di Paolo Manazza, da Corriere della Sera – Economia, 29 ottobre 2018

Sempre più rari. E destinati a crescere di valore. Stiamo parlando delle opere d’arte antiche (dipinti, arredi e oggetti d’arte). Nonostante nell’ultimo decennio il trend sul mercato dell’arte si sia spostato verso moderni e contemporanei, da circa un anno a questa parte qualcosa sta cambiando. L’effetto traino dell’opera di Leonardo da Vinci (battuta da Christie’s nel novembre 2017 per oltre 450 milioni di dollari) non basta a spiegare il ritorno di interesse, di collezionisti giovani e investitori, verso gli Old Master.

IL CALO

In effetti, a pensarci bene, il numero di opere antiche si sta indubbiamente  riducendo. Nelle aste internazionali le opere d’arte create prima della metà del XVIII secolo non sono mai state così rare. Esse rappresentano il 5 per cento delle 43.000 offerte nelle sale ogni anno. Ed è risaputo che la rarità rimane uno dei più forti incentivi di valore per questo mercato.  Basta che un capolavoro esca dall’ombra per superare considerevolmente i record precedenti.  Questo inedito mix tra la consapevolezza della rarità, e il nuovo mood di accostare capolavori antichi a opere moderne e contemporanee, non poteva passare inosservato ai giganti che operano sul mercato dell’arte.

La scorsa estate, a Londra, le aste di Old Master non solo hanno fatto scintille (125 milioni di sterline incassate da Sotheby’s e Christie’s), ma l’affluenza del pubblico è cresciuta. Sotheby’s  ha inoltre utilizzato Victoria Beckam (ex Posh Spice, stilista, cantante e modella britannica, moglie del calciatore David Beckham) per pubblicizzare alcuni quadri inseriti nella Evening Sale del 4 luglio, fotografando le opere appese sui muri nello show-room della celebre star. Da un recente report di ArtTactic, basato sulle interviste a mercanti d’arte antica, è emerso uno scenario diverso rispetto a soli tre anni or sono.

Il 63% dei mercanti riferisce che le vendite sono aumentate durante la prima metà del 2018 rispetto allo scorso anno , mentre solo il 13% riporta una decrescita. Inoltre, le gallerie hanno riferito che, una una media del 41% delle vendite effettuate, sono state realizzate con clienti sempre più giovani.

Insomma sono diversi ormai i campanelli che suonano la riscossa dell’arte antica. Ma solo a patto che sia di ottima qualità e fruibile in un contesto di accostamento a opere del Novecento e contemporanee.

I PERIODI

Per la cronaca, il mercato dell’arte è suddiviso in cinque periodi relativi alla creazione delle opere. Secondo uno studio Artprice, al termine del 2017 le compravendite segnate da tutti i singoli periodi hanno archiviato forti crescite. Quello che ha più sbalordito è stato appunto il mercato dell’arte antica che ha capitalizzato vendite per 1,075 miliardi di dollari, , con un aumento del 92,6% sulla stagione precedente. Mentre le opere del XIX secolo hanno raccolto 1,03 miliardi (+27%). L’arte moderna 4,17 miliardi (+24%). L’arte del dopoguerra 2,19 miliardi (+18,5 %) e infine la Contemporanea 1,331 miliardi (+25%). Insieme alle aste, il mercato dell’arte è composto da una grande area costituita dalle vendite nelle gallerie che, per un’altissima percentuale  (tra 40 e 90%), realizza affari nelle grandi fiere internazionali , ove è possibile incontrare in una sola giornata centinaia di espositori.