X

Lega Silvestro

Modigliana (Forlì) 1826 - Firenze 1895

Silvestro-Lega-vendita-dipinti“Tra le più potenti individualità del nostro tempo”, così un critico finissimo come Diego Martelli si pronunciò a proposito di Silvestro Lega e, andando oltre al giudizio dei suoi stessi compagni nonché primi biografi, ne riconobbe appieno la complessa e tormentata personalità presagendone la “gloria”, una volta mutati i gusti dei più “per evoluzione di progresso”. Riconoscimento che, purtroppo, in vita sarà sempre negato al “povero Vestro” anche se, ricevuta un’educazione classica presso gli Scolopi, ben presto manifestò la vocazione artistica tanto da essere accompagnato dal padre a Firenze per iscriversi all’Accademia di Belle Arti. Qui, dal ‘43, iniziò a seguire le lezioni del professor Benedetto Servolini per passare poi sotto il livornese Tommaso Gazzarrini e, infine, per un breve periodo, sotto Giuseppe Bezzuoli. Abbandonata, intanto, per il difficile carattere della cognata, l’abitazione del fratellastro Giovanni, presso il quale si era stabilito dopo il trasferimento a Firenze, lasciò l’Accademia, eccetto la Scuola del nudo, e prese a frequentare la scuola privata di Luigi Mussini da cui trasse, oltre che una grande passione per l’arte, la formazione purista, basata soprattutto sullo studio dei grandi maestri del Rinascimento. Patriota e attivista convinto, nel ’48 quando si arruolò tra i volontari toscani era già, come lo definisce Martelli, “un mazziniano fervente e un cospiratore conosciuto e cupo”. Al ritorno a Firenze, non trovando più Mussini, partito nel frattempo per Parigi, passò, tra la fine del ’49 e l’inizio del ’50, alla scuola di Antonio Ciseri e iniziò a dipingere, sotto la sollecitazione del maestro, L’incredulità di San Tommaso, rivelando un’impostazione di stampo prettamente romantico. Nel ‘52 espose alla Promotrice di Firenze Velleda ispirato ai martiri di Chateaubriand e, nello stesso anno, con David che placa Saul al suono dell’arpa vinse il Concorso Triennale dell’Accademia. Prese parte alle riunioni del Caffè Michelangiolo non nascondendo però, dapprincipio, una certa diffidenza nei confronti di quell’ambiente e in particolare delle idee più all’avanguardia nel campo dell’arte ivi sorte. Forte dunque del profondo radicamento alla formazione accademico-purista nelle opere di questo periodo si mantenne fedele a un impianto compositivo solido e rigoroso, evidente già nel Ritratto di signora in piedi e in quello del Fratello Ettore fanciullo, dove pare essere recuperata la tradizione fiorentina manierista del disegno, nelle prime due lunette commissionategli nel ’58 per l’oratorio della Madonna del Cantone di Modigliana e nel dipinto con Bersaglieri che conducono prigionieri austriaci, esposto alla Promotrice di Firenze del ’61. Fu invece con il quadro Imboscata di bersaglieri italiani in Lombardia, presentato alla prima Esposizione Italiana e attualmente noto solo attraverso i bozzetti, che, concentrandosi sugli effetti di luce, manifestò le prime avvisaglie di un radicale mutamento. Nei dipinti successivi si assiste, infatti, ad un progressivo allontanamento dai modi del maestro e a un’adesione sempre più convinta alla nuova poetica macchiaiola che si paleserà nella maniera libera e mossa e nel forte contrasto luministico e cromatico delle ultime due lunette eseguite, nel ‘63, per l’oratorio di Modigliana, riguardo alle quali lo stesso Lega confessò “fu in queste tele che cominciai a scordarmi di Ciseri e fare da me”. Dal ’62 intraprese con Signorini, Borrani, Sernesi e Abbati una serie di studi en plein air nella campagna di Piagentina, ospite della casa sull’Affrico di Spirito Batelli, dove legatosi sentimentalmente a Virginia, la maggiore delle cinque figlie di quest’ultimo, ne fissò la figura in alcuni dei suoi più noti capolavori quali L’educazione al lavoro, L’elemosina, La visita in villa, Il canto dello stornello e Un dopo pranzo. E’ in opere come queste che, con “soave maniera descrittiva e politezza formale” per dirla con il Cecchi, egli offrì, nei soggetti più ricorrenti dei suoi quadri, soprattutto donne riprese in intimi ambienti domestici, lo spaccato di una società che tentava di riscattarsi dalla una condizione di disagio cui per lungo tempo era stata soggetta. Nel ’70, a causa della morte di Virginia, seguita ben presto da quella degli altri membri della famiglia Batelli, Lega piombò in uno stato di profondo sconforto; pur tuttavia non smise di dipingere ottenendo, nel ‘72, con Le bambine che fanno le signore, dove sembra di scorgere una citazione, sia pure inconscia, da Las Meninas di Velázquez, la medaglia d’argento all’Esposizione di Parma e un riconoscimento a Vienna l’anno successivo. Diagnosticatagli, però, al termine di un breve soggiorno a Modigliana, una malattia agli occhi che lo affliggerà per tutto il resto della vita e nuovamente colpito da gravi lutti familiari, dal ’74 non partecipò ad alcun’esposizione, andando incontro a un periodo di completa inattività, interrotto soltanto dall’iniziativa intrapresa con Borrani di una galleria d’arte moderna che, restando aperta solo per un anno in piazza Santa Trinita, si risolverà in un vero e proprio fallimento. Fu soltanto dopo aver riacquistato un certo equilibrio grazie all’amicizia con i Tommasi, dei quali spesso sarà ospite a Bellariva, lungo l’Arno e nella villa di Crespina, che, dal ’78, riprese a dipingere e, aggiornatosi alle novità della cultura internazionale grazie all’eco che ne giunse a Firenze, connotò le sue tele con una “serena gaiezza” di colori e con una resa immediata dell’immagine, non lontana da certi quadri impressionisti. Nell’86, per il tramite di Angiolo Tommasi, conobbe la famiglia dei Bandini con i quali instaurò un duraturo legame, iniziando alla pittura le due ragazze più giovani di casa e frequentando la loro villa di Poggio Piano al Gabbro sopra Livorno. Profondamente affascinato dalla bellezza di quei luoghi e spronato da un disteso clima familiare a lui particolarmente congeniale, dipinse a sintetiche macchie di colore una serie di quadri di forte intensità emotiva, raffiguranti paesaggi del Gabbro, scene di vita locale e ritratti di popolane psicologicamente indagate nella loro femminilità più intima. Ben presto, però, col peggiorare della vista, fu costretto a rallentare i ritmi di lavoro compromettendo pesantemente, nonostante l’aiuto degli amici, la propria situazione economica e chiudendosi in un progressivo isolamento dovuto al carattere di giorno in giorno sempre più brusco e irritabile. A ciò si aggiunse, nel ’92, una grave malattia allo stomaco che di lì a poco lo avrebbe portato alla morte, avvenuta tre anni dopo all’Ospedale fiorentino di San Giovanni di Dio.

 



   VUOI VENDERE O COMPRARE UN QUADRO DI QUESTO ARTISTA?      
ANTOLOGIA CRITICA: Focus su Silvestro Lega

 


 

    back
torna indietro


 

Questo Sito Web utilizza la tecnologia 'cookies'. Continuando ad utilizzare questo sito stai autorizzando l'utilizzo dei cookies.