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Casorati Felice

Novara 1883 - Torino 1963

Felice-Casorati-vendita-dipinti-900Attratto dalla musica e dalla pittura fin da giovanissimo, nel 1906 si laureò a Padova alla facoltà di Giurisprudenza. L’anno successivo partecipò con tre opere alla VII Biennale veneziana ottenendo un grande successo con il Ritratto della sorella, accolto molto favorevolmente dalla Commissione Internazionale. Nel 1908 si trasferì a Napoli con tutta la famiglia. Dopo la partecipazione alla IX Biennale di Venezia con Le ereditiere, si trasferì finalmente a Verona riacquistando serenità e, due anni dopo, sempre alla Biennale, presentò  Le signorine. Nel 1913 prese parte alla mostra degli artisti di Ca’ Pesaro con Gino Rossi e Semeghini ai quali era legato dalla medesima volontà d’indipendenza nei confronti dei maestri accademici che dominavano la Biennale. L’anno successivo espose Trasfigurazione, L’Arcobaleno e Via Lattea che fu anche il titolo della rivista stampata in quell’anno a Verona,  della quale Casorati fu redattore con Augusto Calabi, Piero Tedeschi e Umberto Zerbinati. L'idea era di dare vita a un periodico composto solo di poesie e disegni, ma l’esperimento ebbe vita breve e uscirono solo due numeri. Con lo scoppio della prima guerra mondiale l’artista tralasciò la pittura fino al 1918, quando si trasferì definitivamente a Torino. L’anno seguente presentò alla Mostra della Società Promotrice di Belle Arti: Paese, Tiro a bersaglio, Pastore, Case popolari e Scodelle; proseguì poi la sua partecipazione alla rassegna espositiva di Ca’ Pesaro con Le marionette, Giocattoli, Una donna e Le uova. Alla Biennale del 1920 fu profondamente impressionato da un gruppo di opere di Cézanne di proprietà del collezionista fiorentino Egisto Fabbri. Fino al 1930 la sua produzione non conobbe sosta, raggiungendo gli esiti più brillanti della carriera artistica: Fanciulla addormentata (1921, andato distrutto in un incendio nel 1931 nel Palazzo di vetro di Monaco), Meriggio (1922, Trieste, Museo Revoltella), i tre Ritratti della famiglia Gualino (1922-’23), Ritratto della signorina Rigotti (1924, Torino, collezione Righetti), Daphne (1928, Firenze, collezione Ojetti). Gualino gli affidò la progettazione e la decorazione del suo teatrino privato. Pur privo di ogni esperienza in quel campo, l’artista seppe risolvere in modo originale la problematica della creazione di un ambiente suggestivo. Gualino ebbe anche il merito di stimolare nel pittore l'interesse per le arti applicate, incaricandolo di disegnare i mobili per la propria casa (con la collaborazione tecnica dell'architetto Sartoris). In questi vi è un continuo riferimento alla sua opera di pittore, poiché gli elementi sono gli stessi che appaiono nei suoi quadri, con una funzionalità e un senso estetico che anticipa le linee geometriche future. Nel 1935 Casorati ospitò nel proprio studio la Collettiva di Arte Astratta Italiana, alla quale parteciparono, tra gli altri Fontana, Melotti e Licini. I riconoscimenti non mancarono: verso la fine degli anni Trenta vinse il premio per la pittura alla Biennale di Venezia, ricevette il Premio Carnegie a Pittsburg nel 1937, il “Grand prix” a Parigi nel 1938 ed il premio per la pittura alla Biennale di Venezia nel 1942. Nel 1948 fece parte della commissione d'accettazione della sezione italiana della Biennale di Venezia, tenendovi una personale con Ottone Rosai che gli fruttò il premio speciale della Presidenza (1952). Nonostante l’amputazione di una gamba in seguito ad un'embolia, continuò a lavorare e ad esporre, preparando quattro dipinti per una mostra itinerante in Germania e 17 opere per la Biennale di Venezia del 1962. Morì l’anno successivo.

 

 

 




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