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Mancini Antonio

Roma 1852 - 1930

Antonio-Mancini-vendita-quadri-napoletaniTrasferitosi a Napoli, dopo aver lavorato fin da giovanissimo presso un decoratore, si iscrisse all’Accademia seguendo i corsi di Morelli, Postiglione e Maldarelli. La dote artistica è già chiara nelle opere accademiche di quegli anni (Testa di bambina, 1867, Napoli, Museo di Capodimonte; Il prevetariello, 1870, Napoli, Museo di San Martino). Seguendo l’esempio dello scultore Lista e del pittore Gemito, si discostò dai temi accademici per riprodurre scene di vita popolare napoletana animate da scugnizzi. Con Ultimo sonno e Fanciullo che va alla scuola, entrambi del 1872, presentati al Salon di Parigi, s’impose all’attenzione internazionale tanto da entrare nella scuderia del mercante d’arte Goupil assicurandosi due importanti mecenati che ne avrebbero proficuamente sostenuto la carriera artistica: il pittore olandese H. W. Mesdag e il musicista belga Albert Cahen. Grazie a quest’ultimo visitò Venezia (Dopo il duello, 1872, Torino, Galleria d’Arte Moderna) e poi Milano, dove espose due opere di piccole dimensioni. I numerosi soggiorni a Parigi, tra il 1875 e il '78 (Le petit écolier, 1876, Parigi, Museo d’Orsay), gli permisero di entrare in contatto non solo con gli artisti italiani attivi nella capitale francese, in particolare de Nittis e Boldini, ma anche con artisti indigeni, quali Meissonier e Gérôme. Non avendo ottenuto il successo sperato, rientrò nel 1878 a Napoli, dove le crisi nervose sempre più frequenti lo costrinsero a un ricovero in manicomio per alcuni mesi. Neppure in questo periodo smise di dipingere, prediligendo i ritratti (Ritratto del dottor Buonomo, Ritratto del dottor Cera). Dimesso e aiutato economicamente dal barone Carlo Chiarandà, si trasferì a Roma trovando nel marchese Giorgio Capranica del Grillo un nuovo ammiratore e mecenate. Qui dal 1884 espose alle mostre degli Amatori e Cultori (Per una nuova cantina, Mascherata e Ritratto, 1886) e dal 1895 alla Biennale di Venezia. Si spostò a Londra nel 1901 e nel 1907, eseguendo una serie di ritratti commissionatigli da facoltose famiglie locali (Ritratto di Phyllis Williamson, Ritratto di Elizabeth e Charles Williamson, Ritratto dell’ambasciatore Thomas Lawson). Tornato a Roma nel 1908 iniziò a lavorare per il mercante tedesco Otto Messinger (Ritratto di Otto Messinger, 1909, Galleria Nazionale d’Arte Moderna) eseguendo quasi esclusivamente figure in costume settecentesco. Nel 1911 presentò otto opere dipinte per Messinger all’Esposizione Internazionale riscuotendo un grandioso successo e attirando l’attenzione di Fernand du Chêne de Vère Ricci, industriale francese con il quale il Mancini avrebbe stipulato un contratto di esclusiva, rinnovato annualmente fino al 1918. Nel 1920 la XXII Biennale di Venezia gli dedicò una  personale esponendo i lavori più recenti.

 

 



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