Guttuso Renato (1912-1987). Biografia. Quadri in vendita.

Renato-Guttuso-autoritrattoRenato Guttuso nacque a Bagheria (Palermo) il 2 gennaio 1912.

Qui frequentò lo studio del pittore naturalista Domenico Quattrociocchi, amico del padre e, a Palermo, quello del futurista Pippo Rizzo.

Terminati gli studi classici, si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza di Palermo.

Prese intanto consistenza l’attività di scrittore d’arte; collaborò, infatti, al “Giornale dell’Arte”.

Nel 1931 l’accettazione di due quadri alla Prima Quadriennale Romana lo spinse ad abbandonare gli studi di giurisprudenza per dedicarsi alla pittura.

Visse in questi anni tra Roma e Milano dove espose nella primavera del ‘32 alla Galleria del Milione.

Intensificò, nel frattempo, l’attività di scrittore d’arte con collaborazioni a riviste quali “Vecchio e Nuovo” di Lecce e “L’Ora” di Palermo.

Nel ‘38, presentato in catalogo dallo scrittore siciliano Nino Savarese, tenne la prima personale alla romana Galleria della Cometa, patrocinata dalla Contessa Letizia Pecci-Blunt.

Fu questo un anno di grande rilievo nella sua attività creativa. Realizzò infatti Fucilazione in campagna esposto poi a Roma all’inizio del 1940.

Nel 1941 la Crocifissione, considerata da subito opera capitale della sua ricerca, fu presentata al IV Premio Bergamo.

Negli anni della guerra conobbe Mimise Dottori, sua futura moglie.

Altra donna fondamentale nella sua vita fu Marta Marzotto: s’incontrarono a Milano nel 1967 e, sebbene entrambi  sposati, la loro relazione durò fino alla morte dell’artista.

Nel 1946 andò a Parigi, dove fece la conoscenza di Pablo Picasso, divenendone amico.

Collaborò con scritti a “L’Unità” e disegnò illustrazioni per Addio alle armi di Hemingway.

Nella primavera del ’49, nelle Acciaierie di Terni dipinse scene con operai metallurgici, altiforni e nature morte meccaniche.

In estate soggiornò in Scilla, iniziando un grande ciclo di paesaggi marini, pescatori e nature morte. L’anno seguente vi si recò nuovamente, in compagnia di Giuseppe Mazzullo, Saro Mirabella e Giovanni Omiccioli.

Si parlò di una “Scuola di Scilla”.

Nell’estate espose alla XXV Biennale di Venezia il grande dipinto realizzato fra il 1949 e il ’50 Occupazione delle terre incolte in Sicilia.

Dedicò ampio impegno al nuovo ciclo di dipinti di Scilla.

Espose questi lavori nell’ottobre del 1951 nella personale dedicatagli  dalla Galleria il Pincio di Roma, e nell’estate dell’anno successivo alla XXVI Biennale di Venezia.

Dal 1953 trascorse lunghi periodi a Velate, in provincia di Varese, dove trovarono ispirazione molti suoi quadri: Tetti di Velate del 1958, Tramonto a Velate del 1960 e, soprattutto, La fuga in Egitto. Nel 1955 partecipò con 9 opere alla Quadriennale di Roma.

Nel 1958 espose alla Aca Gallery e Haller Gallery di New York. Due anni più tardi fu presente alla Biennale di Venezia con una sala personale.

Una mostra antologica gli diede l’opportunità di essere apprezzato anche al Museo Puskin di Mosca e all’Hermitage di Leningrado.

Nel 1966 realizzò il ciclo autobiografico composto da 36 quadri e 62 tra disegni e acquarelli.

Presentò tale  imponente lavoro  un anno più tardi a Darmstadt e poi ad Anversa, Amburgo, Praga e Ferrara.

Nel 1967, ci fu una mostra antologica  a Berlino Est.

Si recò a Parigi nel 1968 dove ritrasse i giovani nelle prime marce di protesta del “maggio francese”.

Tre anni più tardi  la Regione Sicilia curò una mostra antologica nel Palazzo dei Normanni.

Ricevette il Premio Lenin per la pace e divenne senatore della Repubblica nel ‘76. Nel 1985  le mostre di Palazzo Reale a Milano e di Palazzo Comitini a Palermo lo consacrarono definitivamente pittore di fama internazionale.

Morì a Roma il 18 gennaio 1987 lasciando alla città natale molte opere attualmente raccolte nel museo di Villa Cattolica a Bagheria.

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