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De Pisis Filippo (1896-1956). Biografia. Quadri in vendita.

Ferrara 1896 - Milano 1956

Filippo-De-Pisis-vendita-quadriTerzo di sette fratelli, Filippo de Pisis (pseudonimo di Luigi Filippo Tibertelli) non frequentò le scuole pubbliche ma seguì privatamente gli insegnamenti di alcuni precettori. Nel 1904 iniziò a disegnare sotto la guida del professore Odoardo Domenichini. Di nascosto, però, per non ferire il professore, prese lezioni di disegno anche da Angelo e Giovanni Longanesi. Le sue due prime tavolette -  Uccelli e Le passere - risalgono al 1908. Chiamato a Venezia per la visita militare, venne riformato ma colse l’occasione per studiare Tiziano, Tintoretto e Tiepolo. Spirito versatile, fu pittore, scrittore e appassionato di botanica (il suo erbario era composto da 1200 fogli). Nel 1914 si interessò alla poesia futurista e si stabilì a Bologna per frequentare la Facoltà di Lettere. Tenne corrispondenza con Pascoli e il giovane Gabriele D’Annunzio. Dopo aver scritto prose, liriche e poesie riunite ne I Canti della Croara e in Emporio, nel 1920, trasferitosi a Roma,si dedicò alla stesura del saggio La città delle 100 meraviglie dove è evidente l’influenza dei fratelli de Chirico. Nel 1925, in cerca di nuovi stimoli per l'arte, si recò a Parigi per rimanervi quattordici anni. Qui conobbe Braque, Picasso, Matisse, Cocteau, Max Jacob e Joyce. Nell’aprile dello stesso anno espose alla Galleria Carmine e, nel 1926, alla Galleria Au Sacre du Printemps, in una mostra organizzata dal mercante Siews. Sempre in quell’anno fu invitato  per la prima volta alla Biennale veneziana. Nel 1928 prese parte al Salon de l’Escolier in occasione della mostra Les artistes italiens de Paris; uscì inoltre la prima monografia a lui dedicata scritta da Waldemar George. Negli anni seguenti si susseguirono senza sosta le partecipazioni dell’artista ferrarese alle più importanti rassegne espositive milanesi, romane e parigine. Nel ‘33 si recò a Londra dove fissò alcuni scorci urbani. Nel ‘39, in seguito allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, dovette lasciare Parigi e far ritorno in Italia: qui trascorse brevi soggiorni a Venezia, Rimini, Bologna, Vicenza per poi sostare a Milano presso l’albergo "Vittoria" in via Durini. Nel 1943, a seguito dei bombardamenti nel capoluogo lombardo, si trasferì a Venezia dove, l’anno successivo, acquistò una casa.  Girando per le calli in tenuta da “pittore”, con il cavalletto e il pappagallo Cocò sulla spalla, eseguì splendide vedute della città lagunare. Nel ’47 espose a New York, l’anno seguente alla Biennale (dove fu presente dagli anni Trenta al ’56, con una vasta retrospettiva). Si manifestarono intanto i primi sintomi della malattia nervosa che lo avrebbe portato a lunghe degenze in clinica. Dal ’49, tranne brevi soggiorni, fu a Brugherio a Villa Fiorita, dove restò fino alla morte. Nella serra della casa di cura dipinse le sue ultime nature morte. Nel ’51 il Castello Estense di Ferrara ospitò la sua prima antologica. Nel 2006 la città natale gli ha dedicato una mostra commemorativa a 50 anni dalla scomparsa.

 

 

 



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