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De Nittis Giuseppe

Barletta (Bari) 1846 - Saint-Germain-en-Laye (Francia) 1884

Giuseppe-de-Nittis-vendita-dipintiDopo aver appreso i rudimenti dell’arte dal concittadino Giambattista Calò ed essersi trasferito, a seguito del fratello maggiore Vincenzo, a Napoli, s’iscrisse all’Istituto di Belle Arti, frequentandovi i corsi di Giuseppe Mancinelli e Gabriele Smargiassi, e iniziò a dedicarsi ad alcuni studi dal vero. Studi che, due anni dopo, esentato da ogni impegno scolastico in seguito all’espulsione dall’Accademia per motivi disciplinari, intensificò cimentandosi, a diretto contatto con Marco De Gregorio, Federico Rossano e Adriano Cecioni, in una rinnovata pittura di paesaggio dai tratti decisamente antiaccademici. Sono della metà degli anni Sessanta dipinti quali Casale nei dintorni di Napoli e L’Ofantino, caratterizzati da una resa nitida, quasi fotografica del reale, ma non esenti, talvolta, come nel sorprendentemente maturo Appuntamento nel bosco di Portici, da intuizioni analoghe alle ricerche coeve dei pittori toscani. Nel ‘67, terminata con la maggiore età la tutela del fratello Vincenzo, compì un viaggio a Roma prima di recarsi per alcuni mesi a Parigi dove visitò lo studio di Meissonier e conobbe il mercante d’arte Goupil. Di ritorno fece tappa a Firenze e, pur sostandovi per un breve periodo, con due studi dal vero e tre quadri presentati alla Promotrice, ma non registrati in catalogo, lasciò un segno profondo negli artisti, dai quali fu benevolmente accolto. Sul finire dell’anno espose alla Promotrice di Napoli, dove, nel ’64, aveva esordito con le due versioni del dipinto L’avanzarsi della tempesta, Impressioni nelle pianure di Puglia e Una traversata negli Appennini-Ricordo, quadro quest’ultimo che venne acquistato dal re Vittorio Emanuele II per la Reggia di Capodimonte. Fermatosi in Puglia per alcuni mesi, nel ’68 fu di nuovo, salvo periodici rientri in Italia, a Parigi. Qui, dopo aver sottoscritto un vantaggioso contratto con la Maison Goupil e uno con il mercante tedesco Reitlinger, sposò la giovane Léontine Lucile Gruvelle e cominciò a circondarsi delle personalità più in vista della cultura del tempo tra cui Edmond de Goncourt, Dumas figlio, Daudet, Zolà, Degas e Manet. Al ’69 risale il  debutto al Salon con Bosco di Puglia e alcuni quadri in costume alla maniera di Meissonier e Fortuny. Nella primavera del ’70 rivide Cecioni che fu suo ospite per un lungo periodo prima di trasferirsi in rue Lepic; ma fu proprio da alcuni contrasti sorti durante questa stretta convivenza che l’amicizia tra i due entrò in una crisi profonda. Costretto dallo scoppio della guerra franco-prussiana, tornò in Italia dove, dopo aver confermato i noti accordi con Goupil, si trattenne probabilmente per esigenze di mercato prima in Puglia poi in Campania, dipingendo a fianco di Signorini, Rossano e De Gregorio, la serie delle Vedute del Vesuvio, secondo una rinnovata semplificazione cromatica e formale perfettamente in linea con il gusto del tempo. Rientrato a Parigi a metà febbraio del ’73, si dedicò a una pittura d’immediata notazione di costume, attenta ai simboli della modernità, restituendo in opere come Guidando al Bois, Ritorno dalle corse e Che freddo (con il quale si distinse al Salon del ’74) un vivace spaccato della vita della capitale. Su invito di Degas, partecipò, inoltre, con cinque dipinti alla prima Esposizione degli Impressionisti al Boulevard des Capucines, nello studio del fotografo Nadar. Trascorse la primavera e l’estate del’74 a Londra dove ottenne altrettanto successo che in Francia. Da allora, dividendosi tra Parigi, Londra e l’Italia, ebbe modo di affinare sempre più le capacità di acuto osservatore della realtà, concentrandosi soprattutto su alcuni aspetti  della vita metropolitana legati  alla mondanità, all’eleganza, al brulichio di figure colte nei momenti di tempo libero o di svago, così ben rappresentato in Place des Pyramides. Uno dei suoi temi prediletti continuò, però, ad essere quello delle corse e delle passeggiate equestri, amate dagli impressionisti e in particolare da Degas, come attestano oltre che Flirtation, il trittico delle Corse ad Auteuil e i quadri delle Corse a Longchamps. Fu, frattanto, introdotto dall’amico Edmond de Goncourt, con il quale condivise la passione per l’arte giapponese, nel salotto della principessa Matilde Bonaparte, rievocato in un grande quadro dell’83 (Barletta, Museo Civico).

 

 



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