Ulvi Liegi (1858 - 1931)

 

Ulvi Liegi (Luigi Levi)

Livorno 1858 –  Firenze 1939

Il Ponte Vecchio, 1902

olio su cartone, cm 31,9×41; firmato e datato in basso a destra “Ulvi Liegi/Ulvi Liegi ‘02”; sul retro la scritta autografa a lapis: “Ulvi Liegi/91 Via Enrico Mayer/Livorno/Ponte Vecchio a Firenze”, inoltre la scritta ad inchiostro: “Opera autentica e molto bella di Ulvi Liegi/M. Borgiotti

Storia: collezione Giovanni Magherini Graziani, Firenze, inv. n. 26 (come da etichetta sul retro); Mario Borgiotti, Milano; Francesco Paolo Amodeo, Palermo

Letteratura: M. Borgiotti, Coerenza e modernità dei pittori labronici, Giunti Editore, Firenze, 1979, pp.43, 244, n.43

Sono varie le vedute del Ponte Vecchio dipinte da Ulvi Liegi; questa, la più antica ad oggi nota, datata 1902, risale all’anno della partecipazione alla Prima Esposizione Quadriennale di Torino. Nel catalogo dell’ampia personale tenuta nel 1924 alla Galleria Pesaro di Milano, il soggetto è documentato da un titolo, Il Ponte Vecchio dopo l’acquazzone, che ben si attaglia alla versione proposta.

L’inquadratura che essa offre abbraccia totalmente uno dei luoghi topici di Firenze, dando particolare risalto alle caratteristiche architetture, riprese quando, terminata la pioggia, la folla si riversa nuovamente sui marciapiedi sostando dinanzi alle storiche botteghe degli orafi. La scena, carica di briosa vitalità, si connota per un’estrema libertà esecutiva e un tratto agile e nervoso, di tipo impressionista, frutto dell’ardita fusione tra la solida impostazione fattoriana e un audace e insolito uso del colore di timbro impressionista. Mai come in questo caso Ulvi Liegi, affidandosi alla libera fantasia, restituisce un quotidiano intriso di cultura europea.

 


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Telemaco Signorini (1835 - 1901)

 

Telemaco Signorini

Firenze 1835-1901

Inverno, 1858 ca.

olio su tela, cm 26,5×20,5; firmato in basso a destra: “T. Signorini”.

Storia: Gioacchino Mazzini, Livorno. Bottega d’Arte, Montecatini Terme.

Esposizioni: Reale Galleria dell’Accademia, Onoranze a Telemaco Signorini, Firenze, autunno 1926, n. 14. Gabinetto Vieusseux, 30 Macchiaioli inediti o mai più visti da tempo, a cura di D. Durbé-G. Matteucci, Firenze, 4-29 febbraio 1980, p. 141, n. 6. Villa Forini, Telemaco Signorini 1835-1901, a cura di P. Dini, Montecatini Terme, 11 luglio-11 ottobre 1987, n. 6. Museo del Corso, I Macchiaioli, origine e affermazione della macchia 1856-1870, Roma, 16 maggio-24 settembre 2000, p.53, n. 6.

Gioacchino Mazzini è stato a Livorno, tra le due guerre, collezionista eclettico ed onnivoro, legando il proprio nome soprattutto allo studio del tappeto caucasico, sulla cui cultura e tradizione ha lasciato un testo ancora di riferimento. Non minor interesse ha rivolto alla pittura macchiaiola, documentata dall’importante raccolta, parte della quale donata alla morte  al Museo Giovanni Fattori. Nel nucleo immesso, invece, sul mercato dagli eredi rientrava anche questo prezioso modelletto del noto quadro presentato alle Promotrici di Firenze nel 1858 e nel ‘61.

Lo stesso Mazzini avrebbe inviato alla mostra Retrospettiva allestita nel 1926 alla Galleria dell’Accademia, il proprio dipinto, forse da identificare con il Bosco di Serravezza citato dal pittore tra i Quadri d’invenzione venduti, nel caso specifico all’amico collega Cesare Bartolena,

Testimonianza fondamentale delle prime esperienze di “macchia”, la tela regala all’osservatore una luce tanto limpida e cristallina da accentuare il freddo e il silenzio che pervade la scena. Effetto reso ancor più palpabile dall’immobilità dell’animale in disparte che, nella sua solitudine, concorre a ricreare un’atmosfera di umana poesia.

 


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Cesare Saccaggi (1868-1934)

 

Cesare Saccaggi

Tortona 1868-1934

Anime solitarie, 1921

olio su tavola, cm 65,3×80,3; firmato in basso a destra “C. Saccaggi”

Esposizioni: Esposizione Artistica Regionale Piemontese, Casale Monferrato, 1921. Palazzo Guidobono, Cesare Saccaggi tra Eros e Pan, Tortona, 13 dicembre 2008-8 marzo 2009, n.32.

Letteratura: F. Sottomano, Cesare Saccaggi. Appunti per una biografia, in catalogo della mostra, Galleria La Finestrella, Canelli, 1996. V. Basiglio (a cura di), Cesare Saccaggi. Un poliedrico pittore “internazionale” 1868-1934, in catalogo della mostra Studio d’Arte e Restauro Gabbantichità, Tortona, 2000, p.93.

 

Realizzato nel 1921, all’indomani della conclusione del primo conflitto mondiale, il dipinto rientra nel periodo in cui il pittore, risiedendo stabilmente a Tortona, è gratificato dall’agiata committenza locale, ambiziosa di farsi ritrarre da un artista oramai affermato. Questa raffinata ed eterogenea clientela ritrova perfettamente se stessa nel sontuoso e variopinto arredo del villino-studio che lo stesso Saccaggi, in linea con una visione aristocratica dell’arte, si è fatto costruire nel 1907 nella zona di Tortona denominata “Città giardino”.

Quella stessa sensibilità di pensiero e nobiltà d’ispirazione sono perfettamente trasfuse in Anime solitarie, dove il pittore, come in una pagina di un romanzo vittoriano, con grande penetrazione psicologica riesce a idealizzare i modelli nella più profonda interiorità, evocandoli in contesti pervasi da sottile malinconia. Grande risalto è dato alla natura che, avulsa dalla ricerca del pittoresco, da semplice elemento di contorno diviene l’altra protagonista del quadro. E’ per Saccaggi, il modo silenzioso e personale di affrancarsi dal clamore delle “avanguardie”, rifugiandosi in un’iconografia fatta di anime passionali che, come Paolo e Francesca, isolandosi dal mondo raggiungono una sia pur momentanea serenità.

 


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Mario Puccini (1869-1920)

 

Mario Puccini

Livorno 1869 – Firenze 1920

Rose rosse e bianche, 1915 ca.

olio su cartone, cm 34,5×39,5; firmato in alto a destra: “M. Puccini”

Storia: Conte Ganucci Cancellieri, Pistoia. Renato Tassi, Firenze. Galleria Firenze, Firenze. Bottega d’Arte di Livorno, Montecatini Terme.

Esposizioni: Galleria d’Arte La Stanzina,Omaggio a Mario Puccini, Firenze, 1992.

Letteratura: A. Baboni, Mario Puccini, Pananti Editore, Firenze, 1989, fig.581. R. e F. Tassi- R. Monti, Mario Puccini, Il Torchio, Firenze, 1992, pp.334 (ripr.), 442, n.611.

 

Il tema floreale entra, sin da subito, nell’universo pittorico di Puccini per le sue infinite varianti cromatiche. Testimonianza esemplare di questa predilezione confermatasi sino alla fine è la composizione di Rose rosse e bianche, le cui screziature, ottenute con pennellate agili e materiche, concorrono ad un effetto di vibrante vitalità.

L’opera risale alla metà del primo decennio del Novecento, quando Puccini consolida l’amicizia con Ugo e Fernanda Ojetti. Appassionati collezionisti, i coniugi avevano già avuto modo d’intuire il talento di un personaggio tanto singolare, ammirando, in occasione di una visita allo studio di Livorno, proprio le nature morte firmate al rientro dal recente soggiorno in Francia, con una punta di velleità, “Pochein”. Creazioni, come questa, di grande vigore interpretativo, ricche di dense e vivaci campiture cromatiche, nelle quali Puccini, come un “Van Gogh involontario” – è la definizione datane da Emilio Cecchi proprio in quel periodo –  riesce, quasi con percezione tattile, a rendere la carnosità dei petali, che spiccano sul fondo indefinito, rischiarato da una luce prismatica e vibrante.

 


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Moses Levy (1885-1968)

 

Moses Levy

Tunisi 1885-Viareggio 1968

Giochi sulla spiaggia, 1957

olio su tela applicata su cartone, cm 37,8×61; firmato e datato sul retro: “Moses Levy /1957”

 

L’esecuzione risale alla seconda metà degli anni ’50, quando Levy divide ancora la propria vita tra Tunisi e Viareggio. La visione in questo caso offerta del motivo prediletto, la ridente spiaggia della Versilia pervasa dal riflesso nostalgico di quel mondo dorato così ben descritto nei racconti di Francis Scott Fitzgerald, è resa briosa dal vissuto quotidiano a contatto diretto con la realtà vacanziera del dopoguerra. Un’esaltante istantanea di un momento magico, di un’incondizionata joie de vivre, sintetizzato nelle sagome nude e possenti dei due bagnanti, di una plasticità scultorea di ascendenza classica, attualizzata dalla ludica libertà dei movimenti accarezzati dalla tiepida brezza marina.

Durante il 1957, anno di esecuzione del quadro, Levy rafforza, a Viareggio, il legame con Alessandro Parronchi, il critico fiorentino che di lì a breve ne pubblicherà un ampio profilo nel volume Artisti toscani del Primo Novecento.

 


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Plinio Nomellini (1866 - 1943)

Plinio Nomellini

Livorno 1866-Firenze 1943

Cantiere, 1904

olio su tela, cm 42×85,3; firmato e datato in basso a destra : “P. Nomellini /1904”

Storia: Pasquale Di Pietro, Firenze.

Esposizioni: Palazzo della Permanente-Museo dell’Accademia Ligustica, Plinio Nomellini, Milano-Genova, febbraio-marzo 1985, pp.144, 204, n.48. Palazzo Cucchiari, Colori e forme del lavoro. Da Signorini e Fattori a Pellizza Da Volpedo e Balla, Carrara, 16 giugno-21 ottobre 2018, p.146, n. 41.

Letteratura: G. Bruno, Plinio Nomellini, Italiana Petroli Editore, Genova, 1995, p.116, n.68.

 

Nel 1904, anno di esecuzione del quadro, la partecipazione di Nomellini alle mostre ufficiali è particolarmente intensa; nel volgere di pochi mesi è presente all’Esposizione di Palazzo Corsini a Firenze, a quella di St. Louis, oltreché alle Promotrici di Torino e Genova.

Da appena due anni il pittore ha lasciato il capoluogo ligure per trasferirsi a Torre del Lago, appartato dalla modernità e dalle distrazioni. Oltre ad essere incantato dalla solitudine e dalla bellezza selvaggia e malinconica di quel paesaggio, per la poca distanza dalla darsena di Viareggio ha l’opportunità di scoprire nuovi motivi che alternerà ad altri ispirati alla poetica pascoliana e ai soggetti a sfondo sociale. L’orchestrazione del colore variato nei registri di una tavolozza vivacissima dà luogo a una serie di tele di grande arditezza, che, nel dominio dei rossi e degli azzurri, non lasceranno indifferente l’esordiente Mario Puccini.

Di questa nuova espressività Cantiere è documento eloquente; al centro l’artista pone la possente sagoma scheletrica della barca, simbolo dell’antica cantieristica locale e, al tempo stesso, testimonianza, nella sinteticità del disegno, di un personale l’allineamento alle avanguardie europee.

 


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