Puccinelli Antonio (1822-1897). Biografia. Quadri in vendita.

Castelfranco di Sotto (Pisa) 1822 — Firenze 1897

Antonio-Puccinelli-vendita-pittura-accademicaAntonio Puccinelli nacque a Castelfranco di Sotto (Pisa) il 19 marzo 1822. Ricevette i primi insegnamenti da Giuseppe Bezzuoli quando, dopo essere stato avviato dal padre al mestiere di sarto, grazie ad un modesto sussidio elargitogli da una “società di benestanti” stupiti del suo precocissimo talento, s’iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Qui, dal ’39, frequentò le lezioni di «Elementi del disegno» e successivamente la»Scuola delle Statue» per passare poi, sotto la guida del Bezzuoli, alla «Scuola di Pittura». Primeggiò, nel’41, al concorso di emulazione con il perduto Giotto che fa il ritratto a Dante nella Cappella del Bargello e, nel ’46, fu premiato al Concorso Triennale con il Mosè ancor Bambino calpesta la corona di Faraone. Entrato in contatto con la Scuola Pia dei Padri Scolopi di Volterra già dal ’44, quando dipinse per uno dei suoi protettori Sant’Anna che insegna a leggere a Maria Bambina, nel giro di breve tempo ricevette dall’ambiente intellettuale e aristocratico di quella cittadina non poche commissioni di un certo rilievo anche nel campo dell’incisione. Tra i frequentatori del Caffè Michelangiolo, ben presto maturò il suo sentimento politico come attestano il ritratto di Curio Nuti e quello di Emilio Donnini, eseguiti nel ‘48. A quell’anno risale, inoltre, il debutto alla Promotrice fiorentina con un dipinto dal titolo Italia e la partecipazione all’esposizione accademica con un Ritratto maschile e Colombo al convento di Santa Maria della Rabida, opere andate disperse. Vinto, nel ’49, il Concorso per il posto di studio a Roma, vi rimase fino al ‘52. Fu allora che, pur fedele nei dipinti ufficiali ai dettami dell’Accademia, sembrò preferire all’estrema minuzia e nitidezza dell’esecuzione uno stile vivace e immediato, applicando per la prima volta, nella Passeggiata del muro torto, a un soggetto di vita moderna una maniera sintetica abbreviata caratterizzata da forti contrasti luministici, tipica fino a quel momento del bozzetto del quadro di storia. Concluso il perfezionamento con un breve soggiorno a Venezia, dove rimase colpito dal colorismo dei pittori antichi, rientrò a Firenze. Qui aprì, nel ’53, uno studio in via Chiappina (poi Valfonda) che manterrà per tutta la vita, chiamandovi a collaborare suo fratello Puccio, anch’egli pittore. S’inaugurò così un periodo favorevole per la sua carriera artistica anche sotto il profilo economico; apprezzato tra i committenti stranieri dipinse, infatti, per l’inglese Francis Joseph Sloane L’Accademia platonica, primo di una serie di soggetti medicei che, destinati alla restaurata villa di Careggi, gli varranno la nomina all’Accademia fiorentina. Eseguì, inoltre, alcune tele di minore formato, per lo più ritratti tra cui quello della prima moglie Francesca Guasconi, che sposerà a Bologna nel ’62, dopo dieci anni di convivenza. Risalgono allo stesso momento una serie di nudi e di studi di figure femminili qualiLa tradita, La visita, La bagnante, Il risveglio e Leda sorpresa dal Cigno. Nel ’58 fu tra i promotori, con Enrico Pollastrini e Antonio Ciseri, della rivista «Ricordi fotografici degli artisti contemporanei in Toscana»che ebbe, però, vita brevissima. Nel ’61 presentò alla Promotrice fiorentina ilRicordo amoroso, successivamente premiato con una medaglia d’oro a Bologna, e alla Prima Esposizione Nazionale l’Accademia Platonica,Lucrezia BorgiaLeone X a Careggi e due ritratti. Nel giugno dello stesso anno fu nominato Professore di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Bologna e, da quel momento, divise il suo tempo tra l’insegnamento e i soggiorni in Toscana, prima a Firenze, dove sua moglie continuò a vivere fino alla morte e, quindi, soprattutto a Pistoia, dove si legò di un’amicizia particolare con Luigi Ganucci-Cancellieri e Giovanni Ruffino e dove, nell’ottobre del’66, sposò in seconde nozze Adelaide Badioli. Proprio nell’ambiente pistoiese videro la luce, oltre a alcuni quadri di argomento storico e a non pochi ritratti per la ricca committenza locale, opere quali Ritratto di Nerina Badioli, Villa Petrocchi e le varie versioni del Chiostro dell’Ospedale del ceppo, in cui la rigida impostazione purista lasciò il posto ad un’immediatezza espressiva vicina a quella dei Macchiaioli.  Nel 1867 partecipò con  Enrico Pollastrini e Stefano Ussi all’esposizione di Parigi. Nel ’75, fedele alla tradizione neoclassica, si provò ancora nell’affresco, portando a termine la Liberazione di San Pietro e il Martirio di San Paolo per la cappella degli Alluminati nella Chiesa della Madonna dell’Umiltà di Pistoia e, sempre a Pistoia, collaborò con Demostene Macciò e Pietro Ulivi alla lunetta del Beato Andrea Franchi per la Chiesa di San Paolo. Continuò, inoltre, a lavorare instancabilmente per l’aristocrazia volterrana fino quando, nel’ 97, chiesto il pensionato dall’Accademia di Bologna, si ritirò definitivamente a Firenze, dove morì nello stesso anno.

 

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