carlo-canella-autoritratto

Canella Carlo (1800-1879). Biografia. Quadri in vendita.

carlo-canella-autoritrattoCarlo Canella nacque il 6 aprile 1800 a Verona. Indirizzato alla pittura dal fratello maggiore Giuseppe, studiò presso l’Accademia veronese esordendo, nel 1829, all’Esposizione  milanese con un Ritratto.  Nell’album d’Esposizione di Belle Arti del 1837 era stato così giudicato : “Benchè non abbia avuto tutto l’estro inventivo del fratello Giuseppe, sa condurre i suoi quadri di genere di vedute con molto studio di vero e splendore di colorito”. Numerose opere figurarono anche nell’ambito delle rassegne veronesi.

Sono da ricordare come suoi lavori il ritratto del Canella nel suo studio, erroneamente qualificato dai biografi e catalogatori dell’epoca quale autoritratto di Giuseppe, e un’opera appartenente al marchese Zanoletti rappresentante   un interno di cucina con una scena di memoria indunesca, nonché il quadro raffigurante l’interno del Duomo di Milano in cui si firma “Canella minore” e che il Museo di Castel vecchio di Verona stava per acquistare dalla proprietaria Emma Wollisch di Vienna.

Morì a Milano nel 1879.


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Veduta di via Porta Nuova a Torino
 
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Pomeo-Molmenti-foto

Molmenti Pompeo (1819-1894). Biografia. Quadri in vendita.

Pomeo-Molmenti-fotoPompeo Marino Molmenti nacque a Motta di Livenza  (Treviso) il 3 novembre 1819.

Iniziò a dipingere giovanissimo. La prima opera nota è il ritratto del padre, eseguito tra il 1833 e il ‘34. Nel 1838 partecipò all’esposizione dell’Accademia di Venezia con Santa Teresa, di cui si sono perse le tracce. Tra le opere di questo periodo si distinguono anche il disperso Autoritratto, eseguito nel 1839 e il Ritratto d’uomo. I suoi primi estimatori e committenti furono Spiridione e Teresa Papadopoli che abitavano vicino alla casa paterna. Fu grazie a loro che, dopo la morte del padre, poté trasferirsi a Venezia e frequentare i corsi dell’Accademia di Belle Arti. I suoi insegnanti furono Ludovico Lipparini e Michelangelo  Grigoletti  per Elementi di Figura, Odorico Politi per Pittura.

Intorno al 1843-44 seguì, in qualità di “pittore di viaggio”, il duca Saverio von Blacas in Oriente attraverso Grecia, Siria e Libia, così come, negli stessi anni, fece anche il collega Ippolito Caffi. Dall’esperienza trasse spunto per numerosi acquarelli e disegni a matita acquistati da Eugenia Bonaparte, attualmente dispersi. Stessa sorte ebbe il dipinto già nella collezione del von Blacas Arabi nel deserto attendono una carovana per derubarla e un paio di versioni di Arabo. Sulla base delle suggestioni orientali dipinse inoltre Partenza di Tobia con Rachele dalla casa di Labano, commissionatagli da Spiridione Papadopoli e Sara dà Agar in moglie ad Abramo presentato all’Accademia di Venezia nel 1852. Dal ‘46, per due anni, viaggiò in Italia fermandosi a Firenze e a Roma. Agli inizi degli anni ’60 andò a Parigi dove fu influenzato dalla pittura di Delacroix e Gericault. Nel 1851 ottenne l’incarico di professore aggiunto di Elementi di figura all’Accademia di Venezia, mantenendolo sino al ‘65. Furono tra i suoi allievi più noti Giacomo Favretto, Guglielmo Ciardi, Luigi Nono ed Ettore Tito, futuri maestri veneziani del realismo, da lui spronati verso la ricerca del vero, completamente diversa dagli insegnamenti appresi da Ludovico Lipparini e Grigoletti. L’arresto di Filippo Calendario, commissionatagli dai principi Giovannelli ottenne numerosi consensi all’esposizione dell’Accademia di Venezia del’55. Tra il 1860 e il ’70 eseguì i ritratti ai membri della famiglia Buzzati che gli valsero la fama in questo genere di raffigurazione. Nel decennio successivo si dedicò a quelli alla famiglia Ferrari. Morì il 16 dicembre 1894 a Venezia.

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Renato-Guttuso-autoritratto

Guttuso Renato (1912-1987). Biografia. Quadri in vendita.

Renato-Guttuso-autoritrattoRenato Guttuso nacque a Bagheria (Palermo) il 2 gennaio 1912. Qui frequentò lo studio del pittore naturalista Domenico Quattrociocchi, amico del padre e, a Palermo, quello del futurista Pippo Rizzo. Nel ‘24 cominciò a firmare e datare i primi dipinti, per lo più paesaggi, ripresi da cartoline e stampe e, l’anno successivo, impressioni dal vero. Terminati gli studi classici, si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza di Palermo. Prese intanto consistenza l’attività di scrittore d’arte; collaborò, infatti, al “Giornaledell’Arte”. Nel 1931 l’accettazione di due quadri alla Prima Quadriennale Romana lo spinse ad abbandonare gli studi di giurisprudenza per dedicarsi completamente alla pittura. Visse in questi anni tra Roma e Milano dove espose nella primavera del ‘32 alla Galleria del Milione. Intensificò, nel frattempo, l’attività di scrittore d’arte con collaborazioni a riviste quali “Vecchio eNuovo” di Lecce e “L’Ora” di Palermo. Svolse, inoltre, lavori di restauro presso la Sovrintendenza dell’Arte Medioevale e Moderna dell’Umbria, la Pinacoteca di Perugia e la Galleria Borghese di Roma. Nel ‘38, presentato in catalogo dallo scrittore siciliano Nino Savarese, tenne la prima personale alla romana Galleria della Cometa, patrocinata dalla Contessa Letizia Pecci-Blunt. Fu questo un anno di grande rilievo nella sua attività creativa. Realizzò infatti Fucilazione in campagna esposto poi a Roma all’inizio del 1940.Nel 1941 la Crocifissione, considerata da subito opera capitale della sua ricerca, fu presentata al IV Premio Bergamo. Duramente criticata per la nudità dei personaggi e la crudezza della rappresentazione del clero e del regime fascista, Guttuso rispose con la frase: “Li dipinsi nudi per sottrarli a una collocazione temporale: questa è una tragedia di oggi, il giusto perseguitato è cosa che soprattutto oggi ci riguarda”. Negli anni della guerra conobbe Mimise Dottori, sua futura moglie.

Altra donna fondamentale nella sua vita fu Marta Marzotto: s’incontrarono a Milano nel 1967 e, nonostante entrambi fossero sposati, la loro relazione durò fino alla morte dell’artista.

Nel 1946 andò a Parigi, dove fece la conoscenza di Pablo Picasso, divenendone amico. Collaborò con scritti a “L’Unità” e disegnò illustrazioni per Addio alle armi di Hemingway. Nella primavera del ’49, nelle Acciaierie di Terni dipinse scene con operai metallurgici, altiforni e nature morte meccaniche. In estate soggiornò in Scilla, iniziando un grande ciclo di paesaggi marini, pescatori e nature morte. L’anno seguente vi si recò nuovamente, in compagnia di Giuseppe Mazzullo, Saro Mirabella e Giovanni Omiccioli. Si parlò di una “Scuola di Scilla”. Nell’estate espose alla XXV Biennale di Venezia il grande dipinto realizzato fra il 1949 e il ’50 Occupazione delle terre incolte in Sicilia. Dedicò ampio impegno al nuovo ciclo di dipinti di Scilla, raffiguranti perlopiù soggetti marini quali paesaggi della cittadina, dello Stretto di Messina, del Golfo di Bagnara, mareggiate, ragazzi sugli scogli, pescatori in barca, ritratti e nature morte di pesci. Tali dipinti vennero esposti nell’ottobre del 1951 nella personale dedicatagli  dalla Galleria il Pincio di Roma, e nell’estate dell’anno successivo alla XXVI Biennale di Venezia.

Dal 1953 trascorse lunghi periodi a Velate, in provincia di Varese, dove trovarono ispirazione molti suoi quadri: Tetti di Velate del 1958, Tramonto a Velate del 1960 e, soprattutto, La fuga in Egitto. Nel 1955 fu presente con 9 opere alla Quadriennale di Roma; nell’occasione il catalogo fu presentato da Elsa Morante.

Nel 1958 espose alla Aca Gallery e Haller Gallery di New York. Due anni più tardi fu presente alla Biennale di Venezia con una sala personale.

Una mostra antologica gli diede l’opportunità di essere apprezzato anche al Museo Puskin di Mosca e all’Hermitage di Leningrado.

Nel 1966 realizzò il ciclo autobiografico composto da 36 quadri e 62 tra disegni e acquarelli. Questa imponente lavoro fu esposto un anno più tardi a Darmstadt e poi ad Anversa, Amburgo, Praga e Ferrara.Nel 967, una mostra antologica fu presentata a Berlino Est.Nel 1968, si recò a Parigi dove ritrasse i giovani nelle prime marce di protesta del "maggio francese". Nel ‘71 la Regione Sicilia curò una mostra antologica nel Palazzo dei Normanni; il catalogo fu arricchito con scritti di Leonardo Sciascia. Nel 1972 raffigurò I funerali di Togliatti, la grande tela ben dimostra il forte  spirito antifascista di Guttuso.Fu insignito del Premio Lenin per la pace e Nominato senatore della Repubblica nel ‘76. Nel 1985 con le mostre di Palazzo Reale a Milano e di Palazzo Comitini a Palermo fu definitivamente consacrato pittore di fama internazionale. Morì a Roma il 18 gennaio 1987 lasciando alla città natale molte opere attualmente raccolte nel museo di Villa Cattolica a Bagheria.

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gignous ok

Gignous Eugenio (1850-1906). Biografia. Quadri in vendita.

 

gignous okEugenio Gignous nacque a Milano il 4 agosto 1850. Fin da giovanissimo dimostrò una spiccata attitudine per la pittura, raffigurando sulle pareti di casa scene belliche. Superata l’iniziale esitazione, il padre lo iscrisse nel 1864 all’Accademia di Brera, dove ebbe come maestro il vedutista Riccardi. Nel 1864 seguì il corso di Ornato, e successivamente quello di Paesaggio, di Plastica, Storia dell’arte, Litografia e Nudo.

Fu guida e punto di riferimento dei giovani scapigliati come Ranzoni, Grandi e Mosè Bianchi e, a Pavia, strinse amicizia con il più anziano Tranquillo Cremona. Esempio rarissimo di collaborazione fra i due fu il quadro Faust e Margherita nel bosco per il quale Cremona eseguì le figure e Gignous  il paesaggio. Quest’ultimo dipinse, inoltre, Tranquillo Cremona in atto di dipingere all’aperto il ritratto di Benedetto Junck (Milano, Galleria d’Arte Moderna di Milano). L’adesione di Gignous alla Scapigliatura non fu totale e incondizionata, il carattere estremamente equilibrato gli impedì di aderire alle bizzarrie e stravaganze del gruppo.

Dopo il ‘70, iniziò a partecipare alle Promotrici di Torino, Genova e Firenze, oltreché alle esposizione di Belle Arti di Milano, dove  venne premiato nel 1870 con Cortile rustico.

Nel 1877 aderì all’Esposizione Nazionale di Belle Arti di Napoli con un paesaggio svizzero e nel 1879 presentò una veduta del Lago Maggiore a Brera di cui, nel frattempo, era divenuto socio onorario. Nel 1881 si sposò con Matilde Ferri, figlia di un colto e facoltoso dottore in legge. Inizialmente si stabilì con la moglie a  Milano per trasferirsi a Stresa nel 1897. Spesso si recò a Venezia, meta obbligata di molti artisti per “pulire la tavolozza” attraverso intonazioni limpide e nitide. Altre mete frequenti furono Lione, dove aveva alcuni parenti, Parigi e Milano, città nelle quali ebbe modo di frequentare amici colleghi quali Leonardo Bazzaro, Pompeo Mariani, Filippo Carcano, Uberto Dell’Orto e Mosè Bianchi ed i mercanti Vittore Grubicy de Dragon, Lino Pesaro, Vittorio Barbaroux e Gussoni.

Le opere di Gignous vennero apprezzate nell’ambiente verbanese ed alcuni suoi lavori furono acquistati dalla regina Margherita e da altri illustri frequentatori della zona lacustre, tra cui vari collezionisti argentini e una famiglia aristocratica irlandese. Continuò a partecipare alle mostre annuali di Brera e della Società per le Belle Arti alla Permanente di Milano, alle promotrici di Torino e di Genova, a Roma (1883 e 1893),  Firenze (1895 e 1896) e Venezia (1897). Morì nel 1906. E’ sepolto a Stresa accanto alla moglie Elisabetta.

 

 

 

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Filadelfo-Simi-autoritratto

Simi Filadelfo (1849-1923). Biografia. Quadri in vendita.

Filadelfo-Simi-autoritrattoFiladelfo Simi nacque a Levigliani ( Lucca) nel 1849. Dopo aver conseguito il diploma all’Accademia di Belle Arti di Firenze, a 25 anni si trasferì a Parigi frequentando lo studio di Jean-Léon Gérome e avendo modo di conoscere Giuseppe De Nittis. Nel 1876 visitò la Spagna in compagnia del pittore americanoo Albert Wiel con il quale condivideva l’interesse per l’orientalismo di stile moresco. Rientrato a Parigi, vi si trattenne sino al ‘78, anno in cui espose al Salon La Foresta di Fontainebleau.  Si stabilì poi a Firenze trascorrendo però lunghi periodi nella campagna di Stazzema. Grazie all’aiuto del suo mecenate Angelo Vegni, aprì in città una scuola internazionale a cui dedicò molta attenzione fino alla sua morte. Nel 1887 presentò all’Esposizione Internazionale di Venezia Un riflesso, attraverso il quale manifestò un certo interesse per la pittura preraffaellita. L’opera ottenne vasti consensi da parte della critica, venendo acquistata dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma per poi essere riproposta, nel 1888, all’Esposizione londinese d’Arte Italiana, nel 1893 all’Esposizione di Belle Arti di Firenze e in occasione dell’Esposizione Internazionale di Monaco del 1905.

Nel 1895 figurò alla prima Biennale di Venezia con Le Parche e Bice. Iridescenze della madreperla , chiaro esempio dell’influenza della ritrattistica parigina di Boldini e De Nittis, oltreché del  giapponismo allora di gran voga. Nel 1906 il dipinto fu presentata all’Esposizione Permanente di Firenze e nel 1913 fu acquistata per 3.500 lire dalla Galleria d’Arte Moderna cittadina.

Intensa la sua presenza alle più importanti mostre europee, tra cui  quella all’Esposizione di Berlino, nel 1896,  e  quella a San Pietroburgo dell’anno successivo. Morì nel 1923  per un attacco di cuore, partecipando sino all’ultimo molte iniziative della Società di Belle Arti a Firenze.

 

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Vittorio-Zecchin-foto

Zecchin Vittorio (1878-1947). Biografia. Quadri in vendita.

Vittorio-Zecchin-fotoVittorio Zecchin nacque a Murano nel 1878. All’Accademia di Belle Arti di Venezia frequentò le lezioni di paesaggio di Guglielmo Ciardi, senza, però, sostenere l’esame finale. Seguì poi il corso di Ornato di Augusto Sezanne . Lontano dalla pittura tardo naturalista di area veneta, dimostrò uno stile decisamente affine ad Arnold Böcklin, evidente nell’Autoritratto del 1903. Ad influenzare la sua pittura contribuì l’incontri con l’olandese Jan Toorop alla Biennale del 1905 e l’altro con Gustav Klimt avvenuto cinque anni più tardi. Partecipando alle mostre organizzate dalla Fondazione Bevilacqua la Masa a Ca’ Pesaro, ebbe modo di confrontarsi anche con il gruppo “L’Aratro” e, soprattutto, con il suo fondatore Teodoro Woolf Ferarri. Prese parte alla mostra di Monaco nel 1913 e alle esposizioni della Secessione romana dal 1913 al ‘15.

Nel 1914 eseguì il ciclo decorativo Le Mille e una notte per l’Hotel Terminus di Venezia, definito il capolavoro liberty della città. Si distinse anche per la realizzazione degli arazzi, la cui produzione fu avviata nella sede-laboratorio di San Donato, frequentata da Gabriele D’Annunzio e poi ampliata  presso le fondamenta dei vetrai. Distintosi anche nella realizzazione di oggetti artistici in vetro, nel fece parte della direzione della vetreria Cappellini & C., continuando a collaborare con altre prestigiose vetrerie come la Barovier e la Fratelli Toso.

Morì a Murano nel 1947.

 

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Ubaldo-Oppi-immagine

Oppi Ubaldo (1889-1942). Biografia. Quadri in vendita.

Ubaldo-Oppi-immagineUbaldo Oppi nacque a Bologna il 29 luglio1889. Fu indirizzato dal padre, commerciante di calzature, agli studi di tecnica commerciale in Austria e Germania.  La passione per il disegno lo spinse, durante un soggiorno a Vienna nel 1907, ad iscriversi alla Scuola di Nudo dell’Accademia diretta da Gustav Klimt, entrando così in contatto con l’arte secessionista. Nel 1910 rientrò in Italia stabilendosi a Venezia dove espose, per la prima volta, a Ca’ Pesaro. L’anno successivo si trasferì a Parigi. Qui, pur frequentando gli artisti di punta dell’avanguardia, tra cui Gino Severini e Amedeo Modigliani, visitò molti musei ammirando i capolavori dei maestri italiani del passato. Tra il 1912 e il ‘13 partecipò nuovamente alle mostre di Ca’ Pesaro e, nel 1914, fu presente alla II Esposizione Internazionale d’Arte della Secessione Romana. Allo scoppio della Prima guerra tornò in Italia arruolandosi nel corpo degli alpini: fatto prigioniero trascorse alcuni mesi a  Mauthausen, dove  realizzò numerosi disegni ed acquerelli ispirati alla guerra. Al termine della prigionia, nel 1919, si stabilì a Parigi sino al ’22, esponendo al Salon des Indépendants. Rientrato in Italia con la moglie Adele Leone, detta Dehly,nonché  modella prediletta per i suoi quadri, nel ’22 fu tra i sette fondatori ne del gruppo Novecento, partecipando, l’anno seguente, alla prima mostra ufficiale del gruppo alla Galleria Pesaro di Milano. Nel ‘24, con il sostegno di Ugo Ojetti, allestì una personale alla XVI Biennale d’Arte a Venezia, originando malumori all’interno del movimento. Ciò non gl’impedì di mantenere i rapporti con Margherita Sarfatti che, in occasione della Permanente di Milano del 1826, lo invitò ad esporre alla I Mostra del Novecento italiano. Da quell’anno sino al ‘32 fu presente a tutte le edizioni delle Biennali e a importanti rassegne d’arte a New York, Dresda, Ginevra, Zurigo, Amburgo e Berlino. Nel ‘27 realizzò allestì una personale alla Galleria Pesaro, dove figuravano anche I chirurghi (1926). Una monografica, incentrata sull’attività compresa tra il 1913 il ‘21, fu allestita nel ‘30 alla Galleria del Milione. Nel ’32, dopo aver esposto per l’ultima volta alla Biennale di Venezia, si stabilì definitivamente a Vicenza , dedicandosi, quasi esclusivamente, alla pittura di carattere sacro. Risalgono a questo periodo le decorazioni della Basilica di Sant’Antonio a Padova (1932-’35) e della chiesa di Bolzano Vicentino. Nel ‘41 fu richiamato alle armi ma per le pessime condizioni di salute tornò  a Vicenza, dove morì nell’ottobre dell’anno successivo.

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Serafino-Macchiati-foto

Macchiati Serafino (1861-1916). Biografia. Quadri in vendita.

Serafino-Macchiati-foto Serafino Macchiati nacque a Camerino nel 1861. Con la famiglia, giunse a Roma dove iniziò ad eseguire  alcuni  bozzetti di etichette policrome per bottiglie di liquore. Nel ‘79 espose alla mostra della Promotrice di Bologna un piccolo dipinto e  una scena raffigurante un gruppo; opera quest’ultima che gli valse l’ingresso alla Scuola di Nudo di Luigi Busi. Per il carattere libero mal si adattò, però, all’ambiente accademico. Tornò, dunque, a Roma dove collaborò al periodico “La Tribuna illustrata”, con alcune immagini, apprezzato da editori quali Sonzogno, Treves e Alphonse Lemerre di Parigi. Seguì l’incontro con Vittore Grubicy de Dragon che lo incoraggiò e lo finanziò, permettendogli di trasferirsi nel 1898 a Parigi. Qui affiancò all’attività grafica la pittura paesaggistica  di stampo impressionista. Nel 1901 partecipò al Concorso Alinari per la Divina Commedia con l’illustrazione completa di tre canti, uno per ogni cantica, e partecipò alla IV Biennale di Venezia con una serie di disegni acquerellati e con alcuni disegni a penna Nel 1913 offrì le sue illustrazioni , con quelle di Edoardo Dalbono e dell’amico scomparso Gaetano Colantoni, per i Racconti di Natale di Cordelia (Virginia Tedeschi), un libro per ragazzi edito da Treves. Nel 1922 la XIII Biennale di Venezia gli dedicò un’intera sala di ben trentadue opere, tra cui Giardino sotto la neve, Ciliegio in fiore, Lillà, Imbarcazioni sulla Senna, Il lavatoio di Anduze, La quercia e l’olivo. In quell’occasione la Galleria d’Arte Moderna della città di Venezia acquistò un’opera Paesaggio. Morì a Parigi nel 1916.


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Primo-Conti-autoritratto

Conti Primo (1900-1988). Biografia. Quadri in vendita.

Primo-Conti-autoritrattoPrimo Conti nacque a Firenze il 16 ottobre 1900. A dieci anni, iniziò a studiare violino e a frequentare la scuola privata di disegno di Eugenio Chiostri. Nel 1913 esordì all’Esposizione Internazionale di Pittura, Scultura, Architettura e Bianco e Nero della Società di Belle Arti di Firenze. Sempre nel 1913, durante la mostra futurista di “Lacerba,” conobbe Ottone Rosai, Ardengo Soffici, Giovanni  Papini e Aldo Palazzeschi. Nel 1914 entrò in contatto con Umberto Boccioni di cui visitò la mostra presso la Libreria Gonnelli e restaurò la l’opera Forme uniche nella continuità dello spazio. Le estati viareggine gli permisero di frequentare la casa di Plinio Nomellini dove conobbe, nel 1915, Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, Enrico Pea, Moses Levy e Lorenzo Viani.  Quattro anni più tardi entrò in contatto anche con Marinetti, che apprezzò la sua raccolta di  poesie Imbottigliature e lo incoraggiò a seguire la corrente futurista. Nel dicembre dello stesso anno si costituì ufficialmente il gruppo fiorentino futurista, di cui Conti fu tra i promotori con Rosai, Spina, Venna, Notte e Ginna. Nel 1919 fondò, con Pavolini, la rivista “Il Centone” sulla quale fu pubblicato il testo dedicato da quest’ultimo alla sua pittura. Nel 1920 cui l’artista cominciò a approfondire lo studio dei maestri del Quattrocento e del Seicento, oltre ad aderire alla Prima corporazione nazionale delle arti decorative. Negli anni Venti partecipò, inoltre. alla Biennali veneziane e romane e alle esposizioni nazionali ed internazionali più importanti, tra cui l’Exposition National d’Art Moderne organizzata da Prampolini a Ginevra nel ‘20. Due anni dopo conobbe Giorgio De Chirico e fondò una nuova rivista satirica “L’Enciclopedia”. Nel ‘26 fu invitato alla XV Biennale internazionale d’Arte a Venezia. Nel 1928 frequentò Luigi Pirandello di cui eseguì il ritratto presentato alla II Esposizione del Novecento. Nel 1935 fu invitato dal Maggio Musicale Fiorentino a collaborare con Sironi, Casorati e De Chirico al rinnovamento delle scenografie del Teatro Lirico. Con quest’ultimo, all’inizio degli anni Quaranta, espose in due mostre alla Galleria Firenze. Nel 1941 diventò titolare della cattedra di pittura all’Accademia di Belle Arti di Firenze.  Nel 1962 celebrò il cinquantenario dell’attività con una mostra organizzata a Palazzo Strozzi a Firenze. Nel ‘74 realizzò una personale al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Nell’80 fu inaugurata la Fondazione Primo Conti presso Villa La Coste a Fiesole. Morì a Fiesole il 2  novembre 1988.

 

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Caputo Ulisse (1875-1948). Biografia. Quadri in vendita.

caputo-ulisse-fotoUlisse Caputo nacque a Salerno nel 1875. Dopo aver iniziato il percorso artistico con il padre Ermenegildo, scenografo, decoratore teatrale e amministratore del Teatro Verdi di Salerno, entrò nello studio del pittore Riccardo Alfieri a Cava dei Tirreni. Tra il 1890 e il ‘92 si trasferì a Napoli per studiare all’Accademia di Belle Arti sotto la guida di Stanislao Lista per la scultura e di Domenico Morelli per la pittura. Continuò l’apprendistato presso lo studio di Gaetano Esposito che lo introdusse al genere del ritratto. Esordì nel 1897 alla Promotrice napoletana con Andante appassionato e Dopo la sonata, esposte nello stesso anno anche alla Triennale di Brera a Milano. Nel 1899 aprì uno studio a Parigi, dedicandosi prevalentemente  all’illustrazione e frequentando De Liso, Scoppetta, Balestrieri, Gennaro Befani e Serafino Macchiati. All’Esposizione Universale del 1900 fu colpito, soprattutto, dalle opere di Zuloaga, Anglada, Sargent e Miller. Nel 1904 sposò la modella prediletta Maria Sommaruga, figlia del noto editore, dalla quale avrebbe avuto tre figli. Grazie al suocero riuscì a farsi conoscere anche in America, cominciando a vantare di una fama internazionale (Londra, Cairo, Monaco di Baviera, Buenos Aires, Santiago del Cile etc.). Nel 1901 esordì con La Vedova al Salon a cui partecipò regolarmente fino al 1932. Tra il 1911 e il ‘12 fece alcuni viaggi in Britannia, realizzando dipinti raffiguranti inquadrature di paesaggio accolti poi dai vari musei locali. Dal 1918 al ‘22 si stabilì ad Aix en Provence dove strinse amicizia con la vedova di Cézanne.

Coltivò sempre l’interesse per il teatro, cui l’aveva avviato il padre in giovane età; e così, nel 1910, fece costruire nell’atelier di Parigi una piccola ribalta, dove sperimentò arredi, architetture, luci, giochi prospettici e tutto ciò che era legato alla rappresentazione scenica.

Nel 1921 la Galleria Pesaro di Milano gli dedicò un’importante personale mentre, nel 1928, allestì a Salerno  un’importante antologica e, nel 1936, tenne a Napoli l’ultima personale presso la Compagnia degli Illusi. La sua fama fu parzialmente offuscata negli ultimi anni di vita dall’affermazione delle avanguardie artistiche. Morì a Parigi nel 1948.

 

 

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