Sartorio Giulio Aristide

Sartorio-Giulio-Aristide-ok-gia ridottaGiulio Aristide Sartorio nacque a Roma l’11 febbraio 1860. Il nonno Girolamo e il padre Raffaele, entrambi scultori, lo avviarono all’arte. Frequentò per un breve periodo i corsi dell’artista Francesco Podesti all’Accademia di Belle Arti. Il rapporto tra i due non ebbe risvolti positivi dal momento che Sartorio definì il maestro come “l’uomo che aveva osato contaminare le pareti prossime a quelle dove Raffaello Sanzio aveva dipinto”. Preferì quindi continuare da solo l’educazione e formazione visitando musei. Nel 1874 morì  il pittore spagnolo Mariano Fortuny, che influenzò molto  la cultura artistica romana dell’epoca e Sartorio assisté “all’apoteosi che gli artisti romani avevano fatto alla salma del Fortuny” (Diego Angeli).

Entrò quindi a far parte dei pittori spagnoli suoi seguaci e si mantenne per qualche anno realizzando soggetti neosettecenteschi e neo pompeiani. Esordì all’Esposizione Internazionale di Roma del 1883 con un dipinto a tema sociale intitolato “Malaria. Dum Romae consulitur morbus imperat”, ottenendo un discreto successo di critica e pubblico. L’anno successivo si recò a Parigi dove iniziò a sperimentare la pittura di paesaggio, sulla scia dei pittori paesaggisti di Barbizon. Notevole è in questi anni la sua attività di illustratore: nel 1885 collaborò a la “Cronaca Bizantina” di Angelo Sommaruga che lo presentò a Gabriele D’Annunzio e nel 1886 partecipò all’edizione illustrata dell’”Isotta Guttadauro”. Tre anni più tardi ottenne la medaglia d’oro all’Esposizione Universale di Parigi con I figli di Caino. Nel 1893 si recò a Londra per studiare le opere dei Preraffaelliti; qui tenne la sua prima mostra personale nella quale presentò La sirena. Dal 1895 sino al 1914 espose con continuità alla Biennale di Venezia dove nel 1899 presentò il grande dittico Diana d’Efeso e Gorgone e gli eroi e, nel 1907, il ciclo allegorico La Luce, Le Tenebre, L’Amore e la Morte. Nel 1896 fu nominato dal granduca Carlo Alessandro di Sassonia professore della scuola d’arte di Weimar dove rimase per tre anni. Nel 1901 venne nominato membro dell’Accademia di San Luca e si unì in matrimonio con Julie Bonn da cui ebbe due anni dopo Angiola. Nel 1904 fu tra i fondatori del gruppo dei XXV della Campagna romana e, a partire da tale data, alternò costantemente la pratica del paesaggio e dello studio dal vero alla produzione di grande fregi e pannelli monocromi decorativi.

Al 1905 risale la pubblicazione del romanzo Roma Carrus Navalis- favola contemporanea. Nel 1906 partecipò a Milano all’Esposizione per l’apertura del traforo del Sempione con il Fregio del Lazio, diviso poi in diversi pannelli. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale si arruolò volontario come sottotenente di cavalleria. Ferito e catturato a Lucinico sull’Isonzo fu trattenuto nel campo di prigionia di Mauthausen da cui fu liberato dopo mesi grazie all’intercessione di papa Benedetto XV. Al termine della guerra fu invitato dal re Fuad in Egitto, visitò poi anche la Siria e la Palestina eseguendo numerosi paesaggi. Morì nel 1932 mentre stava lavorando alla decorazione musiva del Duomo di Messina.