di Marilena Pirrelli, da Plus24- Il Sole 24 Ore, 5 gennaio 2019

Falsificate molte opere talvolta con la connivenza di archivi e fondazioni che dovrebbero difendere la memoria degli artisti,

De Dominicis, Dadamaino, Bonetti, Manzoni, Modigliani, Balla, per non parlare della Scuola Romana da Angeli a Schifano e Festa. Sono molte le opere del 900 italiano finite di recente nelle indagini dei carabinieri del Reparto Operativo Tutela Patrimonio Culturale (Tpc) guidate dal comandante Nicola Candido per poi approdare ai tribunali. A fine novembre l’ultimo caso di falsificazione scoperto dalla Sezione Falsificazione ed Arte Contemporanea. Laura Condemi della procura della Repubblica di Roma ha contestato a 23 persone i reati di associazione per delinquere, contraffazione di opere d’arte e ricettazione per il sodalizio criminoso che ruotava intorno alla Fondazione Archivio Gino De Dominicis do Roma. Nelle indagini sono state sequestrate oltre 250 opere contraffatte ( per un controvalore per oltre 30 milioni di euro), corredate di fraudolente certificazioni di autenticità, precedentemente immesse nel mercato dell’arte attraverso canali leciti e ceduti ad ignari collezionisti. Interdette dall’esercizio due gallerie, Tassoni a Milano e Monti a Roma, agli arresti domiciliari la vicepresidente della Fondazione Archivio De Dominicis  Marta Massaioli, assistente personale dell’artista e la persona che materialmente realizzava le opere contraffatte. Coinvolto anche  il presidente della Fondazione Vittorio Sgarbi. A scontrarsi l’Associazione Archivio De Dominicis guidata da Italo Tomassoni, che attesta un amassimo di 800-850 opere dell’artista ,e la Fondazione che ne ha autenticate numerose.

Un altro fronte è quello che si è aperto il 6 dicembre con il processo davanti alla quarta sezione del Tribunale penale di Milano contro 12 persone per associazione a delinquere finalizzata alla contraffazione e la commercializzazione delle opere di Dadamaino con l’aggravante della trans nazionalità. Il pm Luigi Luzzi ha rinviato a giudizio i due eredi, Nicoletta Saporiti e Fernando Colombo n, cugini dell’artista, responsabili dell’omonimo archivio-fondazione, il direttore artistico, Flaminio Gualdoni, e un noto critico d’arte. L’archivio avrebbe fornito la certificazione d’autenticità delle opere false, 462, poi immesse sul mercato da tre coimputati , titolare di una galleria di Gorgonzola. Le tele false hanno alimentato un giro di affari di 20 milioni di euro: i collezionisti erano arrivati a pagare una tela da 20mila a 60mila euro. L’indagine è partita dalla denuncia di un esperto d’arte nell’ottobre del 2014 al Nucleo TPC di Monza per l’apparire sospetto  sul mercato di “Volumi”, tele monocromatiche bianche o nere perforate da buchi ellittici, prodotte da Dadammaino tra il 1958 e il 1960 e apparse subito in numero sproporzionato : 90 i “Volumi” sequestrati , corredati da mendaci certificazioni di autenticità, contro i 30-40 esemplari storicamente certificati.

Ancora da un collezionista esperto, Carlo Pepi, è partita la segnalazione da cui si sono avviate nel 2017 le indagini che hanno portato al sequestro di 21 quadri di Modigliani durante la mostra internazionale a Palazzo Ducale su disposizioni della procura di Genova che indaga per truffa aggravata , messa in circolazione di false opere d’arte  e riciclaggio l’allora curatore Rudy Chiappini , il presidente di MondoMostreSkira, Massimo Vitta Zelman,  e il collezionista e mercante d’arte Joseph Guttmann, proprietario di alcune delle opere ritenute false. Ben 20 dei 21 quadri secondo  la consulenza depositata dall’esperta Isabella Quattrocchi, nominata dalla procura, sono “grossolanamente falsificati”. “La relazione finale  che si unisce a una serie di rogatorie in Usa e Svizzera e al lavoro svolto dal Racis verrà consegnato entro gennaio al procuratore aggiunto Paolo D’Ovidio e al pm Michele Stagno” spiega il comandante del Reparto operativo Tpc.

Intanto al Louvre di Parigi si sta studiando in modo scientifico l’opera di Modigliani , anche in vista del 2020, quando ricorrerà il 100° anniversario della morte dell’artista. “Se non facciamo attenzione – ha dichiarato Pepi al Tirreno – c’e il rischio che i falsi , che oggi sono centinaia in tutto il mondo, finiscano nuovamente in mostre e rassegne”.

“Spesso i dubbi sull’autenticità – conclude il comandante Candido- ci arrivano dalle fondazioni alle quali si rivolgono i privati che hanno acquistato o intendono acquistare. Altre volte ci muoviamo autonomamente attraverso verifiche sui siti online , sui cataloghi d’asta o nelle mostre come nel  caso di Genova.In ogni caso, le verifiche non si basano solo sulle analisi tecnico-scientifiche  del dipinto, ma si allargano spesso a un’indagine sulla sua proprietà e storia espositiva. Si tratta di ricerche importantissime perché contribuiscono  a svelare se ci siano state operazioni orchestrate con l’intento di far crescere la quotazione  e la credibilità dell’opera”.

E nel 2019, anno leonardesco, è lecito aspettarsi sorprese? Alcuni sono già del tutto convinti che il Salvator Mundi sia un falso: quante nuove attribuzioni di Leonardo dobbiamo aspettarci?