Irolli Vincenzo (1860-1949). Biografia. Quadri in vendita.

Irolli-Vincenzo-biografia-completaNapoli 1860 -1949

Vincenzo Irolli nasce a Napoli il 30 settembre 1860. Nel 1877, visitando nel capoluogo campano l’Esposizione Nazionale rimane colpito dal Corpus Domini di Francesco Paolo Michetti, dai Parassiti di Achille D’Orsi e dalle opere del giovane Mancini che lo stimolano verso la pittura. Contro la volontà della famiglia si iscrive, quell’anno, all’Istituto di Belle Arti  dove conosce Stanislao Lista, Filippo Palizzi, e Domenico Morelli. Sarà quest’ultimo a spronarlo a proseguire gli studi dopo averne apprezzato il Ritratto del pittore Salvatore Izzo.

Terminato l’apprendistato accademico nel 1880, avvia un’intensa produzione pittorica, portata avanti anche durante il servizio militare svolto a Pavia dal 1881 al 1883.

Rientrato a Napoli, collabora l’anno seguente con Casciaro, Esposito, Volpe, Migliaro e Caprile alla decorazione dello storico Caffè Gambrinus, punto di incontro di pittori e intellettuali esponenti della cultura internazionale.

Il decennio ’85-’95 è segnato dalla vendita di numerosi dipinti inviati alle rassegne ufficiali di Torino, Firenze, Milano, Amburgo, Berlino e Londra. Nell’ottobre del 1909 espone al XIX Salon d’Automne Spannocchiatrici, quadro acquistato dal Comune per il Museo Municipale degli Champs- Elysée.

Affermatosi dunque anche fuori d’Italia, è indicato come «il pittore del sole, della vita e dell’amore». La sua notorietà a Parigi si accresce quando il critico d’arte Léon Talboum, visitandone la personale alla Galerie Alderète lo definisce «astro di prima grandezza».

Nel 1911 partecipa all’Esposizione internazionale di Barcellona venendo premiato con la medaglia di bronzo.

La Commissione della Biennale lo escude dall’edizione del 1910 per «inclinazione ad accettare le committenze della borghesia». Otterrà il riconoscimento da parte della critica dell’importante manifestazione veneziana solo nel 1922, allorchè i quattro dipinti Pesci, L’inascoltato, L’invito e Amici dell’arte verranno presentati con grande risalto in una delle sale principali.

Nel 1930 tiene una personale a Roma dove espone Scampagnata, In agguato, Pesca abbondante, Terrazza ala sole, Appena pescato, In salotto e In attesa, quadro quest’ultimo acquistato dal Governatorato della Capitale per la Galleria Nazionale d’Arte Moderna.

Il periodo d’oro di questi anni si conferma nell’esposizione di Bari del ’33, in occasione della quale concretizza la vendita di tutti i dipinti esposti, ottenendo il riconoscimento della critica come «il figlio legittimo di Michetti e Gemito».

L’anno seguente espone a Bergamo e a Trieste, dove il dipinto Appena pescato colpisce il pubblico per la figura del pescatore ritratta senza testa.

Nel 1935 gli amici festeggiano la sua lingua carriera con una medaglia d’oro e una pergamena decorata da Silvio Bicchi.

L’ultima partecipazione pubblica risale al 1936, quando alla Mostra di Arte Sacra organizzata al Convento  Domenicano di Roma propone dieci tele entusiasmando gli amici artisti chelo definiscono un meraviglioso «poema evangelico».

Muore a Napoli nel novembre 1949.

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