MOSTRE & EVENTI

Inverno 2018 – 2019 a Cortina d’Ampezzo

23 dicembre – 6 gennaio

Il fortunato ritrovamento della magnifica tela due anni orsono in una collezione privata, e la sua presentazione, accanto ai grandi capolavori dell’Ermitage, per la prima volta dal 1886, costituisce la più significativa aggiunta al corpus delle opere dell’artista dall’uscita del catalogo ragionato (2006) e offre lo spunto per ripercorrere la genesi di una delle composizioni più famose del pittore, replicata in altre due versioni.

Il dipinto qui presentato era infatti conosciuto soltanto tramite una fotografia, conservata dagli eredi Nono, regalata dal pittore alla fidanzata, che reca in basso a sinistra il titolo “Le due madri” e in basso a destra la dedica: “Alla gentile Signorina Rina nob. Priuli Bon Luigi IX° 86” (Serafini 2006, vol. 2, n. 371, p. 115).

La prima versione della composizione risale al 1885 (op. cit., n.337, p.106): esposta alla Irish International Exhibition del 1907, riapparve nel 1930 alla Galleria Lurati di Milano, ed è oggi in collezione privata. Una seconda versione, di ubicazione ignota, è conosciuta solo attraverso una incisione di T. Knesing, pubblicata nel 1896 in un articolo del “Magazine of Art”, che segnala che il dipinto appartiene alla collezione di sir James Bell (op. cit., n. 434, pp. 140-141).

La versione qui presentata, che dalla firma e data per esteso “NONO 1886” possiamo immaginare destinata a una esposizione o a un collezionista straniero, si impone all’osservatore per la qualità della composizione, la delicatezza della tavolozza cromatica, l’intimità della scena.

Sulla balaustra della Madonnina di Chioggia, una mamma con il figlioletto in braccio, accarezza teneramente il piede della statua della Madonna. Ha smesso di piovere da poco, sì che il pavimento mostra ancora evidenti numerose pozze d’acqua, sulle quali il cielo si specchia. Un mazzolino di fiori, coloratissimo, è appeso a una delle lanterne. Sullo sfondo, a coprire e avvolgere tutta la scena, un cielo, che, al tramonto, rischiara e offre campo aperto alle rondini in volo, mostrando al giorno che muore le più delicate tonalità di rosa, di giallo, di grigio, di azzurro.  Ideale prosieguo del Refugium peccatorum (Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna), nel quale la figura della donna accasciata fa presagire per sè e per il nascituro pene e dolori, Le due madri mostra una seconda parte “lieta” della storia, con la mamma che reca in braccio l’infante, e accarezza con affetto e tenerezza il piede di Colei che ha ascoltato le sue preci.

Le due madri, un felice ritrovamento, un’opera tra le più importanti della maturità del Nono, che arricchisce la conoscenza della sua produzione, e che si fa particolarmente apprezzare in occasione della celebrazione del centenario della scomparsa del grande artista.

 

Paolo Serafini