Odoardo Borrani, Pescatore sull’Arno alla Casaccia
1871 ca. 

olio su tela, cm 96 × 68,5
firmato in basso a destra: «O. Borrani»

 


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Come nell’Arno a Varlungo, l’indole meditativa di Borrani, incline al raccoglimento, a render la natura tramite di riflessioni e pensieri, si accorda alla sinuosa incantagione dell’Arno, trascorrente nel silenzio di un alveo largo e profondo, dove la luce pacata del tramonto, filtrando tenue dalla coltre di nubi violette, affiora dolcemente sulle cose, depura l’intarsiatura delle superfici, lascia emergere la compatta solidità delle pietre fluviali, e addensa le chiome degli alberi, screziando l’acqua di smalto azzurro tenero. Il pittore, in questo caso, da Varlungo si spinge più a nord, verso Bellariva, e dipinge un’estesa visione dell’Arno, sul cui sfondo si profila la Casaccia, in quel tratto di fiume privilegiato dalla sensibilità dei Macchiaioli.
Questa disposizione a raccogliersi in segreta intimità con luoghi d’elezione, cui assimilare il proprio stato d’animo in intensa comunione spirituale, è favorita dal sodalizio di questi anni con Lega, pittore col quale Borrani condivide una profonda vena meditativa, effusa in climi ottici morbidi, velati da una luce dolce, “mentale”. E in questo quadro, dove l’orizzonte spartisce due sezioni proporzionali di acqua e cielo, ampliati in estensione dal graduare ellittico dell’argine, e dalla linea ascendente della vegetazione, il paesaggio si dilata sulla misura del sentimento, mentre il timbro cromatico di celeste, grigioverde e viola morbido, infonde alla visione il tenore di un’elegia ampia e solenne, evocativa di un patetismo toccante eppur sostenuto. La struttura spaziale della composizione è la medesima, ancorché speculare, de ll Mugnone presso il Parterre, e gioca anch’essa sul dirigere lo sguardo verso il punto di fuga con la spinta della curvatura impercettibile dell’argine, da cui svetta l’asse ascensionale degli alberi: in tal modo, si genera nel formato verticale del supporto una complessa geometria di linee, in cui il trapezio del cielo si riflette nella levigatezza specchiata del fiume, con effetto di duplicazione simmetrica.
Prima del recente ritrovamento, il dipinto era noto solo per essere stato raffigurato da Borrani nel suo quadro Una visita al mio studio (1872) – opera anch’essa esposta in mostra – dove un’elegante signora lo osserva con attenzione, avvicinandovi lo sguardo con la lorgnette. Al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi si conserva un disegno preparatorio del dipinto (inv. n. 1981 P), di cui sono note anche due versioni di dimensioni ridotte: la prima è un olio su tavola di cm 35 x 20,5 (DINI, 1981, p. 270, n. 86), la seconda un olio su tela applicata su tavola di cm 27 x 19,5 (Ivi, p. 271, n. 87).

S. Balloni in catalogo della mostra Centro Matteucci per l’Arte Moderna, Borrani al di là della macchia. Opere celebri e riscoperte, Viareggio, 1 luglio-4 novembre 2012


Esposizioni

Museo Statale Ermitage-Musei Civici del Castello Visconteo, La pittura italiana del XIX Secolo. Dal neoclassicismo al Simbolismo, San Pietroburgo-Pavia, 19 novembre 2011-22 gennaio 2012, n. 42; Centro Matteucci per l’Arte Moderna, Borrani al di là della macchia. Opere celebri e riscoperte, Viareggio, 1 luglio-3 novembre 2012, n. 27

Bibliografia
S. Balloni, schede in catalogo della mostra (Viareggio, 2012), pp. 92-93