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Boldini Giovanni

Ferrara 1842 - Parigi 1931

Giovanni-Boldini-vendita-dipinti-macchiaioliDestinato ad una brillante carriera per il suo temperamento ambizioso, prestissimo cominciò a frequentare, a Ferrara, l’aristocratico salotto della nonna paterna Beatrice Federzoni, entrando in contatto con i rappresentanti più in vista della borghesia della sua città, dei quali eseguì diversi ritratti.
Ricevette, intanto, i primi rudimenti dell’arte dal padre, pittore, copista e restauratore di quadri, prevalentemente di soggetto religioso, dimostrando nel famoso Autoritratto a sedici anni un precoce e spiccato talento. Si perfezionò, poi, nello studio dei pittori-decoratori Gaetano e Gerolamo Domenichini, esercitandosi, presso il Palazzo dei Diamanti, nella copia dagli antichi maestri italiani. Nel ’62, grazie all’esonero dal servizio di leva e ad una modesta eredità ricevuta da uno zio canonico, si trasferì a Firenze dove rimase, salvo alcuni viaggi all’estero e a Ferrara, per circa dieci anni. Qui seguì, con scarso successo, i corsi di Pollastrini e Ussi, insieme a Vinea e Sorbi, all’Accademia di Belle Arti. Entrato in amicizia con tutti i pittori macchiaioli, partecipò assiduamente agli incontri del Caffè Michelangiolo, stringendo un legame particolare con Gordigiani e Banti, di cui, spesso, fu ospite nelle ville di Poggio Adorno, presso Montorsoli, e del “Barone” a Montemurlo. Il giovane pittore ferrarese, scorse nella spontanea simpatia del ricco amico una buona opportunità per consolidare la propria posizione; progressivamente venne introdotto nell’ambiente colto e internazionale del capoluogo toscano, di cui facevano parte Marcellin Desboutin e Walter Falconer, suo futuro committente e mecenate. Dimostrando di aver compreso il talento dei suoi compagni macchiaioli e la portata innovativa della loro ricerca, fece valere, all’interno del gruppo, senza alcun complesso d’inferiorità le sue straordinarie capacità di pittore e, soprattutto, di ritrattista. Frutto di questo fervore creativo e della felice ispirazione del momento sono i ritratti dal “vero” dei componenti della famiglia Banti-Redi - Leonetto bambino, Alaide Banti in abito bianco, Cristiano Banti all’armonium, Cristiano Banti in piedi, Leopolda Redi – e della marchesa Vettori, cui si aggiungono quelli degli amici Leopoldo Pisani, Abbati, Martelli e Fattori, con il quale avrà modo di lavorare, nel ‘67, durante un breve soggiorno a Castiglioncello, dopo il viaggio a Parigi in occasione del Salon. Espose in pubblico, per la prima volta, alla Promotrice fiorentina del ‘66, dando spunto a Signorini di riflettere su come l’immediatezza e la naturalezza dei suoi ritratti fosse perfettamente in linea con l’intento della sperimentazione macchiaiola. Quello stesso anno conobbe, tramite Signorini ed Uzielli, Isabella Robinson, moglie di Walter Falconer, per la quale eseguì, nella piccola sala da pranzo della “Falconiera” a Collegigliato presso Pistoia, alcune pitture murali destinate ad un lungo oblio prima della riscoperta, nel 1938, ad opera della giovane vedova di Boldini, Emilia Cardona che, acquistando la villa, decise di risiedervi. Tra il ‘70 ed il ‘71 trascorse lunghi periodi a Londra dove ritrasse Lord e Lady Cornwallis-West, il duca di York e altri personaggi della nobiltà londinese. La sua aspirazione maggiore, però, fu Parigi dove si trasferì definitivamente alla fine del ‘71. Qui cominciò ad eseguire quadri di genere per i mercanti Goupil e Cram, riscuotendo subito un discreto successo destinato a consolidarsi con le ripetute presenze al Salon dal ‘74, dove presentò Le Lavandaie e il Pont des Saints Pères. Ma è soprattutto nei ritratti della Parigi mondana che riuscì ad impiegare al meglio i propri mezzi espressivi, valendosi sempre più di pennellate vorticose, schizzate e taglienti di “colore continuamente bello e lucido” e accentuando, dopo la conoscenza diretta dell’opera di Frans Hals in occasione del soggiorno olandese del ‘76, il distacco dallo stile manierato di Goupil per assumere una connotazione più libera e sciolta che, però, a causa di un’eccessiva sicurezza, nella produzione degli ultimi anni, talvolta, sembra perdere di spontaneità. Nell’89 si recò, in compagnia dell’amico Degas, in Spagna dove fu fortemente attratto da Goya, dai Velázquez del Prado e dagli affreschi madrileni di Tiepolo. Si infittirono, frattanto, le presenze alle manifestazioni ufficiali: nel ’95 - e poi nelle edizioni del 1903, 1905, 1912 - partecipò alla Biennale di Venezia, mentre nel ’97 espose alla Galleria Wildenstein di New York. Al 1903 risale la brusca interruzione dell’amicizia con Banti a causa di un decisivo ma non mai chiarito episodio all’origine di una svolta nel rapporto sentimentale tra la figlia di quest’ultimo, Alaide, e lo stesso Boldini. Trascorse il periodo della prima guerra mondiale tra Londra e Nizza. Durante la permanenza sulla Costa Azzura fu in compagnia di Lina, una modella inglese che ritrasse più volte. Ormai ottantenne, nel ‘29, sposò a Parigi la giornalista italiana Emilia Cardona, conosciuta durante un’intervista rilasciatale, a seguito di ripetuti tentativi, nel ’26; con lei trascorse gli ultimi anni di vita, nella “casa rossa” di Boulevard Berthier.

 

 






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