Cabianca Vincenzo (1827-1902). Biografia. Quadri in vendita.

Verona 1827 – Roma 1902

Vincenzo-Cabianca-vendita-dipinti-macchiaioliGià prima del ’42 seguì i corsi di Giovanni Caliari all’Accademia Cignaroli di Verona, frequentandola per circa un biennio e dedicandosi nel contempo ad alcuni studi d’architettura. A diciassette anni lasciò la propria città alla volta di Venezia. Qui proseguì gli studi accademici fino al ’48 quando, essendo sfuggito alla leva militare, forte delle proprie convinzioni liberali e forse in contatto con la Carboneria, fu costretto a fuggire e si rifugiò in Romagna, proseguendo poi per Bologna, dove venne arrestato e imprigionato prima in Castiglion de’ Pepoli, poi nella fortezza di Castelfranco dell’Emilia. Rientrato a Verona, nell’agosto del ’49, eseguì alcuni dipinti fortemente segnati dalla formazione purista, tra cui la Sant’Eufemia e un quadro d’ispirazione letteraria, tratto dalle Lettere a Maria di Aleardo Aleardi.
Trasferitosi a Firenze, ben presto si legò d’amicizia con Signorini e Borrani, insieme ai quali, dal ’55, prese a frequentare il Caffè Michelangiolo e, seguendoli nelle loro reiterate escursioni in campagna, si cimentò nei primi studi dal vero. Recatosi successivamente sulla riviera ligure, dipinse a Lerici e a La Spezia, rivelando eccezionali doti di colorista (Chiesa di San Pietro in Portovenere). Sperimentò, frattanto, il quadro di storia in costume, partecipando all’Esposizione Nazionale di Firenze del ’61 con quattro dipinti.
Nell’estate dello stesso anno, in compagnia di Signorini e Banti, fu inoltre a Parigi, dimostrando un interesse particolare per la pittura di Decamps che, già ammirata a Firenze nella collezione Demidoff, lascerà una traccia profonda nei decisi contrasti chiaroscurali della sua produzione successiva. Trasferitosi a Parma nel ’63, vi rimase per circa sette anni mantenendo stretti contatti con gli amici del Caffè Michelangiolo. Pur continuando a dedicarsi al quadro di storia, in occasione dei suoi soggiorni presso alcune località marine approfondì le ricerche realiste (Viareggio, Spiaggia di Viareggio e Scogliera).
Stabilitosi definitivamente a Roma alla fine del ’70, si dedicò interamente alla pittura. Allontanandosi periodicamente dal suo domicilio di piazza Mignanelli prima, poi da quello di Passeggiata di Ripetta, trasse molteplici impressioni dal vero nella campagna circostante. Entrò, nel frattempo, a far parte dell’Associazione Artistica Internazionale presso la quale espose regolarmente dal ’71 e, nel 76, fu tra i fondatori della Società degli Acquerellisti. Deluso e scoraggiato, al termine del soggiorno londinese dell’82, pur continuando a trascorrere lunghi periodi con gli amici toscani ospite a Castiglioncello di Diego Martelli, si avvicinò alle tendenze spiritualiste, portate avanti a Roma dal gruppo di artisti italiani e stranieri vicini a Costa. Con loro partecipò nell’85 alla creazione dell’associazione “In Arte Libertas”, esponendo dieci opere alla prima mostra della società, in via S. Nicolò da Tolentino e collaborando, con tre disegni, all’illustrazione della Isotta Guttadauro di D’Annunzio. Divenuto ormai una delle personalità più in vista del panorama artistico romano, perfettamente integrato nell’ambiente del Caffè Greco, continuò a partecipare con regolarità ai più importanti eventi nazionali, inviando alcuni quadri anche all’estero fino a quando la sua attività subì un progressivo rallentamento a causa di una paralisi che, dal ’93, lo costrinse a diradare i rapporti con il mondo esterno.

 


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