Caputo Ulisse (1875-1948). Biografia. Quadri in vendita.

caputo-ulisse-fotoUlisse Caputo nacque a Salerno nel 1875. Dopo aver iniziato il percorso artistico con il padre Ermenegildo, scenografo, decoratore teatrale e amministratore del Teatro Verdi di Salerno, entrò nello studio del pittore Riccardo Alfieri a Cava dei Tirreni. Tra il 1890 e il ‘92 si trasferì a Napoli per studiare all’Accademia di Belle Arti sotto la guida di Stanislao Lista per la scultura e di Domenico Morelli per la pittura. Continuò l’apprendistato presso lo studio di Gaetano Esposito che lo introdusse al genere del ritratto. Esordì nel 1897 alla Promotrice napoletana con Andante appassionato e Dopo la sonata, esposte nello stesso anno anche alla Triennale di Brera a Milano. Nel 1899 aprì uno studio a Parigi, dedicandosi prevalentemente  all’illustrazione e frequentando De Liso, Scoppetta, Balestrieri, Gennaro Befani e Serafino Macchiati. All’Esposizione Universale del 1900 fu colpito, soprattutto, dalle opere di Zuloaga, Anglada, Sargent e Miller. Nel 1904 sposò la modella prediletta Maria Sommaruga, figlia del noto editore, dalla quale avrebbe avuto tre figli. Grazie al suocero riuscì a farsi conoscere anche in America, cominciando a vantare di una fama internazionale (Londra, Cairo, Monaco di Baviera, Buenos Aires, Santiago del Cile etc.). Nel 1901 esordì con La Vedova al Salon a cui partecipò regolarmente fino al 1932. Tra il 1911 e il ‘12 fece alcuni viaggi in Britannia, realizzando dipinti raffiguranti inquadrature di paesaggio accolti poi dai vari musei locali. Dal 1918 al ‘22 si stabilì ad Aix en Provence dove strinse amicizia con la vedova di Cézanne.

Coltivò sempre l’interesse per il teatro, cui l’aveva avviato il padre in giovane età; e così, nel 1910, fece costruire nell’atelier di Parigi una piccola ribalta, dove sperimentò arredi, architetture, luci, giochi prospettici e tutto ciò che era legato alla rappresentazione scenica.

Nel 1921 la Galleria Pesaro di Milano gli dedicò un’importante personale mentre, nel 1928, allestì a Salerno  un’importante antologica e, nel 1936, tenne a Napoli l’ultima personale presso la Compagnia degli Illusi. La sua fama fu parzialmente offuscata negli ultimi anni di vita dall’affermazione delle avanguardie artistiche. Morì a Parigi nel 1948.

 

 

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