Telemaco Signorini

Firenze 1835-1901

Inverno, 1858 ca.

olio su tela, cm 26,5×20,5; firmato in basso a destra: “T. Signorini”.

Storia: Gioacchino Mazzini, Livorno. Bottega d’Arte, Montecatini Terme.

Esposizioni: Reale Galleria dell’Accademia, Onoranze a Telemaco Signorini, Firenze, autunno 1926, n. 14. Gabinetto Vieusseux, 30 Macchiaioli inediti o mai più visti da tempo, a cura di D. Durbé-G. Matteucci, Firenze, 4-29 febbraio 1980, p. 141, n. 6. Villa Forini, Telemaco Signorini 1835-1901, a cura di P. Dini, Montecatini Terme, 11 luglio-11 ottobre 1987, n. 6. Museo del Corso, I Macchiaioli, origine e affermazione della macchia 1856-1870, Roma, 16 maggio-24 settembre 2000, p.53, n. 6.

Gioacchino Mazzini è stato a Livorno, tra le due guerre, collezionista eclettico ed onnivoro, legando il proprio nome soprattutto allo studio del tappeto caucasico, sulla cui cultura e tradizione ha lasciato un testo ancora di riferimento. Non minor interesse ha rivolto alla pittura macchiaiola, documentata dall’importante raccolta, parte della quale donata alla morte  al Museo Giovanni Fattori. Nel nucleo immesso, invece, sul mercato dagli eredi rientrava anche questo prezioso modelletto del noto quadro presentato alle Promotrici di Firenze nel 1858 e nel ‘61.

Lo stesso Mazzini avrebbe inviato alla mostra Retrospettiva allestita nel 1926 alla Galleria dell’Accademia, il proprio dipinto, forse da identificare con il Bosco di Serravezza citato dal pittore tra i Quadri d’invenzione venduti, nel caso specifico all’amico collega Cesare Bartolena,

Testimonianza fondamentale delle prime esperienze di “macchia”, la tela regala all’osservatore una luce tanto limpida e cristallina da accentuare il freddo e il silenzio che pervade la scena. Effetto reso ancor più palpabile dall’immobilità dell’animale in disparte che, nella sua solitudine, concorre a ricreare un’atmosfera di umana poesia.

 


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