Renato Natali (1883 – 1979)
Popolane livornesi. Notturno, 1923 -’25
olio su tavola, cm 38,5×76;  firmato in basso a  destra: “R. Natali
BIBLIOGRAFIA: Ferdinando Donzelli, Renato Natali (1883-1979), Cappelli Editore, Bologna, vol. II, p.77, tav. 71. D. Matteoni, Renato Natali. Un prestigiatore del colore verso le avanguardie, Mauro Pagliai Editore-Edizioni Polistampa, Firenze, 2007 (ripr.).

L’analisi dell’opera di Renato Natali non può prescindere dalla suddivisione delle fasi temporali nelle quali le varie riqualificazioni dialettali, parafrasando Raffaele Monti, scandiscono le stagioni di un lungo percorso la cui resa espressiva muta radicalmente nel tratto e nella tavolozza. E’ all’interno della produzione degli anni ’20 che Natali, nel repertorio di una Livorno tanto amata da Luchino Visconti (il regista vi ambientò, nel 1957, alcune scene delle “Notti bianche”), dà prova di una cifra coloristica internazionale con rimandi alla pittura spagnola da Ribeira, a Goya, sino a Zuloaga. Un realismo di grande suggestione, dove il folklore, per i forti e originali cromatismi, si traduce quasi in un dramma rusticano. Specchio di questa intenso fulgore da peintre de la rue – nessun appellativo poteva essere più azzeccato – è questa Serenata notturna, dove la tradizione locale si fa emozione gioiosa.

 

 

 


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