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Gigante Giacinto

Napoli 1806 - 1876
Dopo aver ricevuto i primi rudimenti di pittura dal padre Gaetano, noto frescante napoletano, iniziò la carriera eseguendo soprattutto paesaggi e ritratti (Vecchio pescatore seduto, 1818). Nel 1820, con l’amico Achille Vianelli, frequentò lo studio dello svizzero Huber dal quale imparò l’uso dell’acquerello e della camera ottica (una tecnica che permetteva di tracciare il contorno del paesaggio su un supporto lucido e poi ricalcarlo su un foglio da disegno). Nello stesso anno venne assunto come disegnatore presso il Real Ufficio Topografico di Napoli dove approfondì, oltre all’acquaforte, la tecnica della litografia (Marina grande di Capri, Napoli, Museo di Capodimonte). Con la partenza di Huber da Napoli nel 1822, Gigante entrò nella scuola di Sminck van Pitloo a Vico del Vasto (Chiaia). Qui eseguì il suo primo dipinto ad olio (Il lago di Lucrino, 1824, Napoli, Museo di San Martino), en plein air, e frequentò molto assiduamente Duclère, Carelli e Smargiassi che costituiranno, insieme a lui, il nucleo centrale della Scuola di Posillipo. Nel 1826 si trasferì a Roma frequentando lo studio di Wolfenberger per il quale eseguì numerosi paesaggi. Nello stesso anno partecipò alla I Esposizione Borbonica di Napoli esponendo due vedute romane e due paesaggi campani. Nel febbraio 1831 sposò Eloisa Vianelli, sorella di Achille. Tra il 1929 e il 1932 si dedicò all’attività grafica illustrando con Vedute di Napoli e dintorni l’opera Viaggio pittorico nel Regno delle Due Sicilie. Durante gli anni Venti Gigante fece la conoscenza del pittore russo Sil'vestr Feodosievič Ščedrin attraverso il quale entrò in contatto con l’ambasciata russa e gli aristocratici di passaggio a Napoli divenendo, a metà degli anni ’30, uno dei loro artisti preferiti (Veduta di Napoli dalla Tomba di Virgilio e Veduta di Napoli dalla villa Graven, eseguite per lo zar Nicola I, i ritratti del principe Hotgetrouby, di Dolgoruki e del conte Potosky, Napoli, Museo di Capodimonte e Museo di San Martino). Nel 1846 lo Zar Nicola I lo inviò in Sicilia come maestro di disegno della Zarina Alessandra (Il teatro di Taormina). Tre anni più tardi sarà l’insegnante delle figlie di Ferdinando II e esecutore di vedute di Gaeta per la regina Maria Teresa. Dagli inizi degli anni ’60 si concentrò sulla pittura di interni preferendo chiese e conventi (Interno di San Giovanni a Carbonara e Interno di Donnaregina, Napoli, Museo di San Martino; Cappella del tesoro di San Gennaro, 1863, Napoli, Museo di Capodimonte).

 

 



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