D’ancona Vito (1825-1884). Biografia. Quadri in vendita.

Pesaro 1825 – Firenze 1884

Vito-DAncona-vendita-dipinti-macchiaioliCresciuto nell’ambiente ricercato e colto che circondava lo zio materno Laudadio Della Ripa, un ricco commerciante di origine ebraica e, seguendo gli insegnamenti dell’incisore Samuele Jesi, dimostrò una certa propensione per la pittura che si sarebbe manifestata appieno solo dopo il trasferimento a Firenze. Qui, frequentando i corsi di Giovanni Bezzuoli, ricevette“il primo latte all’Accademia”.

Alternandosi tra Pisa, ove risiedeva la famiglia, e la dimora fiorentina dei Della Ripa in Via San’Egidio, ebbe  molteplici stimoli culturali.

Nel 1846 esordì con La preghiera, uno “studio dal vero”, come indicato nel catalogo della Promotrice di Firenze. Poco più che ventenne, perseguendo gli ideali risorgimentali, prese parte, insieme a numerosi artisti e intellettuali fiorentini, all’amico de Tivoli e ad altri allievi dell’Accademia, tra cui Ussi e Lega, alla Campagna del’48.

Ritornato a Firenze divise, per breve tempo, con il francese Augusto Arnaud, uno studio in via della Pergola, nelle immediate vicinanze del teatro; partecipò di nuovo alla Promotrice del ‘51 con un accademico Ritratto di Gioacchino Rossini, suo compatriota e amico di famiglia.

Nel ’55 incontrò Signorini e, dopo averlo iniziato a Balzac e ai naturalisti francesi, intraprese con lui un viaggio nei principali centri artistici dell’Italia settentrionale.

Visitò così Bologna, Mantova, Verona, Trieste e Venezia dove studiò “nei musei e nei canali” e si intrattenne in piacevoli discussioni sulla “pittura nuova” al Caffè Florian, con Leighton, Gamba e Abbati.

Rientrato a Firenze espose Il ritorno dal ballo, uno dei primi soggetti di vita contemporanea.  Non abbandonò, però, la ricerca sul tema di storia. In occasione della Prima Esposizione Italiana del ’61 infatti,  si presentò con un dipinto tratto da un episodio della vita di Dante.

Pur essendo premiato, rifiutò il riconoscimento, solidale con un gruppo d’artisti in polemica con la composizione della giuria.

Prese intanto parte sempre più assiduamente alle animate discussioni del Caffè Michelangiolo, facendosi portavoce delle nuove sperimentazioni di “macchia”.

Ai primi anni ’60 risale Portico che, insieme alla Signora in giardino, a Studio di paese e a pochi altri lavori, attesta partecipazione all’esperienza macchiaiola.

Nel ’67 si recò a Parigi, lasciando la sua giovanissima compagna Elvira Caterina Bistondi e la figlia. Qui restò per sette anni frequentando, oltre agli artisti locali, tra cui Corot e Courbert, anche i pittori italiani.

Si dedicò essenzialmente, con quadri quali La finestra sul pomaio, Al pianoforteSignora in conversazione, a temi intimi e domestici legati alla vita agiata della famiglia del fratello presso il quale abitava.

Nel frattempo cominciò a eseguire nudi di donna e raffigurazioni di ciociare, soggetti che non avrebbe mai più abbandonato.

Quando Signorini lo ritrovò, nel ’73, in occasione di un viaggio a Parigi riconobbe ancora in lui un vivo interesse per le novità in campo artistico.Ritornando a Firenze nel ’74, s’impegnò in molteplici battaglie culturali.

Ricordiamo soprattutto  quella tesa ad  impedire il crescente accentramento a Roma della vita artistica italiana.
Nel ’77  all’Esposizione di Napoli ricevette il premio per A porte chiuse:

L’anno successivo le complicazioni della malattia gli impedirono quasi del tutto di lavorare, fino alla morte.

 

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