Pratella Attilio (1856 - 1949). Biografia. Quadri in vendita

Attilio Pratella nacque a Lugo (Ravenna) nel 1856. Appassionatosi sin da giovanissimo alla pittura di paesaggio, grazie ad una borsa di studio potè frequentare l’Accademia di Belle Arti di Bologna sotto la guida di Antonio Puccinelli. Illustrò la prima edizione di  Myricae.  A 20 anni si trasferì a Napoli iscrivendosi Accademia e stringendo amicizia con Michetti, Dalbono, Moretti e, più tardi, con Ragione e Migliaro. Nel 1881 partecipò alla Promotrice napoletana con Verde, dove fu presente anche nel 1888 con Verso sera, nel ‘99 con Di mattina, nel 1904 con Primavera imminente e Mattina, nel 1915-‘16 con Tempo bigio e Da Mergellina e nel ‘22 con Nevicata, Sul terrazzo e Meta di Sorrento. Nel 1885 fu presente al Salon des Artistes di Parigi e, due anni dopo, all’Esposizione Nazionale di Venezia con Spiaggia di Portici, Per l’orto e In campagna. Inviò alcune opere a Milano nel 1884, ‘89 e ‘90 e nel 1906, quando espose due sculture. Fu nominato professore onorario dell’Accademia di Napoli nel 1902. Nell’ultimo trentennio di attività  preferì organizzare mostre personali in gallerie napoletane interessate alla pittura dell’Ottocento. Morì a Napoli nel 1949.

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Laezza Giuseppe (1835-1905). Biografia. Quadri in vendita

Giuseppe Laezza nacque nel 1835 a Napoli. Fu pittore di genere, realizzò nature morte e paesaggi e, dal 1880, insegnò all’Istituto di Belle Arti di Napoli. Esordì nel 1877 all’Esposizione Nazionale di Napoli con i dipinti Dopo il tramonto, San Germano, Cassino e Una mala pesca alla Marinella. Nel 1884 prese parte alla Mostra Nazionale di Torino con Un bagno pubblico a San Giovanni a Teduccito . Seguendo la riforma della Scuola di Posillipo, sulle tracce di Gigante, eseguì numerosi paesaggi. Alla Promotrice napoletana del ‘73 presentò Reminescenza d’autunno, a quella del 1881 Vallata del Cavone ai Ponti Rossi, Il ritorno dalla vendemmia, a quella del 1883 Casamicciola, a quella dell’ l’anno successivo Panorama di Pompei, Resina, Una Marina e a quella del 1885 La pioggia;  Campagna di Canneto, Un cattivo tempo, Licola, Alle Paludi figurarono invece, rispettivamente, alle Promotrici del 1886, ‘88, ‘90 e ‘91. Nella raffigurazione di brani paesaggistici, Laezza rimase un convinto sostenitore dell’indirizzo realista, riducendo spesso l’utilizzo di elementi fantastici. Nel 1945 partecipò alla Mostra dell’Ottocento organizzata presso la Galleria Forti di Napoli con il dipinto Nel bosco di Portici. Morì a Napoli nel 1905.


Fasanotti Gaetano (1831-1882). Biografia. Quadri in vendita.

Gaetano Fasanotti nacque a Milano nel 1831. Nel 1848 partecipò come volontario alla prima Guerra d’Indipendenza. Formatosi con il bresciano Giovanni Renica, fu pittore di storia e abile paesaggista, ispirandosi a Carlo Canella, Luigi Bisi e ad Angelo Inganni. Esordì nel 1900 alla mostra milanese dell’Ottocento lombardo con il dipinto Discesa di Berengario in Italia. Professore all’Accademia di Brera dal 1860 al ‘64, succedendo all’austriaco Albert Zimmermann, fu il primo a far dipingere gli allievi en plein air. Costretto ad abbandonare l’incarico a causa di contrasti con il consiglio accademico continuò ad esercitare la professione privatamente. Nel 1867 fu presente all’Esposizione Universale di Parigi, nel 1869 all’Esposizione Universale di Monaco e, nel ‘73, a quella di Vienna. Nello stesso anno presentò a Brera il Canale d’Ischia (attualmente conservato presso la Galleria d’Arte Moderna di Milano), testimonianza dell’interesse nutrito per il paesaggio dell’Italia meridionale. La presenza alle rassegne braidensi fu costante dal 1961 al ‘79. Suoi fedeli allievi furono Filippo Carcano, Eugenio Gignous e Leonardo Bazzaro. Morì a Milano nel febbraio 1882.


Caprile Vincenzo (1856-1936). Biografia. Quadri in vendita.

Vincenzo Caprile nacque a Napoli nel 1856. Di famiglia benestante, poté dedicarsi allo studio della pittura fin da giovanissimo. Fu allievo di Gabriele Smargiassi e Achille Carrillo all’Istituto di Belle Arti di Napoli, completando la propria formazione con Domenico Morelli. Grazie alla frequentazione di Alceste Campriani e Federico Rossano ebbe modo di avvicinarsi alla Scuola di Resina, sperimentando così la resa dal vero del paesaggio e della natura. Dal 1873 fino alla fine degli anni 20 prese parte alle Promotrici napoletane; di cui fu membro del giurì artistico e del comitato permanente tra il 1890 e il 1894 e vicepresidente nel 1911. Esordì alla Promotrice del’73 con il dipinto A Posillipo. Nel 1874 espose Strada alle paludi, nel 1875 Il crepuscolo d’autunno e l’anno successivo A Torre Annunziata e Ricordo di Torre del Greco. Partecipò a esposizioni nazionali ed internazionali tra quelle di Milano, Melbourne, Venezia, Roma, Berlino etc. Nel 1888 fu nominato professore onorario dell’Istituto di Belle Arti di Napoli. Nello stesso anno soggiornò a Buenos Aires dove gli furono commissionati numerosi ritratti da parte dei più importanti politici cittadini.

Rientrato a Napoli nel 1890 si dedicò quasi esclusivamente alla pittura di paesaggio e fu ritrattista ufficiale dei Savoia. Negli ultimi anni di vita gli vennero dedicate mostre personali alla Permanente di Napoli (1924), a Milano (1933) e a Livorno (1934). Nel 1927 espose insieme a Vincenzo Gemito e Vincenzo Migliaro alla Galleria Pesaro.

Morì a Napoli il 23 giugno 1936.

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Chierici Gaetano (1838-1920). Biografia. Quadri in vendita.

Gaetano Chierici nacque a Reggio Emilia il 13 luglio 1838. Nel 1851 si iscrisse alla Scuola di Belle Arti cittadina, frequentando il secondo anno di figura e il primo di paesaggio. Proseguì gli studi a Modena e nel ‘58 fu ammesso alla prima classe della Scuola di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove vinse il Premio di emulazione per l’Accademia del Nudo ad olio. Beneficiò di una borsa di studio del Pio Istituto Ferrari Bonini, oltre a sostenersi con la riproduzione e la vendita di copie di quadri delle gallerie fiorentine. Nel 1869 partecipò all’esposizione annuale di Brera con Un guaio serio e La maschera, dipinto  quest’ultimo acquistato dall’Accademia di Belle Arti di Milano per  1.500 lire. Nel 1872 fu  nominato socio onorario alla Regia Accademia di Belle Arti di Milano dal Presidente, Conte Belgiojoso. All’Esposizione Universale di Vienna del 1873 presentò tre dipinti: Gioja, Dolore e Il bagno, che gli valse la medaglia d’oro.  Dieci anni più tardi iniziò l’attività di insegnante di disegno elementare di figura e assunse la direzione della Regia Scuola di Disegno per gli Operai di Reggio. Nel 1889, ottenuto un congedo, partì con altri quattro concittadini per un esperimento di colonizzazione agricola nella zona di Cheren in Eritra. L’iniziativa, però, fallì  per alcune difficoltà burocratiche e problemi di salute di Chierici dovuti alla frattura ad una gamba.  In questo periodo numerosissimi furono i quadri inviati ad esposizioni internazionali: Monaco, Amsterdam, Liverpool, Vienna  etc. Sarà proprio il giornale viennese “Neuer Wiener Tageblatt”, nel 1892, a pubblicare una lusinghiera critica del dipinto La prediletta. Nel 1899 entrò a far parte del Consiglio comunale di Reggio nella lista socialista, nel 1900 e 1902 venne eletto sindaco della città di Reggio Emilia. Nel 1907 a causa della salute si dimise dalla direzione della scuola. Nel 1914 venne  nominato accademico onorario dalla Regia Accademia delle Arti del Disegno fiorentina. Nello stesso anno il consiglio superiore delle Belle Arti lo invitò ad offrire un autoritratto alla Galleria degli Uffizi di Firenze. Morì il 16 gennaio 1920 nell’abitazione in Piazza Fontanesi a Reggio Emilia.

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Bartolena Cesare (1830-1903). Biografia. Quadri in vendita.

Livorno 1830 - 1903

Cesare Bartolena nacque  il 27 maggio 1830. Appassionato di pittura sin da piccolo seguì gli insegnamenti del maestro Enrico Pollastrini presso l’Accademia di Firenze. Telemaco Signorini lo indica come frequentatore del loro “Caffè” anche se la sua arte risentì poco degli artisti toscani. Strinse amicizia con Giovanni Fattori alla cui scuola mandò in seguito il nipote Giovanni, senza venirne particolarmente influenzato.  Nel 1848 partecipò come volontario alla Prima Guerra d’Indipendenza.   Una delle opere più antiche è  La madre del coscritto. Partecipò  a gran parte delle esposizioni locali e nazionali del suo tempo, tra il Concorso Ricasoli, dove vinse il secondo premio, e l’Esposizione di Parma del 1870 con il pastello Le ore d’ozio  e un olio Il ritorno al reggimento, e alla Seconda Esposizione nazionale a Milano di due anni dopo.Divenne celebre con il  dipinto La partenza dei volontari livornesi per la guerra di Sicilia, eseguito per la sottoscrizione cittadina e donato al Municipio di Livorno il 25 luglio 1872. L’opera, presentata alla Seconda Esposizione Nazionale milanese e attualmente conservata insieme ad altre del pittore presso il  Museo Civico di Livorno, assunse particolare rilievo come simbolo della partenza per la Sicilia di un nucleo dei Mille al seguito di Garibaldi. Cesare e  il fratello Adolfo si dedicarono anche alla fotografia, rilevando, nel 1872, lo stabilimento livornese di A. Bernaud. Sin dal 10 gennaio 1877 fece parte della Commissione, presieduta   Aristide Nardini Despotti Mospignotti e composta, inoltre da, Eugenio Cecconi (in qualità di segretario), Natale Betti, Temistocle Guerrazzi, Franco Marubini e Giovanni Puntoni, preposta ad esaminare gli oggetti d’arte  donati al Municipio per la pubblica Pinacoteca. Nel 1884 partecipò alla Società d’incoraggiamento di Firenze con il Campo militare e Avanguardia e, nel 1886, all’Esposizione di Belle Arti di Milano con La morte del generale Cosimo Del Fante, che riscosse notevoli consensi. Nel 1900 prese parte al Concorso Alinari con La Madonna dei fiori. Eseguì un ritratto in divisa di bersagliere  del nipote, anch’egli pittore, Giovanni Bartolena. Fino al 1902 fece parte della Commissione Provinciale per la Conservazione dei Monumenti. Morì il 14 maggio del 1903 povero e malato.

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March Giovanni (1894-1974). Biografia. Quadri in vendita.

Giovanni March nacque a Tunisi il 2 febbraio 1894. A dodici anni, dopo aver perso entrambe i genitori, si trasferì a Livorno.  Per aiutare economicamente la famiglia, lavorò come fabbro, e imbianchino, facendo anche  il pescatore e il commerciante. Conobbe Ludovico Tommasi  che lo ritrasse in un piccolo bozzetto mentre dipingeva. Esordì nel 1916 con due disegni Bambina e Contadino in cui sono ben riconoscibili le influenze di Mario Puccini e di Tommasi. Tra i suoi primi estimatori vi fu il livornese Paolo Fabbrini. Mentre era al fronte, la sua futura moglie, Amabile Giampieri, dette alla luce il figlio Henry. Rientrato nel 1919 si dedicò completamente alla pittura. Da quel momento Paolo Fabbrini lo sostenne, acquistando molti dei suoi quadri, come già faceva con Mario Puccini e Giovanni Bartolena. Grazie a Ludovico Tommasi entrò in contatto con Aldo Gonnelli che, nel 1921,  gli dedicò un’intera mostra nella propria Saletta. Il grande successo di critica e pubblico lo spinse ad andare avanti. Nel 1922 partecipò alla  Fiorentina Primaverile con Ritratto di vecchio barcaiolo e sei litografie. L’anno seguente visitò per la prima volta la città di Milano in occasione di una personale alla Galleria Vinciana. Nell’estate del 1924 espose a Bottega d’Arte di Livorno; nella circostanza la prefazione fu curata da Carlo Carrà, mentre due anni dopo, sempre a Bottega d’Arte,  le sue opere vennero  presentate da Enrico Somaré, padre della storia e della letteratura dei Macchiaioli. Nel 1929 espose al XXXV Salon de Beaux-Artes di Nizza, dove conobbe il Cavalier Marco Battino di cui dipinse un importante ritratto. Nel 1930 tenne una personale alla Galleria M.M.Bernheim Jeune Editeurs d’Arts di Parigi, ricevendo apprezzamenti entusiastici.  Rientrato in Italia nel giugno 1930 espose, con discreto successo,  a Bottega d’Arte alcuni lavori realizzate in Francia.  Verso la fine del 1931 decise di trasferirsi con la famiglia a Roma. Nei due anni di permanenza nella capitale, ebbe modo d’incontrare personalità di spicco  della cultura e dello spettacolo. Sino al 1958 abitò a Firenze, diventando membro dell’Accademia delle Arti del Disegno .  Nel 1960 espose nella Sala della Cultura di Rosignano Solvay (Livorno) nell’ambito di una manifestazione organizzata dall’Università Popolare.  Nel 1962 inviò le proprie opere a Venezia, Roma, Verona e Pontedera. La scomparsa della moglie nel 1969 lo gettò in un profondo sconforto. La sua forte fibra cominciò così a indebolirsi e, nel 1974, morì Livorno per una grave forma di broncopolmonite.

 

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Lomi Giovanni (1889-1969). Biografia. Quadri in vendita.

Giovanni Lomi nacque a Livorno il 31 ottobre 1889. Rimase orfano all’età di sei anni e, sin da giovanissimo, si appassionò al disegno. Inizialmente eseguì molti ritratti a sfumino di persone defunte su richiesta dei parenti. Nelle ore libere visitava gallerie e musei, fermandosi spesso ad osservare i pittori che dipingevano all’aperto. Adolfo Tommasi, all’epoca già noto, dopo aver visto i suoi disegni, lo incentivò a continuare, dicendogli  che preferiva non averlo come allievo perché, altrimenti, avrebbe finito, come gli altri, per copiare il suo stile. L’incontro fu, comunque, determinante per Lomi; infatti i suggerimenti di Tommasi lo rafforzarono nel proposito di divenire pittore. Per mantenersi lavorò come imbianchino e decoratore, incrementando le modeste entrate grazie alle abilità canore. Chiamato alle armi, fu inviato al fronte dove dipinse cartoline per i compagni. Nel 1921 sposò Caterina Del Nero, dalla quale l’anno seguente ebbe il primo e unico figlio, Federigo. Risale a quel periodo l’esordio con una mostra personale a Firenze presso la Galleria Materazzi. Nel 1924 vinse con L’ora dorata il premio Bechi al IV Concorso Ussi. Espose anche Roma alle mostre degli Amatori e Cultori del 1920 e del 1923 e alle Biennali romane del 1923 e del 1925. Nel 1924 allestì una personale con Gino Romiti alla Galleria Geri. Nel 1919 partecipò alla Permanente di Milano con il dipinto Vecchi scali livornesi, acquistato dal Comune di Roma per la Galleria d’Arte Moderna, dopo essere stato esposto alla Mostra degli Amatori e Cultori della capitale.

Nel 1926, in una Mostra ufficiale di arte moderna italiana a Brighton, il suo dipinto Verso il tramonto fu acquistato dal Municipio per la galleria civica. Dal 15 al 30 novembre 1930 tenne una personale alla Galleria Cavalensi e Botti di Firenze, dove presentò 107 opere tra cui numerosi paesaggi dell’alta Italia e della Riviera Ligure. Negli anni Cinquanta si recò a dipingere a Parigi, Barcellona e Roma. Visitò anche la Valle d’Aosta, eseguendo numerosi paesaggi della zona di Entrèves. Morì per un improvviso malore nel suo studio a Livorno il 9 giugno 1969.

 

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Filippelli Cafiero (1889-1973). Biografia. Quadri in vendita

Cafiero Filippelli nacque a Livorno nel 1889. Verso gli otto anni cominciò a rivelare una naturale disposizione per il disegno e la pittura. Ebbe come primo insegnante lo scultore Gori, conosciuto dalla madre che aveva posato come modella per una della quattro stagioni, statue poste all’interno del mercato centrale di Livorno. Gori lo indirizzò alla Scuola d’Arte e Mestieri dove Cafiero ottenne la licenza. Vinse poi la borsa di studio “Banti”e fu mandato quindi a Firenze dove frequentò l’Accademia di Belle Arti e la Scuola del Nudo. Nel capoluogo toscano conobbe Giovanni Fattori, e Galileo Chini. Nel 1914 sposò Annarella Ottorina dalla quale ebbe due figli, Silvano e Mirella. Richiamato alle armi nello stesso anno, vi rimase fino alla fine della guerra. Per sostenere la famiglia accettò di lavorare in una fabbrica di letti in ferro come decoratore di testate. Nei momenti liberi continuò, però, a dedicarsi alla pittura ritraendo scene di intimità familiare, riprese sotto la luce artificiale della propria casa e, nei fine settimana, recandosi a all’Ardenza e ad Antignano riproducendo pinete e paesaggi marini. Il primo successo lo ottenne nel 1922 durante la Primaverile Fiorentina dove, il suo quadro “Babbo ritorna” fu acquistato dalla Galleria d’Arte Moderna. L’anno successivo espose alla Quadriennale di Torino e alla seconda Biennale di Roma; nel 1924 e nel 1926 si presentò alla Biennale Internazionale d’Arte di Venezia e qui vendette il quadro “Anime sole”. Nello stesso anno espose alla Promotrice di Torino e alla Mostra di Brera. Nel 1931 tenne una personale alla Galleria Ronco di Biella; sette anni più tardi morì la moglie lasciando un grande vuoto nella vita dell’artista. Prima del secondo conflitto mondiale, nel 1942, espose con altri pittori livornesi alla Galleria Ranzini di Milano e al salone del Broletto a Novara.

Nel 1940 si sposò per la seconda volta con Regina Creati che lo lasciò nuovamente vedovo dopo 15 anni. La sua pittura intanto cominciava ad essere apprezzata anche fuori della Toscana: nel 1951 partecipò con altri artisti labronici ad una collettiva al Circolo Artistico di Palermo. Nel 1959 sposò la terza moglie Anna Maria Gasparri che gli rimase vicina fino alla morte. Dal 1963 al 1968 numerose furono le sue partecipazioni a esposizioni d’arte da Torino, Gallarate, Brescia, Novara etc. In questi anni il pittore rimase stabilmente a Livorno salvo durante l’estate e la primavera, quando si recò dalla figlia in Abruzzo.

Morì nel febbraio del 1973.

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Issupoff Alessio (1889-1957). Biografia. Quadri in vendita.

Alessio Issupoff nacque a Viatka, nella Russia settentrionale, il 10 marzo 1889. Sin da giovane fu un carattere serio e riflessivo, un naturale osservatore della realtà che lo circondava. Il padre gli insegnò il lavoro di falegname. Fu però la pittura la via che scelse: terminate le scuole, per qualche tempo aiutò Anastasio Cernogoroff, pittore di immagini sacre. I genitori lo incoraggiarono in questa sua passione. Con i suoi mezzi, attraverso cioè la vendita di alcuni quadretti agli abitanti della propria città, riuscì a recuperare i soldi per trasferirsi a Mosca e frequentare, dal 1909, i corsi dell’Accademia. L’anno successivo fu invitato a mandare qualche sua opera alla mostra promossa dall’Unione degli Artisti Russi che si tenne a Mosca e a Pietroburgo.  Uno dei suoi professori , Serov, famoso ritrattista (si ricordi a questo proposito il ritratto dello Zar Nicola II e delle principesse della famiglia imperiale, delle danzatrici Ida Rubistein e Anna Pavlova).  Come il suo maestro, anche Issupoff ebbe modo di vedere gli ambienti russi più signorili, potendo così apprezzare non solo le opere custodite nei musei ma anche quelle delle raccolte private. La naturale sensibilità accompagnata alla capacità pittorica acquisita fecero sì che ben presto cominciasse a vendere alla mostre studentesche a cui era invitato. Si trattava di opere che preparava nel suo studio a Mosca o che faceva a Viatka durante le vacanze. Presto ebbe anche alcuni committenti tra cui due mercanti d’arte italiano, il Ceccato e il Daziaro. Nel 1911 ottenne la commissione di 32 dipinti a tema sacro per una chiesa della città natale.

Nel 1913 terminò gli studi accademici.  Dopo un breve viaggio negli Urali, decise di tornare a Mosca dove conobbe la futura moglie Tamara Ivanova. Nell’autunno del 1915 fu chiamato alle armi ed assegnato ad un reggimento siberiano che seguì nel Turkestan. I costumi orientali, vissuti durante il periodo militare, lo affascinarono moltissimo. Ebbe modi di svolgere le funzioni di scenografo quando nel suo reggimento fu allestito un teatro e inoltre il colonnello , Kaletzki, amante delle arti, gli commissionò il proprio ritratto. Una volta congedato, gli fu impedito di tornare a Mosca. Dovette quindi organizzarsi e partecipò all’apertura di una scuola di pittura e di scultura con altri ex soldati, assumendo il ruolo di Direttore della sezione di Figura. Ciò però lo distoglieva dalla sua attività pittorica . Decise quindi di abbandonare l’incarico e di recarsi a Samarcanda per vedere e dipingere la città dalle bellissime moschee, ricca di monumenti e abitata da una popolazione pittoresca. Gli anni passati a Samarcanda lasciarono una traccia profonda nello spirito e nell’arte di Issupoff. Nello spirito rimasero i ricordi della bellissima città e i preziosi dettami di sapienza orientale. Nel 1921 rientrò a Mosca. Qui cominciò, su incarico del vice commissario per la salute pubblica a Solovioff, a eseguire ritratti di personaggi politici e altri commissari per decorare gli uffici. Nel 1923, Issuppoff mandò venti quadri alla mostra organizzata in America dall’Associazione degli Artisti Russi.  Furono vendute tutte. Questo gli permise di realizzare il desiderio di visitare l’Italia che aveva da molto tempo. Nel 1925 partì. Nel 1926 presentò a Roma per la prima volta le sue opere presso la Galleria Fiamma di Guido Guida. La mostra ebbe un enorme successo di critica e pubblico. Antonio Mancini ebbe per lui commenti entusiastici. Quest’ultimo quindi permise a Issupoff di partecipare alla maggiori esposizioni d’arte italiane, alle Biennali veneziane del 1930 etc. Rimase quindi in Italia preferendo una vita colma di disponibilità economica e notorietà. La lontananza dalla sua Russia non tardò a farsi sentire. Questo gli provocò una profonda depressione che, accompagnata alla precaria salute, lo portò ad isolarsi dal mondo fino alla morte avvenuta nel luglio 1957.

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