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	<title>Non categorizzato Archivi - Società di Belle Arti</title>
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	<description>Quadri macchiaioli e del 800 e 900 in vendita</description>
	<lastBuildDate>Tue, 08 Mar 2022 16:35:13 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Non categorizzato Archivi - Società di Belle Arti</title>
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		<title>Arte, investre su artisti ed epoche</title>
		<link>https://www.sba.it/zh-hans/arte-investimento-quadri-800-900/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Vendita e acquisto quadri '800 e '900 - Società di Belle Arti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Feb 2018 09:02:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Marilena Pirrelli [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Marilena Pirrelli, da Il Sole 24 Ore , 9 maggio 2017</strong></p>
<p><span id="more-77318"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La flessione a 56,6 miliardi (-11%) nel 2016 degli scambi globali di arte (Art-Basel-Ubs-Arts-Economics) non ha impressionato nessuno. Era atteso un sano riposizionamento del mercato, che avrebbe dovuto restituire equilibrio in alcuni segmenti più speculati nel contemporaneo, adeguando l’offerta alla domanda. E così è stato visti i risultati sin dall’inizio di quest’anno con le buone performance delle aste serali con tassi di venduto che hanno sfiorato il 90% in valore con record come quello di Gustav Klimt e il buon andamento degli scambi dei galleristi nelle principali fiere (Tefaf-ArcoMadrid-Armory Show-ArtDubai-ArtBasel Hong Kong-Miart-Frieze NY). E’ migliorata la liquidità delle opere su un mercato nuovamente predisposto all’investimento entro giuste stime.</p>
<p style="text-align: justify;">In quest’epoca di tassi bancari negativi o quasi,  l’arte è per molti, privati ed istituzioni, un’alternativa d’investimento competitiva e per chi vende opere di qualità un buon momento per vedere riconosciute le aspettative di rendimento. La pressione degli ambienti finanziari si avverte a tutti i livelli del mercato dell’arte: le grandi banche come Ubs, Deutsche Bank, Citibank e JP Morgan sono i potenti partner dei grandi eventi dell’arte – come fiere, biennali , esposizioni e premi – che influenzano la quotazione degli artisti e spesso sono anche i prestatori alla base di operazioni di compravendita. Così come le multinazionali, soprattutto del lusso e delle auto, ridanno lustro alla propria immagine sostenendo produzioni artistiche o creando nuovi spazi espositivi, come la Fondazione Louis Vuitton e il futuro museo della Bourse de Commerce di Parigi voluto da Francois Pinault , patron anche di Christie’s.</p>
<p style="text-align: justify;">La relazione poi  sempre più stretta tra biennali d’arte, musei e<a href="https://www.sba.it/zh-hans/"> gallerie commerciali</a> chiude il cerchio. Sapere che il sistema finanziario influenza il mercato dell’arte  e che quest’ultimo “muove” il sistema dell’0arte restituisce quel po’ di consapevolezza e trasparenza ancora per tanti versi rara, fortemente richiesta da appassionati d’arte, collezionisti e investitori.</p>
<p style="text-align: justify;">“Rispetto agli investimenti tradizionali, finanziari o immobiliari – spiegano da Artprice, banca dati d’asta fondata e presieduta da Thierry Ehrmann- l’opera d’arte presenta non solo un valore estetico ma anche la possibilità di rendimenti competitivi. L’elevata volatilità dei prezzi, che sembra conferire a questo investimento un rischio eccessivo, può essere controllata”, assicurano da Artprice. In realtà, sarebbe consigliabile avere maggiore prudenza e coltivare meno certezze. Ma vediamo qualche esempio. Sulla base di più di 3.900 lotti posti in asta, Artprice ha valutato una redditività dell’investimento (Roi)  media del +88% , per il possesso medio per 11 anni, pari ad una progressione annua del +5,9% Sul campione esaminato Artprice registra una variazione di prezzo negativa del 45% delle opere. Non è poco e qui fa premio la prudenza. “Fortunatamente , i ricavi (quando ci sono, <em>ndr</em>) compensano in ampia misura le perdite – assicurano gli analisti di Artprice-. Condizione necessaria, però, è costruire una collezione articolata, diversificando gli acquisti (per artisti e periodicità nell’arco della storia dell’arte, <em>ndr</em>) per ridurre il rischio globale  e di approfittare della crescita generale dei prezzi nel lungo termine.”. Gli esempi osservati nel 2016, consentono di cogliere  qualche trend: record con l’opera “La Meule” di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Claude_Monet">Claude Monet</a> aggiudicata per 4,8 milioni di dollari nel 1990, a quasi 12 milioni (+150%) nel 1999, ha raggiunto la vetta di 81,5 milioni ()oltre  +579%) nel 2016, la migliore vendita in asta dell’anno. Ancora “Girls on the bridge” di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Edvard_Munch">Edward Munch</a> venduta per 7,7 milioni di dollari nel 1996, poi per 30,8 nel 2008 h atoccato i 54,5 milioni di dollari nel novembre 2016 da Sotheby’s (oltre il 600%). Naturalmente questi sono gli ottimi risultati di capolavori impressionisti e moderni. Buon momento anche per l’Optical Art: “Rhombus-C (1968) di Victor Vasarely acquistato a 14.700 dollari nel 2004 da Farsetti a Prato re rivenduto più tardi a Vienna, da Dorotheum, per 106mila dollari, ha moltiplicarto di oltre sette volte il suo prezzo d’acquisto. “Ballet blanc” (1998) di George Condo, acquistato nel 2003 per 14.300 dollari da Christie’s New York e scambiato da Sotheby’s nella stessa città, a settembre 20165, per 200mila dollari ha reso al suo collezionista un rendimento annuale del +22%. La tela “Another Place” (1959)di Richard Smith (1931-2016) acquistato da Christie’s Londra a marzo 2006 per 2.700 dollari e venduto lo scorso novembre per 44.000 da Sotheby’s Londra  ha registrato nel decennio una plusvalenza del +1500%, approfittando del risveglio del mercato dell’artista all’annuncio della sua scomparsa il 15 aprile 2016: quest’anno i lotti venduti sono già triplicati.</p>
<p style="text-align: justify;">Le performance, naturalmente, si possono monitorare solo per le opere che tornano in asta, per il resto si fanno analisi  comparate. Al di là dei casi di successo, l’incertezza degli investimenti sul mercato dell’arte pè legata all’evoluzione delle scelte sul lungo termine. Se le variazioni dei prezzi sono relativamente deboli nel corso dei mesi,  i valori possono impennarsi o crollare in uno o più decenni. E si può finire nella polvere come nel caso di “From the Series of Office Affairs”(2008/09) di Vassilly Tsagolow (1957) acquistato da Phillips Londra nel 2009 per 54mila dollari e rivenduto dalla stessa casa per 1.700 il 13 aprile 2016 con un tonfo del 97%. Un caso tra i molti.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Import/export: in attesa dei decreti</title>
		<link>https://www.sba.it/zh-hans/import-export-quadri-nuova-normativa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Vendita e acquisto quadri '800 e '900 - Società di Belle Arti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Dec 2017 09:12:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Marilena Pirrelli [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Marilena Pirrelli, da Plus24 &#8211; Il Sole 24 Ore, 9 dicembre 2017</strong></p>
<p><span id="more-77337"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’applicazione della legge n. 124 del 4 agosto 2017, che modifica le regole sull’esportazione di opere d’arte, attende i decreti attuativi. Con la circolare interpretativa n.45 del 28 agosto 2017, la direzione generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio  ha precisato ai direttori degli uffici Esportazione che mentre la soglia temporale è d’immediata applicazione (innalzamento da 50 a 70 anni dell’età dell’opera), l’applicazione della soglia di valore per le cose ultra 70enni è sospesa in attesa del decreto ministeriale di prossima approvazione. Il 1 dicembre si è insediato un gruppo di lavoro al <a href="https://www.beniculturali.it/">Mibact</a> – presieduto dal Capo dell’Ufficio Legislativo, Paolo Carpentieri, e composto da funzionari del Ministero, dal consigliere giuridico del ministro Lorenzo Casini  e dall’avvocato Giuseppe Calabi, in qualità di esperto della materia – per definire le modalità di applicazione della legge. Le riunioni proseguiranno fino al 31 dicembre, data entro cui dovrà essere sottoposta al ministro Dario Franceschini una proposta di decreto attuativo, anche se è possibile che vi sia un lieve slittamento, data la complessità dei temi.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-90138" src="http://www.sba.it/wp-content/uploads/2017/12/download.jpg" alt="Dario Franceschini ministro della cultura" width="188" height="268" />LE INTERPRETAZIONI DELLA LEGGE</p>
<p>Il decreto dovrà risolvere una serie di aspetti interpretativi emersi dalla riforma, che dovrebbe “semplificare le procedure relative al controllo della circolazione delle cose antiche che interessano il mercato antiquariale” elevando da 50 anni a 70 anni l’età delle opere prodotte dagli artisti scomparsi passibili di provvedimento di tutela, secondo il Codice dei Beni culturali, e prevedendo l’autocertificazione per uscire dal paese per le opere che non hanno più di 70 anni o ce li hanno ma sono di valore inferiore a 13.500 euro. Tuttavia nella nuova legge 124 viene “fatta salva” la possibilità che i funzionari dei competenti uffici esportazione se ritengano che le opere tra 50 e 70 anni (indipendentemente dal loro valore economico) abbiano un “interesse artistico, storico, archeologico o etno-antropologico  eccezionale per l’integrità e la completezza del patrimonio culturale della Nazione” possano avviare il procedimento di notifica, da concludersi entro 60 giorni dalla presentazione della domanda di esportazione. “In molti ritengono che in questo modo la procedura per il controllo non sia stata affatto semplificata  &#8211; afferma l’avvocato Silvia Segnalini dello studio legale Piselli &amp; Partners di Roma – e poi non è stato previsto che nel caso i funzionari non riescano a concludere un procedimento non possano in alcun modo riavviarne uno nuovo sulla medesima opera”.</p>
<p>L’IMPORTAZIONE</p>
<p>Tra i temi di cui la Commissione si dovrà occupare ve ne sono due di particolare importanza: il primo relativo all’importazione verso l’Italia di beni di provenienza straniera che abbiano un’età tra i 50 e i 70 anni. “Rispetto a questi beni – spiega l’avvocato Calabi – si ritiene attualmente che gli uffici esportazione non possano rilasciare i Cas (certificato di avvenuta spedizione dai paesi Ue) e i Cai (Certificato di avvenuta importazione dai paesi extra Ue) previsti dall’art. 72 del Codice. Se prima della riforma i certificati venivano rilasciati per tutte le opere con più di 50 anni di artisti scomparsi ora ci si domanda se l’orientamento valga per le opere tra 50 e 70 anni pur essendo beni “ibridi”, cioè liberi ma potenzialmente passibili di tutela qualora intervenisse l’”eccezionale interesse”: per esempio un Burri con questa età (entro 50-70 anni) comprato a Londra viene spedito in Italia: ha bisogno del Cas? Si ipotizzano due possibilità: per questi beni si decide di rilasciare i certificati di Cai e Cas, idonei a identificare il bene e controllarne la provenienza da un paese membro Ue o extra Ue, oppure si decide – per non ingolfare gli uffici esportazione – di farli entrare senza certificato purchè l’interessato possa produrre la certificazione della provenienza straniera. Insomma con l’esonero dalla normativa di tutela si avrebbe ex post e non ex ante la certificazione e solo nel caso in cui si avanzi la procedura di vincolo sul territorio italiano” prosegue l’avvocato  Calabi.<img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-90142" src="http://www.sba.it/wp-content/uploads/2017/12/IMG20211214121858701_1000-300x225.jpg" alt="Giuseppe Calabi avvocato" width="300" height="225" srcset="https://www.sba.it/wp-content/uploads/2017/12/IMG20211214121858701_1000-300x225.jpg 300w, https://www.sba.it/wp-content/uploads/2017/12/IMG20211214121858701_1000-768x576.jpg 768w, https://www.sba.it/wp-content/uploads/2017/12/IMG20211214121858701_1000.jpg 1000w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>L’ESPORTAZIONE EXTRA UE</p>
<p>Un secondo tema riguarda il Regolamento (CEE) n. 3911 del 9 dicembre 1992 relativo all’esportazione fuori dall’Unione Europea di beni culturali che disciplina la licenza di export a livello europeo prevedendo le soglie di valore (150.000 euro per i dipinti con più di 50 anni). Si pone la domanda: se dall’Italia si invia in Svizzera un’opera con un’età tra 50-70 anni di un artista scomparso basta l’autocertificazione o è necessaria la licenza di esportazione? In dogana francese un’opera (un “Teatrino” di Fontana) di provenienza italiana  con età tra 50-70 anni e diretta  in Svizzera via Francia è stata recentemente sequestrata, perché priva di licenza d’esportazione prevista per le opere con più di 50 anni e valore superiore ai 150mila euro (per i dipinti). Insomma la riforma della legge italiana come si integra ora con le regole europee? “Si possono prospettare due possibili interpretazioni – afferma l’avvocato Calabi  -; la prima per la quale la legge italiana ha modificato in senso più liberale le regole poste dal Regolamento comunitario, innalzando da 50 a 70 anni la soglia temporale richiesta per l’individuazione dei beni culturali per i quali è richiesta la licenza (ferma la soglia di 150.000 euro); la seconda, per la quale il Regolamento prevale sulla normativa italiana e la licenza è sempre prevista per le opere sopra i 50 anni e oltre la soglia comunitaria, ma è un atto dovuto (a meno che non sia dichiarato l’interesse eccezionale): quindi, mentre le opere tra 50-70 anni di età possono circolare in Europa solo con l’autocertificazione, la licenza diventa necessaria solo se escono dalla Ue”.</p>
<p>L’ALEA DEGLI UFFICI ESPORTAZIONE</p>
<p>Altro problema diffuso è l’eccessiva discrezionalità degli uffici esportazioni delle sovrintendenze nel rilasciare o meno la licenza di export. Da Firenze a Roma passando da Verona e Milano ognuno interpreta a modo suo la Circolare del ’74. Ora un gruppo di lavoro del Mibact ha scritto le linee guida sull’importazione/esportazione che è alla firma del Dir. Gen. A breve ci si augura che le nuove linee guida vengano pubblicate. L’indirizzo dato dal Mibact farà un passo in avanti rispetto alla Circolare del ’74, tuttavia la discrezionalità  di ogni ufficio esportazione resta ancora rilevante. Qualche anticipazione sulle linee guida trapela: “Ci sarà maggiore chiarezza – spiega Calabi &#8211; : ad esempio per negare l’esportazione di un’opera straniera la motivazione dovrà essere più rigorosa, il termine di rarità dovrà essere valutato non solo con i beni pubblici ma anche dal confronto con i beni privati già notificati”.</p>
<p>Da un rapido sondaggio risulta che ad oggi non sia stata ancora esercitata la tutela ( individuando l’eccezionale interesse) da nessun ufficio esportazione per i beni di età compresa tra i 50 e 70 anni e non è mai stato sforato il termine dei 60 giorni per la licenza, tuttavia i tempi restano lunghi. Il decreto ministeriale dovrebbe pure intervenire sul valore dell’autocertificazione: implica un controllo o un nulla osta? O è una dichiarazione unilaterale del dichiarante?</p>
<p>“Infine – conclude Calabi – sulla soglia di valore dei 13.500 euro si sta cercando di fare uno sforzo interpretativo per definire come calcolare il valore: nel caso di vendita in asta è il prezzo di martello,  nel caso di esportazione per un’asta futura estera dovrebbe essere il valore intermedio tra la stima minima e massima, nel caso di beni non oggetti d’asta dovrebbe essere la fattura se già venduti e se non ancora venduti le banche dati disponibili e , in ultima istanza, un’expertise. In questo modo il sistema responsabilizza il dichiarante. Certo l’esportazione illecita e la dichiarazione mendace in caso di autocertificazione potranno rappresentare dei reati più gravi quando sarà approvato il disegno di legge  AS2864 attualmente al Senato per gli emendamenti e in futuro alla Camera”. Dalla presenza di tutti questi quesiti lì applicazione della legge n. 124 non sembra ancora vicina.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Arte, ripresa nei primi sei mesi. Gli Impressionisti i più richiesti</title>
		<link>https://www.sba.it/zh-hans/impressionisti-quadri-vendita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Vendita e acquisto quadri '800 e '900 - Società di Belle Arti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Nov 2017 10:24:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Gabriella Biglia, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Gabriella Biglia, da Plus24- Il Sole 24 Ore, 25 novembre 2017</strong></p>
<p><span id="more-77341"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Durante il primo semestre 2017 il mercato dell’arte, per quanto riguarda le vendite mediate dalle tre principali case d’asta (Christie’s, Sotheby’s, Phillips), nel suo complesso ha registrato a livello globale un +18% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il fatturato globale delle aste è stato stimato nei primi sei mesi dell’anno intorno ai 6,9  miliardi di dollari. A guidare la ripresa sono state le vendite  ottenute dal segmento della Contemporary Art che lusinga e attrae i collezionisti e gli investitori, sia buyers che sellers, alla ricerca di denaro facile. A spartirsi la torta sono Stati Uniti e Cina. La Repubblica cinese, divisa tra globalizzazione, autoritarismo e comunismo, è vicina a soffiare il primato di piazza principale del mercato dell’arte agli Stati Uniti. Non solo il Pil cinese nel terzo trimestre 2017 è cresciuto del 6,8%, ma nella prima parte dell’anno, con 2 miliardi di dollari di fatturato, il paese asiatico  ha rappresentato ben il 29% del mercato globale dell’arte (fonte Artprice). Gli Stati Uniti, invece, con 2,2 miliardi di dollari, mantengono la prima posizione con il 32,4%: In coda i paesi europei come Francia (4,7%) e Regno Unito (22,9%) che in caso di Hard Brexit non è escluso punti a diventare in tutto e per tutto un paradiso fiscale per evitare che Londra perda il posizionamento di capitale finanziaria.</p>
<p>Le vendite dell’arte contemporanea nel 217 hanno segnato un +5% nel primo semestre del 2017 (Artprice), trend positivo che sembra confermato anche dai recenti incanti di novembre chiusi positivamente a New York.</p>
<p>D’altronde, quale altro comparto del mercato dell’arte è capace di garantire plusvalenze come quella ottenuta dal venditore che ha messo all’incanto lo scorso maggio da Sotheby’s la tela “Untitled” del 1982 di J<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Jean-Michel_Basquiat">ean-Michel Basquiat,</a> <img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-90151" src="http://www.sba.it/wp-content/uploads/2017/11/Basquiat1984.tif-162x300.jpg" alt="Basquiat" width="162" height="300" srcset="https://www.sba.it/wp-content/uploads/2017/11/Basquiat1984.tif-162x300.jpg 162w, https://www.sba.it/wp-content/uploads/2017/11/Basquiat1984.tif.jpg 220w" sizes="(max-width: 162px) 100vw, 162px" />(nella foto) un teschio comprato nel 1984 per 19mila dollari, e aggiudicato all’art investor giapponese Yusaku Marezzava (41 anni) per 110,5 milioni?</p>
<p>Che i prezzi di aggiudicazione siano gonfiato o meno dagli investitori asiatici, il turnover di Basquiat solo nei primi sei mesi dell’anno è stato di 243,7 milioni di dollari, dopo quello di Picasso (280 milioni di dollari) e superando  abbondantemente il maestro Andy Warhol (123,4 milioni). Nella sessione newyorkese l’asta di “Post-War and Contemporary” del 15 novembre battuta da Christie’s ha incassato moltissimi record, sia per artisti viventi che storicizzati,  e ha totalizzato 335,6 milioni di dollari, con 48 lotti venduti su 57 proposti (se si esclude il “Salvador Mundi” di Leonardo da Vinci, aggiudicato per 450 milioni di dollari, strategicamente inserito come operazione di marketing nel catalogo di vendita). Il giorno dopo Sotheby’s ha replicato incassando 303 milioni di dollari con l’incanto di Arte Contemporanea, con percentuali di venduto pari al 95% sia per i numeri di lotti che di valore, con un incremento del 12% rispetto all’incanto analogo dello scorso anno.</p>
<p>Segue, per importanza di fatturato complessivo, la pittura impressionista che, secondo la ricerca condotta da Deloitte (agosto 2016-2017), ha ottenuto il rendimento annuo più consistente rispetto allo scorso anno (+ 10,5 5), posizionandosi davanti alla Contemporary Art (+7,45% rendimento annuale); mentre l’arte moderna è cresciuta solo del 3,62% (però cinque anni fa il rendimento annuo era in calo dello 0,78%).</p>
<p>A sorpresa le venite in asta dei dipinti antichi hanno registrato un +2,21% (rispetto all’1,72% di cinque anni fa). Su questo comparto del mercato incidono la difficoltà nel reperimento di opere “museali”, le incertezze attributive e, in Italia, lo spettro della notifica che può arrivare a deprimere i valori del 75%.</p>
<p>Si stima che il nostro Paese rappresenti circa l’1,4% del fatturato globale degli incanti. Il giro d’affari generale ottenuto dalle vendite all’asta in Italia nel primo semestre 2017 è stato di 158,2 milioni di dollari, dove la parte preponderante è stata garantita dall’arte moderna e contemporanea: a far la parte del leone sono le case  d’asta straniere, Christie’s e Sotheby’s. Proprio Sotheby’s il 29 e 30 novembre  presenterà il secondo incanto annuale di arte moderna e contemporanea, composto da 113lotti valutati complessivamente 9,7-13,3 milioni di euro, composti da opere di artisti del secondo dopoguerra come Fontana, Castellani, Scarpitta, Boetti e una sola opera figurativa della prima metà del Novecento, un paesaggio di <a href="https://www.sba.it/artisti-in-galleria/morandi-giorgio-biografia-quadri-in-vendita/">Giorgio Morandi.</a> E pensare che il fatturato delle case d’asta in Italia fino alla metà del 2000 era determinato prevalentemente dalla vendita dei lavori di Sironi, Casorati, Carrà, de Pisis, oggi svaniti nel nulla.</p>
<p>Anche il mercato dell’arte incertum est.</p>
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		<title>Esportare: che cosa cambia</title>
		<link>https://www.sba.it/zh-hans/nuova-legge-esportazione-beni-culturali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Vendita e acquisto quadri '800 e '900 - Società di Belle Arti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Oct 2017 06:36:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Fabrizio Lemme, d [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sba.it/zh-hans/nuova-legge-esportazione-beni-culturali/">Esportare: che cosa cambia</a> proviene da <a href="https://www.sba.it/zh-hans/">Società di Belle Arti</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Fabrizio Lemme, da Il Giornale dell&#8217;Arte, ottobre 2017</p>
<p><span id="more-77353"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come è stato già anticipato nel numero di settembre di &#8220;Il Giornale dell&#8217;Arte&#8221;, il Senato della Repubblica, il 2 agosto 2017 e in sede di seconda lettura, ha definitivamente approvato il disegno di legge &#8220;Concorrenza&#8221;. La nuova normativa, per effetto della &#8220;vacatio legis&#8221;, è entrata in vigore lo scorso 29 agosto.</p>
<p>Nel ddl “Concorrenza”, come è ormai prassi da molti anni, sono inserite le disposizioni più eterogenee e quindi non stupisce che agli artt. 175 e 176 siano inserite nuove prescrizioni in materia di esportazione di beni culturali.</p>
<p>Le nuove norme si possono così sintetizzare:</p>
<p>A: Il tempo di esecuzione che rende rilevante l’obbligo di attestata libera circolazione dei beni culturali di autore non più vivente è elevato da cinquanta a settanta anni.</p>
<p>B: l’esportazione di beni culturali è libera quando il loro valore non superi i 13.00 euro.</p>
<p>C: il limite originario dei cinquanta anni rimane tuttora valido per quei beni culturali che, ad avviso dell’organo centrale del Ministero  (quindi, non del soprintendente regionale) presentino “interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico eccezionale per la completezza del patrimonio culturale della nazione”.</p>
<p>Nel breve articolo di settembre, si accennava ad aspre polemiche che sarebbero già insorte in ordine alla nuova legge. Preferisco astenermi  da esse e illustrare dei problemi di diritto intertemporale che si pongono in ordine ai punti A e B.</p>
<p>La nuova legge nulla prevede al riguardo: è quindi lasciato all’interprete scrutinare se le nuove disposizioni abbiano o meno effetto anche in “praeteritum”, ossia se esse trovino applicazione anche relativamente a opere già presentate senza successo agli uffici esportazione.</p>
<p>Il problema è assai delicato: a stare a un principio radicato nella nostra cultura giuridica (“tempus regit actum”), si dovrebbe rispondere negativamente.</p>
<p>Ma, almeno a mio avviso, nel caso di specie non è così. Infatti, in basa ad un altro principio del nostro ordinamento penale (art. 2 c.p.), ancora più fondamentale perché di rilevanza costituzionale , la legge penale più favorevole che intervenga in data anteriore alla formazione del giudicato trova applicazione retroattiva.</p>
<p>Il problema è quindi di verificare se le disposizioni indicate sub A e sub B abbiano o meno efficacia penale. Infatti, una volta accertata tale qualificazione, le stesse troverebbero applicazione unitaria (vale a dire, anche per gli effetti non penali), non essendo concepibile che una stessa disposizione possa avere diversa valenza a seconda delle conseguenze che produce. Ora, sul concetto di norma penale si è ormai formata, sia nella scienza penalistica che nella giurisprudenza  di legittimità, una opinione comune allo stato insuperabile (il cosiddetto “jus receptum”). La natura di norma penale  deve riconoscersi non solo nelle disposizioni incriminatrici intese in senso stretto, ma anche in tutte quelle altre disposizioni che integrano il precetto penale e gli danno significato e valenza concreti. In questo contesto, non può dubitarsi che la disposizione relativa all’età del bene culturale eanche3 quella relativa al valore integrino il precetto penale di cui all’art. 174 del Codice dei beni culturali( illecita esportazione) e quindi, nel caso di successione di leggi, tali disposizioni debbano trovare applicazione anche “in prateritum”.</p>
<p>Cerchiamo di essere poiù chiari: Tizio è tratto a giudizio per aver esportato, senza attestato di libera circolazione, un bene culturale che ha più di cinquanta ma meno di settanta anni. Il processo è ancora in corso. Il difensore di Tizio  potrà certamente avvalersi della nuova disposizione in ordine all’età del bene culturale per ottenere una sentenza assolutoria sotto il profilo della “abolitio criminis”.</p>
<p>La cosa è assolutamente incontestabile e quindi se ne ricava che se la nuova disposizione  viene intesa, come imprescindibile, in senso indifferenziato, ad essa va riconosciuto effetto retroattivo e quindi, ove il provvedimento di diniego di attestato di libera circolazione sia stato impugnato, il giudice amministrativo dovrà riconoscere il fondamento dell’impugnazione per effetto della norma sopravvenuta.</p>
<p>Un ulteriore argomento a favore della valenza indifferenziata dell’applicazione retroattiva è dato dalla circostanza che l’illecito esportatore  si vedrebbe in caso contrario premiato rispetto a chi, nell’osservanza della legge, abbia chiesto, senza ottenerlo, un attestato di libera circolazione divenuto non più necessario. Ed è questo un fondamentale argomento interpretativo (“ab inconvenienti”).</p>
<p>La conclusione che precede a me sembra sorretta da tale logicità e aderenza ai principi, da non poter essere oggetto di discussione o di contestazione.</p>
<p>M analizziamo anche la diversa ipotesi indicata al punto B, quella del limite di valore.</p>
<p>Il legislatore, introducendo questo limite, si è parzialmente adeguato ai principi generali del diritto europeo, che prevedono un valore minimo del bene culturale,  al di sotto del quale non è consentita la cooperazione  intereuropea per il recupero all’estero.  Che cosa significa, sul piano sostanziale, rendere libera l’esportazione di beni di modesto valore? La risposta è quasi banale: pur se alcuni Soloni lo negano, il bene culturale ha un segno di riconoscimento anche nel suo valore economico e, quando lo stesso sia particolarmente basso, non sembra necessario assicurarne la presenza nel territorio nazionale.</p>
<p>Quindi, se l’abrogazione di una norma penale è da ravvisare in una sopravvenuta perdita del disvalore della condotta punita,  sembra ancora una volta opportuno che anche a tale limite sia attribuita efficacia retroattiva. Certo, si potrebbe ipotizzare il contrario partendo dalla constatazione che il valore del bene da esportare dipende  da un onere dell’esportatore: l’autocertificazione relativa appunto a quanto viene esportato all’estero, sottoposta al riscontro della Soprintendenza e il tutto in momento precedente all’esportazione. Ma supponiamo che l’opera esportata sia di valore insignificante, la cui esportazione sarebbe stata sicuramente consentita per non integrare alcun danno al patrimonio storico artistico della nazione. Prima della nuova legge, il fatto sarebbe stato penalmente rilevante, anche perché l’art. 174 non prevedeva la punibilità dell’esportazione  di un bene culturale di oltre cinquanta anni e di autore non più vivente, quando il danno per il patrimonio artistico nazionale fosse stato inesistente: il reato sussisteva sul piano meramente formale e la minimalità del danno poteva solo tradursi nell’applicazione di una pena particolarmente mite ( ad esempio, la sola multa; ma era pur sempre applicabile la confisca!). Quindi, l’assenza della preventiva autocertificazione potrebbe trovare agevole sanatoria in una perizia disposta dal giudice penale volta ad accertare l’effettivo valore del bene esportato e, dovrebbe semmai configurarsi come un mero inadempimento amministrativo, rilevante ai sensi dell’art. 165 del Codice dei beni culturali e quindi punibile con sanzione meramente amministrativa.</p>
<p>Queste le mie conclusioni sul piano dell’applicazione intertemporale delle nuove norme di legge</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sba.it/zh-hans/nuova-legge-esportazione-beni-culturali/">Esportare: che cosa cambia</a> proviene da <a href="https://www.sba.it/zh-hans/">Società di Belle Arti</a>.</p>
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		<title>L&#8217;arte mette alla prova le gallerie</title>
		<link>https://www.sba.it/zh-hans/l-arte-mette-alla-prova-le-gallerie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Vendita e acquisto quadri '800 e '900 - Società di Belle Arti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Sep 2017 12:49:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di M. P., da Plus24  [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di<strong> M. P., da Plus24 &#8211; Il Sole 24 Ore, 16 settembre 2017</strong></p>
<p><span id="more-77372"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Fiere, artweek, artweekend, gallerie incondominio e produzione di mostre condivise, spazi privati, gallerie e piattaforme online per rispondere ad una domanda di arte ad alta velocità e ad alto rischio. Tante le sfide e le soluzioni per individuare un modello di business per una galleria in grado di resistere alla crisi dei valori medi e continuare a sostenere i costi della ricerca artistica. In Italia le gallerie di arte moderna e contemporanea si sono contratte per numero &#8211; secondo i dati Ateco giugno 2017 forniti dalla <a href="https://www.milomb.camcom.it/home">Camera di Commercio di Milano</a> &#8211; del 3,8% in due anni, dell&#8217;1,7% in un anno e dello 0,9% in sei mesi, mentre il fatturato annuo è cresciuto del 15,7%, ultimo dato del 2015 sul 2014, e del 55,5% sul 2012.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Il quadro che emerge dall&#8217;analisi di alcuni report sul settore delle gallerie d&#8217;arte (<em>The Global Art Gallery Report 2016 </em>di Magnus Resch, ad esempio) non sembrerebbe a prima vista dei più rosei, poiché si registra un leggero calo del numero delle gallerie d&#8217;arte&#8221; spiega Mauro Stefanini, presidente dell&#8217;Associazione Nazionale Gallerie d&#8217;Arte Moderna e Contemporanea. &#8220;Anche a causa degli altissimi costi di gestione ordinaria, il sistema dell&#8217;arte italiano non favorisce la nascita e lo sviluppo di nuove gallerie che si occupano di contemporaneo, mentra sta aumentando sempre più il secondo mercato&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La contrazione del mercato negli anni passati ha stimolato lo sviluppo di altre forme di offerta?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi anni sono aumentate in maniera esponenziale case d&#8217;asta, siti internet e fiere di ogni dimensione e tipologia che favoriscono la compravendita <em>tout-court</em>. Queste realtà rispondono alle esigenze di una buona fetta di quel collezionismo che ha una visione solo economico-commerciale dell&#8217;arte. A soffrirne principalmente sono le gallerie che lavorano direttamente con gli artisti, producendo cataloghi e mostre, supportando gli autori nella produzione e nella proposta delle opere. Assolvendo quel ruolo culturale e di ricerca che non ha un ritorno immediato ma soltanto nel medio-lungo periodo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Oppure ci si propone con spazi in altri paesi esteri &#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; un fenomeno ancora limitato a poche gallerie che, con coraggio, hanno spostato sede e attività in località quali Parigi, Londra e altri centri internazionali. E&#8217; un modo spesso efficace per ampliare il proprio giro di affari, ma avere successo all&#8217;estero non è semplice soprattutto se non si ha una solida base economica o una specifica conoscenza del mercato internazionale e delle sue regole. E&#8217; fondamentale anche la collaborazione con gallerie straniere per sostenere gli artisti che, sempre più, devo ambire a un mercato internazionale, avviata però solo da un ristretto numero di gallerie italiane.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il canale di vendita online può diventare un&#8217;alternativa?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Insieme alle fiere, rappresenta un canale fondamentale per pianificare il futuro commerciale delle gallerie, consente di raggiungere la clientela internazionale e serve per contrastare i nostri attuali principali competitor, le case d&#8217;asta. La proposta di opere scelte che esprimano un&#8217;oggettiva qualità intrinseca è la maniera più sicura per attirare quei collezionisti stranieri che non è possibile raffiungere tradizionalmente, pur riconoscendo la debolezza del mancato contatto col cliente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Oggi si presidiano le fiere, quante se ne fanno all&#8217;anno?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Analizzando i report delle principali fiere internazionali, Art Basel, Tefaf e Frieze su tutte, si assiste ad un mercato dell&#8217;arte in buona forma e ottima è la presenza numerica delle gallerie italiane a conferma dell&#8217;ottimo lavoro svolto da quest&#8217;ultime. Le principali realtà fieristiche italiane (Arte Fiera, Miart, Artissima, Art Verona) non possono ancora competere con quelle europee più strutturate, ma hanno registrato un trend positivo per affluenza e volumi di affari. grazie a migliori standard qualitativi e al know how di direttori artistici che hanno dato agli eventi un carattere internazionale. Mediamente una galleria di livello partecipa a quattro-sei fiere l&#8217;anno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tra arte moderna e contemporanea in termini di scambi quale comparto è preponderante in Italia?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il moderno rappresenta, in termini economici, la fetta principale dell&#8217;economia del settore. Il contemporaneo è cresciuto negli ultimi anni secondo due direzioni: da un lato le gallerie che producono giovani autori a prezzi ancora contenuti; dall&#8217;altro gallerie che si sono focalizzate su autori di livello internazionale con quotazioni molto elevate, che rappresentano la fetta principale degli scambi del contemporaneo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Ddl concorrenza ha introdotto nuove regole sulla circolazione delle opere d&#8217;arte, avete avuto i primi riscontri sulla loro applicazione?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;approvazione del testo della legge per il Mercato e la concorrenza (legge 4 agosto 2017, n. 124) è ancora troppo recente perché si possa analizzare una casistica soddisfacente, ma è indubbio che la modifica della soglia temporale, con il passaggio dai 50 ai 70 anni dall&#8217;anno di esecuzione dell&#8217;opera, unitamente all&#8217;istituzione di una soglia minima di valore per identificare le opereche non necessitano di licenza di esportazione (13.500 euro), semplificano non poco le procedure relative alla circolazione delle opere. Le modifiche introdotte rappresentano un passo importante per il quale l&#8217;Associazione si è fortemente battuta. Pur consapevoli che molto resta da fare, riteniamo che il risultato ottenuto sia un ottimo traguardo.</p>
<p style="text-align: justify;"> <img decoding="async" class=" size-full wp-image-2825" src="http://www.sba.it/wp-content/uploads/2017/09/images_Immagine_NEWS.jpg" alt="Immagine_NEWS.jpg" width="937" height="509" srcset="https://www.sba.it/wp-content/uploads/2017/09/images_Immagine_NEWS.jpg 1204w, https://www.sba.it/wp-content/uploads/2017/09/images_Immagine_NEWS-300x163.jpg 300w, https://www.sba.it/wp-content/uploads/2017/09/images_Immagine_NEWS-768x417.jpg 768w, https://www.sba.it/wp-content/uploads/2017/09/images_Immagine_NEWS-1024x556.jpg 1024w" sizes="(max-width: 937px) 100vw, 937px" /></p>
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		<item>
		<title>Yacht, quadri e vini pregiati le garanzie dei prestiti ai Paperoni</title>
		<link>https://www.sba.it/zh-hans/yacht-quadri-e-vini-pregiati-le-garanzie-dei-prestiti-ai-paperoni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Vendita e acquisto quadri '800 e '900 - Società di Belle Arti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Aug 2017 07:36:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di R. Fi., da Il Sol [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di R. Fi., da Il Sole 24 Ore, 11 agosto 2017</strong></p>
<p><span id="more-77384"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Collezioni di vino, quadri di Andy Warhol e anche yacht. Sono le nuove garanzie che le banche accettano per aprire i rubinetti del credito ai clienti più ricchi. Un&#8217;attività fra le più redditizie e sicure, e per la quale &#8211; riporta il Wall Street Journal &#8211; è scattata una vera e propria corsa. I numeri non lasciano adito a dubbi: la private bank di Goldman ha quadruplicato il suo bilancio di prestiti dal 2010 a 29 miliardi di dollari, mentre quello di Morgan Stanley è cresciuto dal 420% a 74 miliardi di dollari. Ma anche i paperoni possono incontrare difficoltà e non rimborsare i prestiti ottenuti, e così nei portafogli delle banche spuntano oggetti esotici. Goldman Sachs ha &#8211; mette in evidenza il Wsj &#8211; lo yacht &#8220;Natita&#8221;, munito di una sala cinematografica, una Jacuzzi e uno scalo per l&#8217;elicottero. Un &#8220;trofeo&#8221; per un prestito concesso nel 2014 al miliardario William Kallop: la disputa fra la banca e il suo cliente si è risolta con il sequestro del &#8220;Natita&#8221;, ora nelle mani di Goldman che punta a venderlo.</p>
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		<item>
		<title>Grandi risultati alle aste di Londra, Parigi e New York nel primo semestre</title>
		<link>https://www.sba.it/zh-hans/grandi-risultati-alle-aste-di-londra-parigi-e-new-york-nel-primo-semestre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Vendita e acquisto quadri '800 e '900 - Società di Belle Arti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jul 2017 05:38:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Paolo Manazza, da [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Paolo Manazza, da il Corriere della Sera, L&#8217;Economia, 24 luglio 2017</strong></p>
<p><span id="more-77403"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le dieci opere più costose del semestre valgono da sole 587.289.218 dollari. Christie&#8217;s e Sotheby&#8217;s contabilizzano un giro d&#8217;affari pari a 5,7 miliardi di dollari. Tre sono quelli incassati dalla maison di Pinault , con un incremento del 14% sullo stesso periodo del 2016. Grazie al 35% della spesa globale, i buyer asiatici hanno raggiunto nuove altezze. Non a caso Christie&#8217;s negli ultimi anni ha lavorato molto per consolidare la sua espansione a Oriente. Non sono cresciuti solo i clienti asiatici, ma c&#8217;è stata anche una crescita del 90% nell&#8217;acquisto di Asian Art. Inoltre il 20%dei clienti che ha acquistato arte impressionista e moderna a Londra proveniva dall&#8217;Asia.</p>
<p>I lotti venduti sopra i 10 milioni di sterline sono stati 38 rispetto ai 14 del 2016. Il numero dei nuovi clienti che hanno speso oltre un milione (in sterline) è cresciuto del 29%. Unico dato in calo le &#8220;private sale&#8221; che hanno totalizzato 155,4 milioni rispetto ai 464 del primo semestre 2016. Mentre le vendite online hanno continuato ad attrarre un gran numero di collezionisti. In totale tra la piattaforma Christie&#8217;s Livetm e le aste solo sul web, i milioni di dollari raccolti sono stati 95,8. Da Sotheby&#8217;s il totale delle aste semestrale è stato di 2,7 miliardi di dollari (contro i 2,4 del 2016). Le vendite di Impressionist, Modern and Contemporary Art di Londra a marzo hanno realizzato 425 milioni di dollari, il 40% in più rispsetto al 2016.  A maggio tra le sedi di new York, Ginevra, Parigi e Londra in una sola settimana sono stati raccolti 816 milioni. Raggiunto anche il traguardo di due white glove sale (1005 di venduto) per aste dedicate a Diego Giacometti a Parigi (5,5 milioni di euro) e a Pablo Picasso a New York (10,3 milioni di dollari). Ma soprattutto la maison americana ha avuto il merito di aver venduto l&#8217;opera più costosa in assoluto del primo semestre: l&#8217;Untitled di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Jean-Michel_Basquiat">Jean-Michel Basquiat.</a></p>
<p>Le prime tre posizioni del podio sono tutte di Sotheby&#8217;s. Al secondo posto un diamante. Il The Pink Star, di 59,60 carati, venduto a Hong Kong ad aprile per 71,2 milioni di dollari (nuovo record mondiale per un diamante e un gioiello in asta). Terzo posto per il luminoso Bauerngarten (59,3 milioni di dollari) che Gustav Klimt ha realizzato nello stesso periodo dei suoi dipinti d&#8217;oro e in particolare del famoso ritratto dorato di Adele BlochBauer I.</p>
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		<item>
		<title>Ottimi risultati per i dipinti italiani dell&#8217;Ottocento a Londra</title>
		<link>https://www.sba.it/zh-hans/ottimi-risultati-per-i-dipinti-italiani-dell-ottocento-a-londra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Vendita e acquisto quadri '800 e '900 - Società di Belle Arti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jun 2017 06:47:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ottimi risultati per [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ottimi risultati per i <a href="https://www.sba.it/zh-hans/">dipinti italiani dell&#8217;800</a> andati all&#8217;asta da Sotheby&#8217;s &#8211; <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Londra">Londra</a> .</p>
<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-2665" src="http://www.sba.it/wp-content/uploads/2017/06/images_eventi_zandook.gif" alt="zandook" width="1166" height="2183" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sba.it/zh-hans/ottimi-risultati-per-i-dipinti-italiani-dell-ottocento-a-londra/">Ottimi risultati per i dipinti italiani dell&#8217;Ottocento a Londra</a> proviene da <a href="https://www.sba.it/zh-hans/">Società di Belle Arti</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Investimenti in Arte: Ci prova Maecenas</title>
		<link>https://www.sba.it/zh-hans/investimenti-in-arte-ci-prova-maecenas/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Vendita e acquisto quadri '800 e '900 - Società di Belle Arti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jun 2017 06:58:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Giuditta Giardini [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Giuditta Giardini, da Plus24  Il Sole 24Ore, 10 giugno 2017</strong></p>
<p><span id="more-77419"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E&#8217; appena nata Maecenas, piattaforma di art-investment blockhain-based, che raccoglie investimenti nel mercato primario e secondario dell&#8217;arte, promuovendo la proprietà frazionata delle opere. Su Linkedin il loro motto è &#8220;own fraction of a Picasso&#8221;. L&#8217;arte considerata un investimento viene frazionata e commercializzata in unità di partecipazione finanziaria, consentendo la proprietà diffusa di percentuali di opere scelte. A detta dei fondatori Marcelo Garcia Casilceo e Miguel Neumann, la piattaforma consentirà un asset allocation più efficente diversificando il portafoglio con una nuova asset class. Maecenas assicura anche liquidità al gallerista o collezionista, che, sulla piattaforma, sarà capace di raccogliere fondi per l&#8217;acquisto di nuove opere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sba.it/zh-hans/investimenti-in-arte-ci-prova-maecenas/">Investimenti in Arte: Ci prova Maecenas</a> proviene da <a href="https://www.sba.it/zh-hans/">Società di Belle Arti</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Fine del bipartismo anche nel mercato dell&#8217;arte</title>
		<link>https://www.sba.it/zh-hans/quadri-vendita-acquisto-nuove-tecniche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Vendita e acquisto quadri '800 e '900 - Società di Belle Arti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 May 2017 06:44:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Bruno Muheim, da  [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sba.it/zh-hans/quadri-vendita-acquisto-nuove-tecniche/">Fine del bipartismo anche nel mercato dell&#8217;arte</a> proviene da <a href="https://www.sba.it/zh-hans/">Società di Belle Arti</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Bruno Muheim, da Il Giornale dell&#8217;Arte, n. 375, maggio 2017</p>
<p><span id="more-77438"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Bipartismo è veramente morto ovunque. Anche il mercato dell&#8217;arte lo rifiuta: la vecchia dicotomia aste-mercanti è totalmente obsoleta. Il comune denominatore dei due rapporti usciti il mese scorso, quello di Tefaf e quello di Art Basel, insiste su una nuova ripartizione, più vicina al primo turno delle elezioni francesi che alle prossime elezioni italiane. Sta a ciscuno di noi identificare nei divrsi attori i vari Fillon, Le Pen, Macron o Mélenchon. Questa moltiplicazione deriva dalle difficoltà dei due vecchi protagonisti del mercato: le ste tradizionali vanno malee le porte delle botteghe degli antiquari si aprono sempre più di rado ad un visitatore. Credo che sarebbe utile definire una nuova terminologia, basata più sulla forma che sul risultato finale della trattativa, essendo questa, una volta registrata, meno interessante da analizzare.</p>
<p>Per capire meglio la situazione usiamo i dati dei due rapprti. Quello di Tefaf, a cura dell&#8217;economista <a href="https://www.maastrichtuniversity.nl/r.pownall">Rachel Pownall</a>, suona un po&#8217; troppo come un inno alle gallerie e più specificatamente a quelle che usano le fiere: sa un po&#8217; troppo di autopropaganda. Clare McAndrew, passata ad Art Basel da Tefaf, conoscendo da anni il mercato offre una visione secondo me più coerente. Usare troppe percentuali, comunque, è fuorviante: come abbiamo sempre detto ci sono pochissimi dati sicuri per i mercanti.</p>
<p>Partiamo dai due classici attori del mercato: gli antiquari e le case d&#8217;asta nella loro attività di routine, cioè gli antiquari all&#8217;interno delle loro gallerie e le società di vendita con i loro tradizionali incanti. I primi aspettano che suoni il campanello; le seconde distribuiscono i loro cataloghi  prima dei preview-anteprime delle loro dispersioni. Questo sistema è stato la base del mercato per quasi tre secoli; ora non funziona assolutamente più. Facendo parlare le cifre, però, questa è ancora lo zoccolo duro del mercato dell&#8217;arte. Partendo dai 56,5 miliardi di dollari d&#8217;incasso globale (cifra fornita dall&#8217;Art Basel report) arriviamo a 32,5 miliardi per i mercanti e 17 per le aste.</p>
<p>Ma se vogliamo usare le nostre nuove chiavi di lettura arriviamo a risultati più compositi. Occorre dividere in quattro le diverse forme d&#8217;acquisto possibile. La prima, plurisecolare, è l&#8217;acquisto diretto da un mercante nel suo negozio; la seconda è la partecipazione ad un&#8217;asta tradizionale; la terza è l&#8217;acquisto in occasione di una fiera. Queste tre prime operazioni si fanno alla luce del solee a conoscenza di tutti con una presentazione pubblica e/o un catalogo ufficiale. La quarta è l&#8217;acquisto realizzato in trattativa privata, sia esso condotto da un mediatore privato, da una casa d&#8217;aste o ancora da un mercante. In un mondo ideale l&#8217;opera d&#8217;arte passerebbe direttamente dalla casa del venditore a quella dell&#8217;acquirente senza nessuna pubblicità. Può così accadere che tanti mediatori offrano lo stesso quadro nello stesso momento a decine di persone diverse che, avendo tratto lezioni dal passato pagandole sulla propria pelle, molto spesso comunicano tra di loro per capire il grado di confidenzialità della trattativa. Dai 32,5 miliardi dei mercanti dobbiamo dunque sottrarre 13 miliardi, frutto delle loro vendite in fiere; arriviamo così ad un ammontare di 19,5 miliardi di loro attività tradizionale, da cui dovremmo togliere le trattative private per aggregarle alla nostra quarta voce. Potremmo ipotizzare quasi 5 miliardi presi dai mercanti ai quali aggiungiamo circa 2 miliardi delle case d&#8217;asta e un po&#8217; più di 3 miliardi provenienti dai tradizionali intermendiari privati. Il totale per questo settore ammonta così a un po&#8217; più di 10 miliardi.</p>
<p>Per intuizione e senza basi precise possiamo immaginare la seguente ripartizione del totale di 56,5 miliardi: attività tradizionali in galleria, 16; fiere, 13; aste pubbliche, 17; trattative private,  10,5.</p>
<p>Questo approccio, dal punto di vista dell&#8217;acquirente, da una parte dimostra la grande supremazia dei mercanti, che arrivano sempre a 32,5 dei 56,5 miliardi globali del mercato dell&#8217;arte; dall&#8217;altra insegna anche come questi ultimi abbiano saputo diversificare il loro metodo di vendita per affrontare il futuro. Per le case d&#8217;asta manca un approccio nuovo  e il loro declino dell&#8217;11% nel 2016 rispetto al 2015 ne offre la prova matematica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.sba.it/zh-hans/quadri-vendita-acquisto-nuove-tecniche/">Fine del bipartismo anche nel mercato dell&#8217;arte</a> proviene da <a href="https://www.sba.it/zh-hans/">Società di Belle Arti</a>.</p>
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