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Borrani Odoardo (1832-1905). Biografia. Quadri in vendita.

Pisa 1832 - Firenze 1905
Odoardo-Borrani-vendita-paesaggi-fiorentiniCompletata la formazione in ambito accademico negli anni Cinquanta a Firenze, sotto la guida di Giuseppe Bezzuoli e Enrico Pollastrini, e conosciuto Signorini verso il ’53, si recò con lui e in seguito con Cabianca a dipingere all’aria aperta; testimonianza dell’attività di quegli anni è una serie di disegni ambientanta sulle colline di Fiesole e nella zona del Pignone. Con i due amici iniziò, inoltre, a frequentare nel ’55, il Caffè Michelangiolo e, nello stesso anno, partecipò, sotto la direzione del Bianchi, al concorso dell’Accademia; allontanatosi poco dopo dal vecchio maestro, prese in affitto uno studio e si dedicò, con sempre maggiore assiduità, alla pittura en plein air. Presentò, frattanto, alla Promotrice fiorentina del ’57 un soggetto di vita contemporanea (L’atrio del teatro della Pergola), guadagnandosi l’apprezzamento del Pollastrini che lo invitò a partecipare al concorso triennale dell’Accademia, dove si aggiudicò la medaglia d’oro con La congiura dei Pazzi. Ebbero così inizio le sue ripetute presenze alle mostre ufficiali che lo vedranno impegnato per tutta la vita, assicurandogli un discreto successo. E’ del ’59 la partecipazione tra gli artiglieri volontari, insieme a Signorini, Cecioni, Buonamici, Martelli, divenuto ormai intimo del gruppo, e altri giovani del Caffè Michelangiolo, alla Seconda Guerra d’Indipendenza, da cui trarrà poi uno dei bozzetto segnalato al Concorso Ricasoli. Una volta tornato a Firenze, al termine dell’esperienza militare, dette prova, in una serie di dipinti eseguiti a Montelupo, a stretto contatto con Banti, Signorini e Pointeau, di un modo originale di fare pittura dal vero con forti contrasti luministici e cromatici. Nel ’61 lavorò inoltre per due mesi, insieme a Sernesi, a San Marcello Pistoiese, dove fissò in alcune vedute di straordinaria freschezza il paesaggio circostante (Alture, Pascolo, Paesaggio dal vero nei dintorni di San Marcello, Raccolta del grano nell’Appennino). L’anno seguente, oltre a proseguire l’attività in aperta campagna con Lega, Signorini, Abbati e Sernesi, cominciò a frequentare con assiduità i possedimenti di Martelli a Castiglioncello. Qui, favoriti da un’atmosfera particolarmente serena e al tempo stesso stimolante, vedranno la luce alcuni dei suoi lavori migliori (Casa e Marina a Castiglioncello e Campagna di Castiglioncello con giovane contadino). Frutto della stretto sodalizio artistico con Abbati e Fattori, maturato durante l’estate del ’67 sempre nella tenuta dell’amico scrittore, sono, invece, Carro rosso a Castiglioncello e Signora con l’ombrellino. Parallelamente a questa ricerca analitica condotta dal vero, continuò ad avvalersi della stesura a “macchia” come fase preparatoria per il quadro di storia, interpretato in chiave moderna; in questo genere aveva già dato le prime prove, traducendo alcuni temi di grande attualità in deliziosi soggetti di genere animati da nuovi contenuti etici e sentimentali; ne Il 26 aprile 1859 e Le cucitrici di camicie rosse la luce sembra dare un risalto tangibile ad ogni minimo dettaglio, aprendo così la strada a quella sorta di intimismo domestico che avrebbe trovato in Lega uno degli interpreti migliori. Ed è proprio nella frequentazione di quest’ultimo, fattasi di giorno in giorno più intima, che si spiegano certi paesaggi assai singolari, quali Il Mugnone, Il Mugnone presso il Parterre, Lungo il Mugnone, dipinti agli inizi degli anni Settanta nelle immediate vicinanze di Firenze, dopo il trasferimento fuori Porta alla Croce, assieme alla compagna Carlotta Meini. Nel frattempo ebbe inizio in lui uno strano processo involutivo che, originato probabilmente dal dolore per la morte del figlio e dai disaccordi coniugali, lo porterà a chiudersi sempre più in se stesso, fino a quando, interrotto per sempre il rapporto con Carlotta Meini, si legherà a Giovanna Santucci, una levatrice vedova, madre di cinque figli. Negli ultimi anni, per arrotondare le poche entrate, cominciò a lavorare come decoratore di porcellane presso la manifattura Doccia e a collaborare come disegnatore all’Illustrazione Italiana. Morì in solitudine nella dignitosa miseria di una casetta di Pian de Giullari, pochi mesi dopo la scomparsa della sua compagna.

 



CATALOGO OPERE:  

Pescatore sull'Arno

Carro rosso a Castiglioncello 

L'Arno a Varlungo 

Lo spaccapietre 

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