraverso il quale manifestò un certo interesse per la pittura preraffaellita. L’opera ottenne vasti consensi da parte della critica, venendo acquistata dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma per poi essere riproposta, nel 1888, all’Esposizione londinese d’Arte Italiana, nel 1893 all’Esposizione di Belle Arti di Firenze e in occasione dell’Esposizione Internazionale di Monaco del 1905.

Nel 1895 figurò alla prima Biennale di Venezia con Le Parche e Bice. Iridescenze della madreperla , chiaro esempio dell’influenza della ritrattistica parigina di Boldini e De Nittis, oltreché del  giapponismo allora di gran voga. Nel 1906 il dipinto fu presentata all’Esposizione Permanente di Firenze e nel 1913 fu acquistata per 3.500 lire dalla Galleria d’Arte Moderna cittadina.

Intensa la sua presenza alle più importanti mostre europee, tra cui  quella all’Esposizione di Berlino, nel 1896,  e  quella a San Pietroburgo dell’anno successivo. Morì nel 1923  per un attacco di cuore, partecipando sino all’ultimo molte iniziative della Società di Belle Arti a Firenze.

 

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Vittorio-Zecchin-foto

Zecchin Vittorio (1878-1947). Biografia. Quadri in vendita.

Vittorio-Zecchin-fotoVittorio Zecchin nacque a Murano nel 1878. All’Accademia di Belle Arti di Venezia frequentò le lezioni di paesaggio di Guglielmo Ciardi, senza, però, sostenere l’esame finale. Seguì poi il corso di Ornato di Augusto Sezanne . Lontano dalla pittura tardo naturalista di area veneta, dimostrò uno stile decisamente affine ad Arnold Böcklin, evidente nell’Autoritratto del 1903. Ad influenzare la sua pittura contribuì l’incontri con l’olandese Jan Toorop alla Biennale del 1905 e l’altro con Gustav Klimt avvenuto cinque anni più tardi. Partecipando alle mostre organizzate dalla Fondazione Bevilacqua la Masa a Ca’ Pesaro, ebbe modo di confrontarsi anche con il gruppo “L’Aratro” e, soprattutto, con il suo fondatore Teodoro Woolf Ferarri. Prese parte alla mostra di Monaco nel 1913 e alle esposizioni della Secessione romana dal 1913 al ‘15.

Nel 1914 eseguì il ciclo decorativo Le Mille e una notte per l’Hotel Terminus di Venezia, definito il capolavoro liberty della città. Si distinse anche per la realizzazione degli arazzi, la cui produzione fu avviata nella sede-laboratorio di San Donato, frequentata da Gabriele D’Annunzio e poi ampliata  presso le fondamenta dei vetrai. Distintosi anche nella realizzazione di oggetti artistici in vetro, nel fece parte della direzione della vetreria Cappellini & C., continuando a collaborare con altre prestigiose vetrerie come la Barovier e la Fratelli Toso.

Morì a Murano nel 1947.

 

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